Tim: il governo ''muove'' CDP a tutela di un asset strategico per il Paese

- di: Redazione
 
È cominciata - prendiamo a prestito un riferimento al ciclismo - l'ultima salita per vedere chi scollinerà in vetta, aggiudicandosi il controllo di telecomunicazioni della rete Tim. Una partita in cui il governo vuole diventare protagonista a tutela di un asset strategico per il Paese. La mossa (forse non ancora decisiva per i numeri finali, ma significativa della volontà del governo di evitare che la rete di telecomunicazioni di Tim sia oggetto di una scalata da parte di capitali esteri) è stata affidata a Cassa Depositi e Prestiti che, detentrice del 10 per cento del capitale Tim, ora ha messo sul piatto venti miliardi di euro per fermare il tentativo del fondo americano Kkr, che ha cercato di inserirsi in una situazione affatto chiara.

Tim: il governo ''muove'' CDP a tutela di un asset strategico per il Paese

L'interesse del governo - alla luce della possibilità dell'esecutivo di fare valere la ''golden share'' - di controllare la rete di telecomunicazioni di Tim era da tempo palese, ma mai sino ad oggi si era manifestando facendo muovere, sulla scacchiera della trattativa, CDP con tutto il suo peso. D'altra parte, la posta in gioco è altissima, e non soltanto dal punto di vista economico, visto che la rete Tim rete raggiunge quasi il 90 per cento delle abitazioni del Paese. E il solo pensiero che essa possa passare in mani straniere crea fondate preoccupazioni che non sono solo quelle di profilo economico, ma anche di sicurezza, considerato tutto quello che, ogni secondo, viene veicolato dalla rete in termini di informazioni, non solo quelle di aziende e società, ma anche di semplici cittadini.

Una massa di informazioni la cui tutela e sicurezza è, evidentemente, in cima ai pensieri del governo. Siamo ancora alla fase delle schermaglie, ma il fatto che CDP sia scesa in campo con tanto di richiesta ufficializzata mostra l'intenzione del governo di andare avanti. Cassa Depositi e Prestiti, secondo quello che si sa, ha offerto 18 miliardi di euro, una somma inferiore a quella - 20 milioni - messa sul tavolo dal fondo americano, ma che forse potrebbe ingolosire di più prevedendo una ''massa'' di contante superiore. Mentre ora la parola passa a Tim - che dovrà valutare le due proposte, non limitandosi alla sola parte economica -, l'irruzione nella trattativa di Cassa Depositi e Prestiti, con alle spalle il Ministero dell'Economia, rende ancora più palese che il governo vuole puntare sull'interesse pubblico e quindi andare sino in fondo. Una determinazione che fa il paio con la volontà di Tim di privarsi di un ramo di attività che frena le altre legate alla fornitura di servizi, ma anche per fare cassa e tamponare la situazione debitoria. L'interesse del governo però non è un elemento che spianerà la strada al raggiungimento dell'obiettivo senza problemi. A cominciare dal valore che si vuole attribuire a Tim e che, secondo gli analisti parte da 20 miliardi di euro, una soglia che per il principale azionista (con il 23,75 per cento), il gruppo francese Vivendi, potrebbe ritenere troppo basso, avendo in precedenza indicato in 31 miliardi il suo prezzo migliore.
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