Rifiuti Roma: no dei 5S al termovalorizzatore, ma quali le loro proposte?

- di: Redazione
 
Il decreto aiuti, deciso dal Consiglio dei Ministri, ha di fatto dato luce verde al progetto del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, di dotare la città di un termovalorizzatore che possa garantire di chiudere positivamente il cerchio sul ciclo dei rifiuti. L'obiettivo che Gualtieri si è posto - realizzare l'impianto, capace di trattare 600 mila tonnellate di rifiuti all'anno - è ambizioso, ma con mille ostacoli, considerati i troppi rivoli in cui si disperdono le pratiche amministrative, partendo dalle autorizzazioni e dai nullaosta per finire ai collaudi. Ma Gualtieri è deciso ad andare avanti, nonostante debba già confrontarsi con l'opposizione soprattutto dei Cinque Stelle, che ritengono il termovalorizzatore un ''tradimento'' delle loro scelte in materia ambientale.

Roma: il M5S dice no al termovalorizzatore

Una situazione che potrebbe entrare in una pericolosa fase di stallo perché i pentastellati sembrano decisi a mettersi per traverso lungo il percorso del progetto, forti anche dell'appoggio di Giuseppe Conte, che pare avere scelto di opporsi a tutto quello che viene dal governo Draghi, rivendicando il suo ruolo di ''leader'' (la definizione è sua) del partito di maggioranza relativa e, quindi, determinante per l'assunzione di qualsiasi decisione.
Una presa di posizione che un paio di considerazioni le merita.

La più scontata è che, se ti schieri contro qualcosa, logica vorrebbe che tu proponga delle alternative, più o meno credibili, ma almeno qualcosa su cui confrontarti. Ecco: al di là di generiche ipotesi, affidate a esponenti di secondo piano del movimento, proposte alternative non ne sono state fatte, lasciando le cose come stanno.
Da un lato un progetto, dall'altro ancora non si sa cosa.

La seconda considerazione è più spiccia, riguardando la cronaca. Perché quando oggi i pentastellati si dicono contrari al progetto di termovalorizzatore lo fanno sulla base di forti convinzioni, con le quali cancellano un dato di fatto: prima di Gualtieri c'era Virginia Raggi che il problema dei rifiuti non l'ha risolto, ma manco affrontato con la decisione necessaria. Perché i rifiuti non sono ''solo'' i mucchi di spazzatura che fioriscono ad ogni angolo di strada (e che nei mesi caldi diventano bombe ecologiche a cielo aperto), ma anche l'alterazione dell'habitat naturale.

Questo ha fatto sì che animali, che mai prima si sarebbero avventurati laddove c'era l'Uomo, oggi banchettano di rifiuti, diventando anche molto aggressivi per difendere il territorio generosamente loro regalato.
Forse la precedente sindacatura, finita com'è finita, è stata dimenticata troppo in fretta, non riuscendo comunque a cancellare i disastri fatti e l'immagine di una Giunta comunale ostaggio di capricci e vicende poco chiare.
Roma non può restare come è oggi, non può impegnare decine di milioni all'anno per spedire i suoi rifiuti la dove impianti all'avanguardia, simili a quello che Gualtieri intende realizzare, li rendono fonte di guadagno.
E' abbastanza deprimente sentire il solito refrain che ci sono soluzioni più rispettose dell'ambiente che non il termovalorizzatore, perché significa che, in modo criminale, altre amministrazioni comunali, dove operano impianti dello stesso tipo, li hanno adottati volendo il male per i loro amministrati.

E non valgono nemmeno a scalfire le granitiche convinzioni portate avanti dai 5S le argomentazioni legate a impianti di ultimissima generazione che abbattono, sino ad azzerarle, le emissioni. Così come non sono nemmeno sufficienti le motivazioni di profilo economico, perché se oggi Roma potrebbe spendere circa 250 euro a tonnellata per i rifiuti mandati ad Amsterdam (per essere trattati da un termovalorizzatore come quello che dovrebbe essere realizzato a Santa Palomba, peraltro in un terreno di proprietà dell'Ama, quindi a costo zero), con un impianto suo ne spenderebbe meno di un terzo.
Ma il ''no'' dei Cinque Stelle resta e, anche se può suonare come una esagerazione, il caso del termovalorizzatore di Roma rischia di essere un casus belli sul piano nazionale, con Giuseppe Conte ad alzare la voce ad ogni occasione, lanciando la campagna elettorale per le politiche del 2023, dove il movimento, di cui orgogliosamente sottolinea la leadership, è destinato ad un drammatico ridimensionamento. Con tanti saluti alla sbandierata condizione di partito di maggioranza relativa.
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