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Osservatorio Cpi: l’indebitamento delle imprese italiane dopo un anno di pandemia, i settori a rischio nel medio termine

- di: Giuseppe Castellini
 
Osservatorio Cpi: l’indebitamento delle imprese italiane dopo un anno di pandemia, i settori a rischio nel medio termine
“In risposta al crollo della redditività causato dalla crisi pandemica, il Governo ha adottato diverse misure volte a sostenere il finanziamento delle imprese, come le garanzie e le moratorie sui prestiti. Nel corso del 2020 l’indebitamento delle imprese è aumentato significativamente, in particolare per i settori più colpiti dalla crisi. Di conseguenza, la situazione patrimoniale per alcuni comparti è notevolmente peggiorata, con rischi per la capacità di investimento e per la solvibilità nel medio termine”.
Lo afferma un Report prodotto dall’Osservatorio conti pubblici italiani, diretto da Carlo Cottarelli (il Report è a firma di Luca Brugnara e Salvatore Liaci).

Dopo aver fatto il quadro delle misure adottate dal Governo e il loro impatto, il Report afferma che, “per effetto delle misure governative e della politica monetaria accomodante della Bce, a differenza di quanto osservato in precedenti recessioni il credito bancario è aumentato durante il 2020 (di 37 miliardi, pari al 5,8 per cento, per le società non finanziarie)”. Rilevando inoltre che, “nel 2020, il ricorso ai prestiti è stato maggiore per le imprese dei settori che hanno registrato i peggiori cash flow e che quindi presentavano maggiori necessità di liquidità”. Per fare alcuni esempi, i prestiti al settore degli alloggi e ristorazione, tra i più colpiti dalle misure di contenimento, sono aumentati di 6 miliardi a fronte di flussi di cassa negativi per oltre 10 miliardi, mentre i prestiti al comparto autoveicoli e dei mezzi di trasporto sono cresciuti di 9 miliardi contro un cash flow negativo di oltre 10 miliardi. Viceversa, il settore delle costruzioni, interessato da una ripresa più rapida, ha registrato flussi di cassa ampi e una riduzione dello stock di prestiti di 6 miliardi.

Alla luce di questi andamenti il Report stima che gli anni di cash flow necessari a ripagare il debito per il settore dei servizi siano raddoppiati tra il 2021 e il 2019. In particolare, per il commercio all’ingrosso si prevede un aumento a 11,5 anni e per l’alloggio e ristorazione a 5,9. Anche nel manifatturiero si stima un raddoppio del rapporto tra debito e cash flow, con il comparto metallurgico che passa da 3,3 (anni) a 8,7.

“L’effetto combinato del calo dei profitti e dell’aumento dell’indebitamento” - afferma l’Osservatorio Cpi - “indebolisce la struttura patrimoniale delle imprese, peggiora il merito creditizio e accresce i rischi di insolvenza. Le imprese italiane si sono dotate di una buona capitalizzazione nell’ultimo decennio, ma ora i rischi a medio termine sono aumentati, in particolare per i settori con le prospettive di redditività più incerte”.

E viene rilevato che, nonostante le misure adottate dal governo a partire da marzo 2020 siano riuscite a limitare i problemi di solvibilità nel breve termine, in futuro saranno necessari degli interventi volti a favorire la patrimonializzazione delle imprese.
In tal senso, Banca d’Italia ha recentemente rilanciato alcune delle proposte suggerite dal Gruppo dei Trenta alla fine del 2020:

1) Incentivare il rafforzamento patrimoniale tramite la raccolta di capitali privati (con strumenti equity e quasi-equity);

2) Favorire la rapidità e l’efficacia dei processi di ristrutturazione del debito per le imprese con prospettive di rilancio, in modo da garantire la continuità delle attività aziendali;

3) Migliorare le procedure per la gestione delle crisi d’impresa.

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