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Il timore del contagio affonda il pagamento in contanti
La paura spinge verso un uso maggiore delle carte

- di: Diego Minuti
 

Nel marasma determinato dalla pandemia di corona virus uno dei temi maggiormente dibattuti - e non solo nella comunità medica - è relativo a quale ne sia stata l'origine. Non per curiosità, ma solo perché, se si capisce da dove tutto è cominciato, aumentano in modo sensibile le possibilità di trovare una risposta efficace al virus.  In queste settimane se ne sono sentite tante e, visto lo tsunami che si è abbattuto anche sulla ragionevolezza, alcune teorie sono degne di un romanzo splatter, tanto esse sono evidente conseguenza di ignoranza, quando non di malafede o speculazione. Tra le tante cose che sono state dette in questo periodo c'è anche la teoria che attribuisce alle banconote il ruolo di strumento di propagazione del contagio. Ovvero,  se un infettato ha contaminato involontariamente una banconota essa diventa un veicolo di diffusione, attivando un moltiplicatore che porta a numeri infiniti, tanti quanti sono i soggetti che quella stessa banconota potrebbero maneggiare. Non stiamo parlando di bufale che si sono mosse in Paesi di bassa conoscenza scientifica, ma anche di nazioni progredite, anzi ricche. Come il Canada anch'esso (dopo che il corona virus vi si è manifestato costringendo il governo centrale e quelli delle Province ad adottare rigide misure mirate al contenimento del contagio) travolto dalla diceria delle banconote infettate. Tanto che si è scatenato qualcosa che se non è stata isteria di massa, c'è arrivata pericolosamente vicina. Al punto che, tradendo il tradizionale aplomb anglosassone, Bank of Canada (cioè l'istituto centrale del Paese)  si è trovata costretta ad emettere un comunicato ufficiale per smentire questa notizia palesemente infondata (ovviamente veicolata sui social) che però, correndo di bocca in bocca, stava prendendo la forza di una verità rivelata. La gestione delle banconote, ha affermato Bank of Canada, non comporta rischi maggiori rispetto al  contatto con altri superfici, come maniglie delle porte, banconi di esercizi pubblici, corrimano delle scale, sostegni nei mezzi pubblici e così via. Che da qualche anno, nel mondo industrializzato, l'uso della moneta in contanti sia in calo è una evidenza che potrebbe essere ora maggiore, davanti alle paure che il dilagare del corona virus sta determinando. Anche se è sempre difficile fare dei paragoni, quanto sta accadendo in Canada potrebbe essere un segnale anche per l'Italia alle prese con la pandemia e con l'ondata di timori ad essa collegata. Il professor Germain Belzile, docente della scuola di specializzazione di Economia applicata dell'Università di Montreal, sostiene - in una intervista a Radio Canada - che l'ondata di declino nell'uso del denaro è amplificata dal fatto che le persone non vogliono avere consegnate banconote o monete nel timore di contagio, preferendo utilizzare per i pagamenti carte o altri strumenti telematici. Insomma, verrebbe da dire che chi fino ad ora non ha fatto molto ricorso al pagamento elettronico, adotterà nel presente e nel futuro questa possibilità sostanzialmente perché vi è costretto dalle circostanze. D'altra parte in Canada ed anche in alcuni Stati americani ci sono delle catene commerciali che hanno annunciato che non effettueranno transazioni se non con pagamento elettronico. Il progressivo abbandono dei contanti per preferire i pagamenti con strumenti elettronici è ormai un fenomeno inarrestabile, sia per quanto riguarda la percentuale di volume e transazioni. Sempre restando in Canada (ma il trend è lo stesso in tutti i Paesi occidentali, in questa definizione comprendendo quelli più industrializzati) , le cifre sono evidenti. Nell'ultimo rapporto quadriennale di Bank of Canada sui metodi di pagamento, reso noto a fine 2018 e consultabile in rete, si afferma che nel 2017 i pagamenti in contanti rappresentavano il 33% del volume e il 15% delle transazioni. Nel 2013 i pagamenti rappresentavano il 44% del volume e il 23% del valore, mentre nel 2009 si parlava del 54% del volume e del 23% del valore. Nel 2019, peraltro, in Canada il contante, che rappresentava il 21% del volume totale delle transazioni, ha registrato un calo del volume del 40%.E questo calo riguarda anche gli assegni, peraltro in calo sensibile negli ultimi venti anni (nel 2019 sono stati appena il 3,2 per cento delle transazioni, con un crollo del 29 per cento). Ma a che cosa si può attribuire la resistenza del singolo al passaggio dai pagamenti in contanti a quelli elettronici? Alla base di questa scelta c'è spesso il timore che, abbandonando i contanti, i Governi possano esercitare un maggiore controllo sui cittadini, magari quando riterranno necessario tassare la ricchezza, la cui consistenza è possibile ricostruire attraverso la tracciabilità dei pagamenti. Uno scenario di ''grande fratello esattoriale'' che ha ancora vasto seguito e che è ben difficile da demolire.

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