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Università, costi in aumento: per un fuori sede, la spesa arriva a 17.000 euro all'anno

- di: Barbara Bizzarri
 
Università, costi in aumento: per un fuori sede, la spesa arriva a 17.000 euro all'anno

All’aumento generalizzato dei costi, si aggiunge ora anche la situazione drammatica degli studenti universitari, per i quali spesso il costo dello studio diventa insostenibile, in particolare se si tratta di fuori sede. I dati che emergono del report “Universitari al verde”, presentato oggi alla Sala Stampa della Camera dei Deputati da UDU e Federconsumatori, alla presenza di numerosi parlamentari dell’opposizione che sono intervenuti nel dibattito, sono drammatici ed evidenziano come studiare sia ormai un lusso riservato a pochi, specialmente se si decide di farlo lontano dalla propria città di residenza: “Abbiamo aggiornato – dichiara Alessia Polisini, esecutivo nazionale UDU – l’ultimo il nostro report sui costi dell’università in Italia ed è allarmante vedere come i costi medi abbiano avuto un incremento di circa 5mila euro. Analizzando studenti fuorisede, la voce che pesa di più è l’affitto, con una media di 435€ al mese. Seguono i pasti con 412€ e i costi legati a salute e benessere con 190€. Sullo studente pendolare, invece, rileviamo un costo dell’abbonamento mensile medio pari a 53€ al mese”.

Università, costi in aumento: per un fuori sede, la spesa arriva a 17.000 euro all'anno

Mediamente, uno studente spende per tasse universitarie, alloggio, pasti, trasporti (urbani ed extraurbani per chi è pendolare o fuorisede), materiale didattico e digitale, cultura, attività sociali, ricreative, sport e salute 9.379 euro annui se in sede, 10.293 euro annui se pendolare, 17.498 euro annui se fuorisede.

Una situazione evidentemente disagevole soprattutto per gli studenti fuorisede, che spendono mediamente, ogni anno, l’87% in più rispetto agli studenti in sede e il 70% rispetto agli studenti pendolari. A pesare in maniera determinante su tale differenza sono i costi degli alloggi, che ammontano mediamente a 5.220 euro annui (con forti differenze tra Nord e Sud).

“Quello che colpisce, sono le forti differenze territoriali. Non solo tra regione e regione, ma anche tra città e città. Ad esempio, un pasto in mensa costa 5,48€ al Sud che diventano 7,40€ al Centro Italia. Ancora più evidenti sono le differenze sui trasporti ferroviari. Ci sono Regioni virtuose, come l’Emilia-Romagna, l’Umbria, il Lazio, la Campania e la Provincia di Trento, dove l’abbonamento annuale è molto conveniente e vede integrato anche il trasporto pubblico urbano. Le peggiori sono invece Piemonte, Lombardia e Sicilia con una differenza annuale di oltre mille euro, una differenza stratosferica e ingiustificabile. I fuorisede devono poi sborsare ogni anno 600€ per tornare a casa. Abbiamo anche stimato il costo del materiale didattico che varia dai 1930€ per Medicina ai 289€ richiesti a Matematica. Da calcolare anche l’acquisto di computer, su cui si registrano forti rincari”.

Anche Camilla Piredda, Coordinatrice Nazionale dell’UDU (nella foto), è intervenuta nel corso della conferenza stampa: “Da maggio dormiamo in tenda nelle università di tutta Italia e abbiamo ricevuto come risposta una legge di bilancio inutile. Abbiamo anche proposto la legge ‘Chiedimi come sto’ per intervenire sul tema della salute mentale, per il quale stimiamo un costo pari a 1776€ per un percorso semestrale di trattamento psicologico o psicoterapeutico. Non possiamo permetterci dei costi medi che superano i 17mila euro all’anno per ciò che dovrebbe essere un diritto. Il 17 novembre saremo nelle piazze di tutta Italia per chiedere un modello di istruzione diverso, per rimettere al centro i giovani di questo Paese”.

Roberto Giordano, Vicepresidente di Federconsumatori, ha aggiunto che “questi costi proibitivi alimentano non solo le disparità, rendendo gli studi universitari un’opportunità sempre più riservata alle classi medio-alte, ma anche l’abbandono degli studi. Secondo l’ultimo rapporto ANVUR, solo il 28,3% della popolazione tra i 25 e i 34 anni riesce a conseguire un titolo universitario. Il tasso di abbandono è cresciuto raggiungendo il 14,5% nel 2021 ed è facile prevedere che sia destinato ulteriormente a salire, visto il forte incremento dei costi a carico delle famiglie per mantenere uno studente universitario. Le borse di studio stanziate finora non sono sufficienti a garantire l’accesso allo studio alla popolazione scolastica che ne avrebbe diritto: lo testimoniano i dati relativi agli idonei non beneficiari che nel 2022/23 ancora ammontano a 4.974. Mentre i costi crescono, rimane insufficiente il finanziamento del diritto allo studio, vero grande assente della manovra finanziaria”.

Proprio per rivendicare misure reali a sostegno delle famiglie e del futuro del Paese e per riportare al centro i problemi dei giovani e degli studenti, il 17 novembre l’Unione degli Universitari e Federconsumatori scenderanno in piazza, in tutta Italia.

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