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TIM corre con Poste: sinergie, governance e rete 5G in una nuova fase

- di: Matteo Borrelli
 
TIM corre con Poste: sinergie, governance e rete 5G in una nuova fase

Il gruppo ridisegna i comitati, prepara il piano industriale e punta su accordi e asset: il mercato scommette su una “stagione” diversa, con Poste Italiane baricentro azionario e la caccia a numeri chiari sulle sinergie.

 

(Foto: Pietro Labriola, AD di Tim).

 A Milano il titolo TIM torna a farsi notare: rialzi sostenuti e quotazioni ai livelli più alti da anni alimentano la sensazione che il gruppo stia entrando in una fase di riassetto più profonda del solito. Il punto non è solo l’andamento in Borsa: sul tavolo c’è un pacchetto di decisioni che mescola governance, nuovo piano industriale e una partita di alleanze operative che potrebbe cambiare il perimetro e la traiettoria del gruppo.

Il passaggio chiave è il nuovo equilibrio azionario: con Poste Italiane primo azionista al 27,32%, TIM archivia una stagione e ne apre un’altra, con il mercato che chiede una cosa precisa: numeri, tempi e meccanismi delle sinergie. Non basta più la parola “integrazione”: gli investitori vogliono capire dove si crea valore, in quali linee di business e con quale impatto sui margini.

Intanto, il cantiere interno procede. Lunedì 19 gennaio 2026 è previsto un consiglio d’amministrazione dedicato anche al riassetto dei comitati endoconsiliari dopo un cambio tra i consiglieri. Nel frattempo, l’amministratore delegato Pietro Labriola e il chief financial officer Piergiorgio Peluso sono chiamati ad allineare il consiglio sugli obiettivi strategici e sulla direzione del piano che verrà.

La road map è scandita da date ravvicinate. Il 28 gennaio 2026 i soci voteranno sulla conversione delle azioni di risparmio: un passaggio tecnico ma centrale per “pulire” la struttura del capitale e rendere più leggibile la fotografia della società. Il 24 febbraio 2026 è invece atteso un consiglio sui risultati preliminari e su un aggiornamento del piano: verosimilmente sarà un momento di messa a punto, mentre la presentazione completa al mercato è attesa più avanti nel 2026, quando alcuni dossier saranno più definiti.

I dossier, infatti, si incastrano tra loro. Da una parte c’è l’accordo di condivisione della rete radio (il cosiddetto RAN sharing) con Fastweb e Vodafone, che mira a ridurre duplicazioni e costi, accelerando la copertura soprattutto nelle aree meno dense. Dall’altra c’è il ridisegno del perimetro, con la finalizzazione della cessione di Sparkle, asset strategico sul fronte dei cavi e della connettività internazionale, che potrebbe incidere su debito, investimenti e flessibilità finanziaria.

Ma l’ossessione del mercato ha un nome e un cognome: sinergie con Poste Italiane. Le stime che circolano nell’ecosistema finanziario parlano di un potenziale compreso tra 1 e 1,2 miliardi di euro nel tempo, anche se la cifra non è stata ufficializzata. Ciò che appare più solido è la direzione: il cuore operativo sarebbe la migrazione di PosteMobile sulla rete mobile di TIM entro la fine del primo semestre 2026, con effetti attesi su volumi wholesale, efficienze e capacità commerciale congiunta.

Non solo telco “puro”. Nell’architettura delle sinergie entrano anche pacchetti commerciali incrociati tra connettività e servizi, e un capitolo ad alto tasso di aspettative: una possibile iniziativa comune su cloud, intelligenza artificiale e servizi digitali per imprese e pubblica amministrazione, con un’enfasi sulla sovranità e sulla gestione dei dati. È qui che la narrazione cambia passo: dall’idea di un accordo tattico si passa a un’ipotesi di piattaforma industriale.

Gli analisti, intanto, provano a mettere ordine. Una lettura ricorrente è che l’impatto quantitativo delle sinergie possa emergere in modo più esplicito tra fine febbraio e i mesi successivi, quando il piano verrà reso più dettagliato. Le ipotesi che girano nei desk includono sinergie ricorrenti sull’EBITDA legate a tre leve: migrazione MVNO, crescita ICT e cross-selling commerciale, con ritorni distribuiti nel tempo e legati alla velocità di esecuzione.

“Il punto non è se ci saranno sinergie, ma quanto velocemente diventeranno cassa e margini visibili” è la sintesi che ricorre tra osservatori e operatori. Perché la partita, per TIM, non è soltanto industriale: è anche reputazionale. Dopo anni di ristrutturazioni e cambi di perimetro, il mercato pretende una storia lineare: obiettivi chiari, cronoprogramma credibile, metriche misurabili.

Il trimestre che si apre, dunque, vale doppio: è una verifica sulla capacità di esecuzione della società e, insieme, un test di fiducia sulla nuova “stagione” con Poste Italiane come perno. Se le sinergie verranno quantificate con chiarezza e i dossier tecnici (rete condivisa, operazioni straordinarie, asset) si incastreranno senza attriti, TIM potrebbe trasformare l’attuale entusiasmo in una traiettoria più stabile. Altrimenti, l’euforia resterà un rimbalzo di mercato. E in questa storia, il mercato non ha mai avuto pazienza.

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