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Osteopatia pediatrica

- di: Alessandro Moccia
 
La nascita è un momento molto delicato, unico e meraviglioso. Nel corso di essa, infatti, il neonato comincia da zero a scoprire il mondo esterno attraverso il grembo materno. Durante questo evento, però, il bebè è sottoposto ad enormi stress meccanici. Il tutto comincia quando l’utero spinge il nascituro nel canale vaginale. Il piccolo deve ruotarsi e torcersi mentre viene compresso nelle pelvi. Si tratta di un vero e proprio viaggio, breve ma molto impegnativo, verso il mondo che lo accoglierà. “I tessuti posseggono una loro memoria” e tutto rimane impresso. Per questo è importante iniziare a praticare l’osteopatia nei bambini, perché evita che le disfunzioni si strutturino in essi. Il passaggio della testa del feto, lungo il canale del parto, determina un modellamento delle ossa craniche ed uno stimolo meccanico essenziale per uno sviluppo regolare e di tutto il corpo. Se questo viene a mancare, come in caso di parto cesareo, l’intervento dell’osteopata può rendersi necessario per favorire una crescita più corretta possibile. La pressione subita dal cranio al momento della nascita può rappresentare un fattore determinante per l’ossificazione delle ossa craniche. Inoltre, la compressione che il cranio riceve, nel passaggio dal canale pelvico, può creare irritazioni dei nervi cranici del neonato. In età fetale il bambino possiede una grande malleabilità delle ossa del cranio e, a causa dell’espulsione e delle enormi pressioni cui è sottoposta la testa durante la nascita, questi può subire una deformazione del cranio stesso. Si spiega infatti come, per via di un difficile travaglio ad esempio, molti neonati abbiano una forma un po’ strana del cranio (ad esempio più allungato, piuttosto che il naso più schiacciato, un occhio più chiuso...). Spesso le deformazioni del cranio durante l’espulsione nel tempo vengono riassestate completamente. Talvolta questo processo non si verifica in maniera completa se la nascita è stata difficoltosa, con conseguenti alterazioni di mobilità di alcune ossa craniche, non ancora saldate. Pertanto sussiste la possibilità di sviluppare alcune disfunzioni a carico del sistema visivo e occlusale. I tessuti conservano spesso le asimmetrie delle pressioni e stiramenti subiti. Ogni regione del corpo può essere lesa e a causa dell’interdipendenza, ogni disequilibrio si ripercuote a distanza.Nel parto cesareo, a causa del gioco di pressioni, si possono riscontrare problemi. Vi è una notevole pressione all’interno della pancia ed una invece pressochè assente nell’ambiente esterno. Il feto, durante il passaggio diretto dall’ambiente fetale al mondo esterno, è sottoposto ad una forza come di trazione del cranio in senso trasversale ed una successiva difficoltà di adattamento alle nuove pressioni. In entrambi i tipi di parto, se l’adattamento fisiologico del cranio non avviene correttamente, l’osteopata può intervenire per riequilibrarlo e per permettere una migliore fisiologia, eliminando le disfunzioni ed evitando che queste si possano manifestare in futuro. A seconda della disfunzione cranica presente, nel bambino possono infatti manifestarsi successivamente problematiche specifiche, quali: allergie, asma, faringiti, riniti, sinusiti, otiti, adenoiditi, difficoltà respiratoria che possono essere legate ad un’alterazione del movimento delle ossa del cranio o di una scorretta mobilità del diaframma toracico. La presenza di disturbi del sonno, suzione difficoltosa, rigurgiti, difficoltà a deglutire, agitazione e irritabilità, coliche possono essere legate ad una tensione o compressione delle suture o dei tessuti membranosi intracranici che tendono a creare un’irritazione di strutture nervose alla base del cranio. Le alterazioni a carico della colonna e del sacro possono dare luogo a manifestazioni posturali che si evidenzieranno durante la crescita come scoliosi, dismetrie e dimorfismi degli arti inferiori (ginocchia vare, valghe, alterazioni dell’arco plantare). La presenza di emicranie, cefalee, strabismo, cattive occlusioni possono essere legate a lesioni o tensioni delle membrane intracraniche o cranio-sacral. Molti neonati durante la poppata mostrano un’alimentazione difficoltosa, stancante e causa spesso stress meccanici a cranio, volto e gola. I nervi della lingua s’irritano nella porzione che fuoriesce dalla testa, rendendo così la suzione difficoltosa e dolorosa. Rigurgiti di latte tra le poppate, attacchi di pianto prolungato possono essere causati dall’irritazione del nervo vago che dalla base del cranio va allo stomaco, rendendo difficoltosa la digestione. Oppure lo stesso diaframma (muscolo respiratorio) può essere teso o fissato durante il movimento fisiologico, causando a sua volta difficoltà digestive. Nel torcicollo miogeno si sente spesso dire che l’eziologia è sconosciuta. In realtà nella maggior parte dei casi è provocato dallo schiacciamento di alcuni nervi, in particolare l’undicesimo nervo cranico (Accessorio), nel suo passaggio attraverso il forame giugulare, insieme al nono e decimo nervo, ed alla giugulare. L’osteopatia come può essere d’aiuto? L’Osteopata può intervenire con una leggerissima pressione e dilatazione della sutura che si trova tra l’osso temporale e occipitale, per permettere la miglior fuoriuscita di questo nervo che va ad innervare i muscoli del collo e che quindi può dar luogo a questo dolore, con un risultato immediato. Nei casi di plagiocefalia posizionale l’osteopatia ha un’altissima percentuale di completo successo, e si è rivelata di grande aiuto nei casi di plagiocefalia primaria. Molte sono le metodiche a disposizione di questa scienza, che agisce sempre e comunque attraverso la manipolazione. In ambito pediatrico l’approccio di tipo craniosacrale è il più utilizzato per la sua naturale dolcezza e non invasività ma, consente anche attraverso manovre molto leggere e armoniche, di entrare in contatto col movimento respiratorio primario del bimbo e di consentirne il normale riequilibro nell’intento di ripristinare o stimale la fisiologica dinamica somatica e dei fluidi. Il trattamento è mirato non solo alla correzione articolare, ma ad un lavoro tessutale profondo che spesso arriva anche a toccare l’aspetto emotivo del bimbo e dell’adulto consentendo la liberazione di fissità che se somatiche possiamo assimilarle ad aderenze cicatriziali o infiammatorie o metaboliche, mentre se emozionali, possiamo assimilarle a traumi psicoemotivi.
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