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Webuild conquista Riyadh: maxi appalto da 2,8 miliardi per la metro

- di: Jole Rosati
 
Webuild conquista Riyadh: maxi appalto da 2,8 miliardi per la metro
Commessa miliardaria, 8,4 km di linea driverless e cinque stazioni: il consorzio guidato da Webuild entra nel cuore del megaprogetto saudita.

(Foto: Pietro Salini, Ceo di Webuild).

C’è un modo molto concreto per misurare quanto una città stia scommettendo sul futuro: guardare dove scava. A Riyadh la partita si gioca ancora una volta sotto terra — e in parte sopra, su viadotti — perché un consorzio guidato da Webuild ha ottenuto il contratto per l’estensione della Red Line della metropolitana della capitale saudita, uno dei tasselli più pesanti della trasformazione urbana in corso.

Il committente è la Royal Commission for Riyadh City (RCRC). Nel raggruppamento, oltre a Webuild, figurano Larsen & Toubro (L&T, India), Nesma (Arabia Saudita) e Alstom (Francia). Il valore complessivo dell’operazione viene stimato da diverse ricostruzioni intorno a 2,8 miliardi di dollari, una cifra che colloca l’appalto nella categoria delle grandi opere “globali”, quelle che ridisegnano interi pezzi di città.

È un progetto tecnico, certo, ma anche politico-industriale: aggiunge capacità e capillarità a una rete già gigantesca e rafforza la narrazione di una capitale che vuole muoversi in modo diverso. Nelle comunicazioni istituzionali e aziendali il messaggio è netto: “uno dei progetti infrastrutturali più ambiziosi al mondo”. Al di là dell’enfasi, il punto è la scala: qui non si allunga una linea, si consolida un sistema.

L’intervento prevede 8,4 chilometri di nuova tratta driverless (metropolitana senza conducente a bordo). Circa 1,3 km saranno realizzati in viadotto, mentre circa 7,1 km correranno in galleria. Il progetto include cinque stazioni, di cui tre sotterranee, oltre a tutti i sistemi necessari a far funzionare una metro automatica: in particolare il segnalamento e la dotazione tecnologica per sostenere frequenze elevate e standard di sicurezza stringenti. Per lo scavo in sotterraneo è atteso l’impiego di una TBM (la “talpa” meccanica), soluzione tipica quando servono precisione e continuità di avanzamento in ambiente urbano complesso.

Il prolungamento è pensato per integrarsi con l’intero sistema metropolitano cittadino, articolato su sei linee completamente automatizzate. La nuova tratta aggiungerà ulteriori stazioni nell’area della King Saud University e contribuirà a collegare la rete con Diriyah, area chiave nella strategia di sviluppo e valorizzazione culturale e turistica dell’area metropolitana.

La metro di Riyadh ha anche una dimensione di immagine globale: il sistema è stato associato a un primato nel Guinness World Records come metropolitana driverless più lunga al mondo, con una lunghezza complessiva di 176 chilometri. Tradotto: l’infrastruttura è parte del racconto di una capitale che vuole ridurre congestione, accelerare sugli spostamenti e presentarsi come piattaforma urbana moderna.

Per Webuild l’appalto vale come posizionamento industriale dentro un ciclo di lavori che può durare anni. Il gruppo è guidato da Pietro Salini e la presenza nel Regno viene descritta come storica, con prime opere avviate nel 1966. A Riyadh l’azienda segnala anche altri cantieri, tra cui un maxi parcheggio interrato da 10.500 posti auto nell’area di Diriyah. Nel portafoglio saudita vengono citati progetti come il Kingdom Centre e interventi nel settore idrico, inclusa la dissalazione tramite la controllata Fisia Italimpianti.

Il colpo in Arabia arriva a breve distanza da un’altra commessa metropolitana annunciata in Italia: l’aggiudicazione — in consorzio — di un appalto da circa 660 milioni di euro per una prima tratta del Lotto 1 della nuova Linea 10 della metropolitana di Napoli. Anche qui torna la parola chiave driverless, e il progetto viene inserito in un investimento complessivo stimato oltre 3,1 miliardi di euro, con l’obiettivo di rafforzare i collegamenti nell’area nord-orientale e migliorare le connessioni con la rete ferroviaria.

Ora, per addetti ai lavori e mercato, i punti sensibili saranno tre: tempi e fasi di realizzazione (con le interferenze urbane inevitabili), robustezza dei sistemi tecnologici e capacità del consorzio di coordinare componenti internazionali senza perdere efficienza. La presenza di Alstom rafforza la parte “sistemi”, mentre la struttura consortile distribuisce competenze e rischio operativo lungo la filiera.

Nel frattempo Riyadh continua a usare la mobilità come metronomo della sua trasformazione: ridurre traffico, prepararsi a nuove centralità, accompagnare la crescita di residenti e visitatori. Se la metro è la spina dorsale, l’estensione della Red Line è un nuovo tratto di colonna vertebrale: invisibile per gran parte del percorso, ma decisivo per come la città si muoverà negli anni che arrivano.

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