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Escher al palazzo delle arti di Napoli

- di: Claudia Loizzi

Fino al 22 Aprile al Palazzo delle Arti di Napoli, potrete conoscere meglio un artista che ha stravolto il modo di leggere lo spazio, di interpretarlo e di rappresentarlo, suscitando in noi di volta in volta emozione e stupore. La mostra si snoda in diverse sezioni, dagli esordi al suo bel rapporto con l’Italia e la Campania, e ancora l’approdo a nuove tecniche grafiche come la tassellazione, la nuova struttura dello spazio, le metamorfosi e i paradossi geometrici.
Una retrospettiva su tutta la sua vasta opera che lo ha reso amato e noto inizialmente più al vasto pubblico che al mondo dell’arte istituzionale con il quale ha avuto un rapporto difficile. Un paradosso proprio come la sua arte, perché se le sue opere di incisore erano e sono  apprezzate quanto a maestria e tecnica, ancora oggi alcuni critici d’arte lo considerano troppo freddo e cervellotico, a dispetto del suo  grande successo di pubblico. Nel 2008 in una mostra a Vienna sul tema della matematica nell’arte, tra più di 100 artisti non fu esposta neanche un’opera di Escher. Scelta motivata da uno dei curatori dicendo che l’opera di Escher non deve considerarsi arte. Per ottenere qualche riconoscimento Escher dovette aspettare fino agli anni 60, quando oramai anche lui aveva 60 anni.
Gli iniziali ammiratori delle opere di Escher, per contro, provenivano da due ambienti singolari e totalmente differenti tra loro, quello dei matematici e quello degli hippie. I matematici apprezzavano il lavoro di Escher per le sue peculiarità geometriche e infatti molte delle sue opere sono state adoperate per illustrare libri di matematica o geometria.
I matematici, infatti, furono tra i primi a comprare le sue opere e ad appenderle nei propri studi, nelle scuole e nei campus universitari. Da qui è probabile siano state diffuse nei campus universitari della California dove vennero scoperte dal nascente movimento hippie. Gli hippie adoravano le opere di Escher pubblicandole, per altro, senza permesso, rielaborandole con colori lisergici e abbinandole ad altre immagini o scritte. Tale legame, al contrario di quello con i matematici,  era assolutamente non corrisposto dall’artista. Escher era in realtà più seccato dall’uso improprio che da quello non autorizzato delle immagini. C’è da aggiungere che gli hippie, volendo associare i bizzarri mondi Escheriani fatti di dilatazioni e deformazioni spaziali, di schemi e geometrie impossibili alle esperienze psichedeliche che sperimentavano con l’uso di sostanze allucinogene, attribuivano l’uso delle stesse proprio all’artista!
Cosa che non è mai accaduta assolutamente. La sua arte nasceva esclusivamente dalla passione per la geometria e dalla ricerca di nuovi piani spaziali da raffigurare, dalla sua costante ricerca nel trovare nuove tecniche per rappresentare una realtà più onirica che reale.
Il suo lavoro di artista è anche caratterizzato dall’assoluta precisione e accuratezza con la quale eseguiva le sue opere. Una perizia certosina, che non può prescindere dalla sua tecnica. Escher nasceva come grafico, esperto di stampe e intagliatore quindi di una matrice, che già essa stessa può essere considerata opera d’arte. Tra le tecniche da lui usate c’è quella dell’Incisione in rilievo su blocco sopra uno strato di linoleum più morbido, oppure la tecnica di Xilografia su legno più duro, spesso e resistente, che consente maggiori dettagli.  Ne nascono stampe molto suggestive, la cui difficoltà creativa era data anche dal fatto che Escher doveva immaginarsi il disegno al contrario e, ove presenti, anche le lettere dovevano essere incise al contrario. Tra le sue Xilografie più note Altro mondo II e Pozzanghera.
La Litografia è invece una tecnica in cui viene usata la pietra che però non si scava né incide, è più un processo chimico che meccanico in cui viene sfruttata la proprietà dell’acido sulla pietra e delle sostanze oleose e acquose che non si mescolano, per poi far emergere l’immagine. Rispetto alla Xilografia, tale tecnica consente di ottenere maggiori sfumature, tonalità e profondità. Tra le sue mirabili opere Mano con Sfera riflettente e Vincolo d’unione.
La prima sessione della mostra ci conduce alle prime opere giovanili dell’artista che ebbe come maestro Jessurun De Mesquita, dal quale imparò la tecnica di incisione, il rigore per il lavoro e la cultura visiva dell’Art Nouveau. Le prime pubblicazioni in Flor del Pascua e ancora le Emblemata , sulle quali Escher  illustra con sagacia e ironia un motto scritto in latino o in olandese, come in una vignetta moderna. E ancora una serie di Xilografie e Litografie che sottolineano lo speciale rapporto di Escher con l’Italia. Raffigurazioni di luoghi incantevoli di Roma, la costiera amalfitana con Ravello e Atrani, l’Abruzzo e i suoi caratteristici paesi, la Sicilia con il suo tempio di Segesta, e la regione dell’Etna proprio quella stravolta dalla colata lavica che ne aveva modificato il paesaggio conferendo ad esso una natura quasi lunare.
Nella seconda sessione si entra un po’ nel vivo della tecnica di Escher attraverso il suo metodo di tassellazione. Tradizione orientale che l’artista rielabora facendola diventare da puramente geometrica a figurativa, creando delle tassellature molto complesse, di rara bellezza e uniche al mondo.
La terza sessione della mostra è dedicata alla struttura dello spazio: sfere riflettenti, nastri e solidi geometrici. La mano con sfera riflettente è un’opera realizzata nello studio romano di Via Alessandro Poerio 122, con molta autoironia Escher la commentava così: “L’ego (dell’artista) è invariabilmente al centro del suo mondo”. Un’altra pregevole opera è il Planetoide Tetraedrico, in cui Escher esprime tutta la sua genialità nell’l’immaginare un grande asteroide in cui architettura, natura e geometria coesistono fino a fondersi insieme.
Proseguendo il percorso espositivo si giunge alle Metamorfosi, opere con le quali l’artista raggiunge probabilmente l’apice della sua creatività e capacità espressiva. Si tratta di enormi Xilografie rettangolari di quasi 4 metri di lunghezza in cui, partendo da una raffigurazione geometrica o figurativa, si giunge di volta in volta in una successiva, conferendo all’opera una percezione di movimento e mutazione che desta stupore e meraviglia, sembra quasi di essere ipnotizzati da un’opera in divenire.
La sessione più affascinante è sicuramente quella dedicata ai paradossi geometrici. Escher costruisce mondi impossibili, in cui la prospettiva tradizionale viene esasperata. Con un sapiente gioco di prospettiva che Escher chiamava “relatività”, è in grado di far convivere in un unico spazio praticamente tre mondi diversi: lo zenit, il nadir e il punto di fuga all’orizzonte, creando così luoghi bizzarri e surreali che diventano leggibili dalla mente solo se si sceglie uno di questi punti di vista: il sopra, il sotto, mentre destra e sinistra sono intercambiabili a seconda del punto dal quale si vuole guardare
Forse è proprio la capacità ipnotica che hanno le sue opere, a conferire a Escher quella fama di pubblico sin dagli anni ‘70. Infatti anche la cultura musicale ne sembra molto incuriosita, tanto da scegliere per le proprie copertine degli LP molte delle sue opere. Famosa è la scelta dell’artista di concedere l’uso di una sua litografia ai Pink Floyd per la cover di On the run. Non fu ugualmente fortunato Mick Jagger che nel 1969 iniziava con lui una corrispondenza, nella quale con modi gentili e ammirati gli chiedeva di disegnare la copertina del loro nuovo LP Let it Bleed, o più semplicemente il permesso di usare una sua opera come copertina, richieste puntualmente disattese da Escher forse perché non aveva gradito il tono eccessivamente colloquiale tenuto dal cantante nelle lettere, o forse perché davvero già impegnato su molti fronti.
Proprio nell’ultima sessione della mostra si può constatare quanto Escher abbia influenzato anche altri mondi più contemporanei come quello della moda, dei fumetti, e, suo malgrado, quello pubblicitario come lo spot per la Audi nel 2009 o la campagna per IKEA del 2013, fino al cinema: Labyrinth (1986) diretto da Jim Henson, con co-protagonista David Bowie, si ispira in maniera evidente alla litografia Relatività (1953); così come un’opera di Escher appare nella camera del protagonista Donnie nel film culto Donnie Darko (2001). In  Inception (2010) il regista Christopher Nolan omaggia Escher nella descrizione di mondi illusori e virtuali dalle proporzioni impossibili. E ancora la saga di Harry Potter con le scale magiche di Hogwarts che mutano di direzione a loro piacimento.
Maurits Cornelis Escher ci lascia nel 1972. Sono passati 47 anni ed è ancora vero ciò che egli affermava: lo “stupore è il sale della terra” . La sua eredità è proprio nella possibilità di stupirci e meravigliarci anche con un po’ di ironia di fronte ad una sua opera, una finestra sulla scienza, natura, geometria e architettura connesse tra loro e con noi e la nostra capacità contemplativa.

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