Troppo spazio alla discrezionalità nella norma anti-rave? Forse sì

- di: Diego Minuti
 
Si dice sempre che una legge, qualsiasi legge, non debba essere presa sulla spinta di un evento che reca in sé una forte spinta emozionale. Le stesse modifiche alla legislazione che portarono al varo delle misure di contrasto al terrorismo armato furono decise con una valutazione complessiva del fenomeno e non per un singolo, ancorché efferato, episodio.
Non si tratta solo di buonsenso (l'emozione di oggi potrebbe stemperarsi domani, magari perché sopraffatta da altre emergenze) , ma della necessità assoluta che qualsiasi cambiamento - anche solo modificando un articolo del codice penale - sia efficace e motivato nel momento in cui viene deciso e codificato, ma anche nel tempo. La nuova ''regolamentazione'' - sempre che la materia lo consenta - dei rave apre a qualche interrogativo, non sulla pericolosità che raduni incontrollati possono portare in sé, quanto sul fatto che la formulazione lascia delle zone d'ombra.

Polemiche sulla nuova norma anti-rave

La prima delle quali è la ampia discrezionalità che a forze dell'ordine e a magistratura viene attribuita quando si trovano davanti ad una adunanza non autorizzata e che, potenzialmente, potrebbe essere pericolosa per chi vi prende parte. Certo, una giusta presa di posizione, se parliamo di migliaia di persone che, occupando spazi che non sono loro, mettono a rischio la loro incolumità.
Ma il testo del nuovo articolo del Cp, il 343-bis, appare sin troppo vago, laddove afferma che ''L’invasione per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica consiste nell’invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati, commessa da un numero di persone superiore a cinquanta, allo scopo di organizzare un raduno, quando dallo stesso può derivare un pericolo per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica''.

Una definizione dai confini troppo ampi per essere riconducibile al pur lodevole obiettivo di evitare che la partecipazione a un evento musicale, non autorizzato, sia tramuti in una tragedia. Insomma, come ha commentato qualche insigne giurista, si è ''perimetrata'' una fattispecie, la cui definizione toccherà a chi sarà chiamato a interpretarla.

Dalle opposizioni (ma anche da Forza Italia) la formulazione della norma è stata contestata, sia pure con diversa intensità. Perché, se è chiaro che i rave, che per definizione non hanno controllo - sebbene abbiano una regia che, su di essi lucra: qui l'amore per la musica c'entra ben poco - , sono potenzialmente pericolosi e quindi perseguibili, non lo stesso si dovrebbe fare per altri raduni, magari di matrice politica o di mera protesta. Anche se la norma stessa appare singolare, quando quantifica il numero sanzionabile se supera la soglia di cinquanta partecipanti. Quindi, un mini-rave, non per questo non pericoloso, sfuggirebbe a nuovo articolo del Codice penale.

Non appare oggettivamente realistico pensare che il governo, appena insediato, abbia voluto la norma per ampliarne l'applicazione anche a eventi pubblici, come pure è stato detto, che magari vedano coinvolti studenti oppure operai o ambientalisti, tanto per citare categorie che spesso scelgono la piazza per sostenere le loro ragioni.
Ma l'indeterminatezza della lettera della norma qualche dubbio potrebbe anche indurlo.
Probabilmente se ne è reso conto lo stesso ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, che oggi, intervistato dal Corriere della Sera, ha fatto delle precisazioni che inducono a riflessione.

La prima è che è ''interesse di tutti contrastare i rave illegali. Trovo invece offensivo attribuirci la volontà di intervenire in altri contesti, in cui si esercitano diritti costituzionalmente garantiti a cui la norma chiaramente non fa alcun riferimento. In ogni caso la conversione dei decreti si fa in Parlamento, non sui social. In quella sede ogni proposta sarà esaminata dal governo''. Ovvero, se ne riparlerà in Parlamento, dove la norma potrà essere riformulata per evitare interpretazioni diverse dagli obiettivi del Governo. D'altra parte, ha aggiunto, ''questo governo ha ottenuto un forte mandato elettorale dai cittadini su temi precisi. So cosa devo fare. La tutela della sicurezza è una priorità per la coalizione che ha vinto le scorse elezioni. Occorre agire su più fronti contemporaneamente, rafforzando la presenza delle forze di polizia nelle nostre città ma anche affrontando questioni come il degrado urbano, le fragilità e le marginalità, le difficoltà dei nostri giovani, operando insieme con il mondo della scuola e della cultura''.
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