Unicredit: Natale in anticipo per Orcel, per lui uno stipendio da 9,75 milioni di euro

- di: Redazione
 
È probabilmente già scattata la catena di solidarietà per l'amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, messo drammaticamente davanti allo spettro della povertà, dopo che il CdA ha deciso che le sue competenze per il 2023 saranno di appena 9,75 milioni di euro.
Sì, avete letto bene: un pugno di lenticchie, il bordo di una fetta di pane abbrustolito, un brodino dove non c'è traccia di carne. La vita continua, verrebbe da dire, anche se Orcel dovrà fare qualche buco nella cintura, per adeguarla al dimagrimento da scarsa alimentazione.

Unicredit: Natale in anticipo per Orcel, per lui uno stipendio da 9,75 milioni di euro

Ma ora finiamola con queste banalità e torniamo a parlare seriamente, pur se la materia, come si dice in casi del genere, è scivolosa e non solo per i meccanismi, le analisi e i ragionamenti che il CdA - sarebbe meglio dire, le sue componenti più forti - ha fatto per arrivare a definire l'entità dello stipendio che sarà proposto ad Orcel.

Secondo quanto anticipa il Sole 24Ore, l'ammontare annuo ipotizzato dal board sarà appunto di 9,75 milioni di euro e su di esso l'assemblea generale dovrà pronunciarsi il 31 marzo. Con ogni probabilità, il voto confermerà la proposta, anche perché l'assemblea si terrà - per volontà del CdA, posto che era sua facoltà deciderlo - in assenza degli azionisti, come se si fosse ancora nel pieno della pandemia.
Comunque, la definizione del ''nummus'' per Orcel è frutto di un compromesso (che mai come in questo caso è una definizione che suona stonata) tra le due lame della forbice che era stata ipotizzata, cioè tra il 20 per cento del minimo dell'attuale retribuzione e il 40 per cento come massimo.

Se ''in medio stat virtus'', il 30 per cento individuato, speriamo in base a principi oggettivi e non di considerazioni da un tanto al chilo, dovrebbe essere di reciproca soddisfazione tra l'Ad e l'Istituto. A questo punto potremmo dire tutto e l'esatto contrario sull'etica che dovrebbe avere permeato la decisione, sulle reali motivazioni che, seppure importanti, non possono essere solo quelle legate agli ottimi risultati conseguiti da Orcel dall'inizio del suo mandato a oggi.
Ma se questi sono i numeri che possono essere posti alla base della proposta delle nuove competenze (dall'aumento del valore del titolo, ai ''guadagni'' per gli azionisti, alla nuova e migliore ricollocazione nell'ambito internazionale), ci sono altre considerazioni che non possono essere sottaciute, sepolte dai dati positivi, a partire dal quadro del Paese, che vive da anni uno stato di crisi economica.

Ci si consenta però una semplice considerazione: l'aumento dello stipendio è stato determinato dal fatto che Orcel ha lavorato bene in generale o solo per i risultati che ha conseguito? Non è una domanda folle, se la si giudica come un'unica faccia della medaglia. Crediamo che Orcel, come tutti quelli che vengono chiamati ad assumere posti di grande responsabilità, si sia posto come obiettivo morale quello di migliorare le situazione, di renderne il suo quadro più positivo rispetto a quello che si è trovato. Che poi questo lavoro porti a risultati buoni è nella logica delle cose. Quindi, ci chiediamo, se Orcel sarà pagato di più per avere portato a casa ottime performance, nel momento in cui Unicredit dovesse andare male (e non ce lo auguriamo), cosa farà l'Istituto? Gli decurterà lo stipendio o, nel caso peggiore, ne deciderà il licenziamento? Forse la seconda ipotesi è la più percorribile, portandosi dietro però la certezza che la ''pratica'' comporterà un pesante esborso, in termine di fine del rapporto, determinato appunto dall'aumento gigantesco deciso in queste ore. Ma i nostri sono forse ragionamenti da bar di ''Guerre stellari'', perché ci sentiamo alieni in un mondo che ha le sue regole, che troppo spesso sono negate, nella loro comprensione, al resto della gente. Noi per primi.
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Italia Informa N°5 - Settembre/Ottobre 2023
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