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Social media, la Gen Z a rischio per le sfide legate al cibo

- di: Barbara Bizzarri
 
Social media, la Gen Z a rischio per le sfide legate al cibo
Generazioni nate con lo smartphone in mano per essere sempre connesse con il mondo che le circonda, ma spesso prive di strumenti per controllare il mezzo ed esposte quindi a rischi globalizzati, perché “i giovani non sono fisiologicamente pronti”. Ed è così che migliaia di adolescenti sperimentano sfide social spesso pericolose. "Molte di queste sono legate al cibo", afferma Claudia Mortali, prima ricercatrice del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell'Istituto Superiore di Sanità.

Social media, la Gen Z a rischio per le sfide legate al cibo

L'ultima trovata che spopola da qualche mese online si chiama 'Hot Chip Challenge', ovvero, mangiare una patatina fritta industriale molto piccante, senza bere né cercare ristoro in qualsiasi modo. Una sfida che, secondo quanto segnalato sui social, avrebbe provocato perfino malori e a cui possono accedere i minori, perché il prodotto viene venduto in una confezione a forma di bara anche su Internet.

Le sfide social sul cibo "sono molto diffuse - evidenzia l'esperta -. Ce ne sono tante, anche importate dall'America e da altri Paesi. Sono mode e la globalizzazione in questo è fortissima, basta che i ragazzi vedano il video: il cibo ha sempre un impatto abbastanza forte, perché è la sfida più facile da fare, proprio per la semplicità del materiale su cui si basa. Si può acquistare qualsiasi cosa e apparentemente sembra meno pericolosa che buttarsi da un piano alto dentro una piscina. Magari la finalità iniziale di chi entra in queste sfide è quella di far ridere, si pensa a un disagio momentaneo da poter tenere sotto controllo".

I numeri sulle social challenge citati dalla ricercatrice sono quelli di una "ricerca condotta con il finanziamento delle Politiche antidroga, per indagare sulle dipendenze comportamentali dei ragazzi. La social challenge non è una dipendenza - precisa - ma è un comportamento sicuramente pericoloso, legato a un uso distorto del cellulare e dei social, e molto connesso a comportamenti di dipendenza". Infatti, "più si è a rischio di sviluppare dipendenza e più si fanno queste sfide. Abbiamo notato che tutti coloro che avevano dei comportamenti già problematici rispetto al tema delle dipendenze comportamentali, praticavano le social challenge in misura maggiore rispetto a coetanei che non presentavano questo rischio". Per esempio, "se fra gli 11-13enni, ragazzi delle scuole medie, fa social challenge circa un 7% di chi non rischia, questa percentuale arriva fino al 20-23% fra gli studenti più fragili. Molti di più, dunque".

"Abbiamo anche osservato - prosegue Mortali - che i ragazzi che praticano social challenge corrono il doppio del rischio di diventare dipendenti da social media o videogame, e addirittura il triplo di avere un problema di ritiro sociale". Il fenomeno delle sfide è più diffuso fra gli 11-13enni, mentre sembra leggermente scemare fra i più grandi, nella fascia dai 14 ai 17 anni. "Il fattore imitazione dei pari è molto forte - ribadisce la studiosa - e apre ad azioni che effettivamente possono sfuggire al controllo del singolo e in seguito dei genitori".

Per lo studio sulla Gen Z, sono stati intervistati, nell'autunno 2022, più di 8.700 studenti tra gli 11 e i 17 anni, 3.600 circa delle scuole secondarie di primo grado e 5.100 circa delle secondarie di secondo grado su tutto il territorio nazionale. A livello di distribuzione geografica, "Il Paese risulta spaccato nel livello di gravità dei disturbi: la prevalenza delle varie problematiche è sempre maggiore al Sud e nelle Isole", osserva Mortali: riferendosi sia alle dipendenze che alle social challenge, sottolinea che "è chiaro che bisogna anche ricordare che i ragazzi in queste fasce d'età non sono ancora pienamente consapevoli di quello che fanno. Per avere una maggior capacità di resistere a questi comportamenti e impulsi, bisogna aspettare che il cervello sia pienamente formato e fino a 24 anni circa il lobo prefrontale non ha ancora terminato lo sviluppo. Nel frattempo, gli strumenti che i giovanissimi hanno a disposizione offrono ampie possibilità. Se il gioco in sé è una pratica utile allo sviluppo, il problema è che questa globalizzazione della possibilità di mostrare un gesto apparentemente divertente aumenta il rischio che possano fare cose pericolose".

Sulla ‘Hot Chip Challenge’ è partito un esposto dell'Unione Nazionale Consumatori, inoltrato a ministero della Salute, Nas, ISS e Antitrust. Rispetto al cibo, si deve considerare anche un altro problema, avverte l'esperta: "Gestito in un certo modo, può essere strumento di dipendenza e correlarsi a disturbi alimentari. Si possono innescare tante altre problematiche".

L'invito è quindi rivolto ai genitori: non lasciare i figli troppo soli con i loro smartphone, "e vale non solo per le social challenge. Da monitorare è il tempo che passano con questi strumenti, perché la quantità di tempo è proporzionata al rischio, secondo ciò che vediamo nelle indagini. Ed è tempo sottratto ad attività importanti per la crescita, come anche semplicemente il dormire, lo studio, le relazioni con gli altri, il coltivare altre passioni. Occorre poi, naturalmente, cercare anche di mantenere un rapporto vivo e un colloquio con i propri figli, che permetta di potersi accorgere se qualcosa non va, se stanno facendo qualcosa di pericoloso. Tutto questo ha bisogno di grande attenzione e dobbiamo capire come prevenire l'uso distorto dei cellulari. Possiamo negare il cellulare e la possibilità di creare account prima di una certa età, ma poi, arrivati al momento in cui si accede al mezzo, bisogna insegnare a usarlo bene. Perché i pericoli sono tanti".

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