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Papa Leone XIV rischia di dover pagare le tasse al fisco americano

- di: Marta Giannoni
 
Papa Leone XIV rischia di dover pagare le tasse al fisco americano
Il primo pontefice statunitense apre un caso unico: tra Vaticano e Irs si accende il nodo dei redditi “in natura”.

Un Papa tra due mondi: spirituale e fiscale
L’elezione di Papa Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, ha segnato una svolta storica: per la prima volta, un cittadino statunitense sale al soglio pontificio. Ma con questo primato arriva anche una questione senza precedenti: come conciliare il ruolo di capo della Chiesa cattolica con gli obblighi fiscali imposti dall’Internal Revenue Service (IRS) degli Stati Uniti?

Cittadinanza americana e obblighi fiscali
Negli Stati Uniti, la tassazione si basa sulla cittadinanza, non sulla residenza. Ciò significa che tutti i cittadini americani, indipendentemente da dove vivano, sono tenuti a presentare una dichiarazione dei redditi annuale. Secondo quanto riportato dal Washington Post, Papa Leone XIV, in quanto cittadino statunitense, è soggetto a queste normative, a meno che non rinunci formalmente alla sua cittadinanza. 

I benefici “in natura” del Vaticano
Sebbene il Papa non percepisca uno stipendio fisso, il Vaticano provvede alle sue necessità: alloggio, vitto, trasporti e una modesta indennità personale. Secondo Jared Walczak della Tax Foundation, questi benefici “in natura” potrebbero essere considerati reddito imponibile secondo le leggi fiscali statunitensi. Tuttavia, l’alloggio fornito dal Vaticano potrebbe essere esente da tassazione se considerato essenziale per le funzioni papali. 

Esenzioni e complicazioni
Per l’anno fiscale 2025 i cittadini americani all’estero possono escludere fino a 130.000 dollari di reddito estero. Tuttavia, questa esenzione non si applica al reddito percepito lavorando per un governo straniero, come nel caso del Papa. Ciò implica che Leone XIV potrebbe dover dichiarare e, eventualmente, pagare tasse su parte dei benefici ricevuti dal Vaticano. 

Un precedente senza paragoni
I predecessori di Leone XIV, provenienti da Polonia, Germania e Argentina, non hanno affrontato simili complicazioni, poiché i loro Paesi d’origine non tassano i cittadini residenti all’estero. La situazione attuale rappresenta quindi un territorio inesplorato sia per il Vaticano che per l’IRS. Secondo Walczak, è possibile che l’IRS emetta una comunicazione specifica per chiarire la posizione fiscale del Papa, o che il Congresso intervenga con una legislazione ad hoc. 

Implicazioni per la Santa Sede
Dal 2015, una legge federale statunitense richiede alle istituzioni finanziarie di tutto il mondo di segnalare all’IRS i dettagli dei conti detenuti da clienti americani. Il rapporto annuale 2023 della Banca Vaticana afferma che, per i clienti non residenti in Italia, si applicano i principi del diritto fiscale internazionale, il che significa che ogni cliente deve dichiarare i propri beni e tutti i redditi derivati nel proprio Paese di residenza fiscale, in conformità con le leggi di quel Paese. 

Interrogativi complessi 
La situazione fiscale di Papa Leone XIV solleva interrogativi complessi su come le leggi nazionali si applichino a figure con ruoli unici e sovranazionali. Mentre il mondo osserva, resta da vedere come il Vaticano e le autorità statunitensi affronteranno questa inedita sfida, cercando un equilibrio tra doveri civili e spirituali.

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