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Università di Palermo, Midiri: “Un sistema universitario siciliano davvero integrato è l’unica strada per crescere”

- di: Redazione
 
Università di Palermo, Midiri: “Un sistema universitario siciliano davvero integrato è l’unica strada per crescere”

Nell’intervista, il Rettore e Presidente del CRUS Massimo Midiri affronta i temi centrali della governance universitaria in Sicilia: la necessità di trasformare gli atenei dell’isola in un sistema realmente integrato; il significato di “sviluppo sostenibile” applicato al contesto accademico siciliano; la “doppia responsabilità” dell’Ateneo palermitano nel coniugare eccellenza e funzione sociale; le strategie per modernizzare la didattica, rafforzare la ricerca e trattenere i talenti; il rapporto con le imprese e con le start-up; la dimensione internazionale e il ruolo del Mediterraneo come piattaforma di cooperazione, inclusione e innovazione.

Università di Palermo, Midiri: “Un sistema universitario siciliano davvero integrato è l’unica strada per crescere”

Rettore Midiri, ora che ha assunto la presidenza del Comitato Regionale Universitario della Sicilia (CRUS), quale sarà la “mossa-lampo” che intende imprimere per far crescere immediatamente la cooperazione tra gli atenei dell’isola?
Assumere la presidenza del CRUS è per me un grande onore e una responsabilità significativa. La priorità è trasformare l’attuale collaborazione tra gli atenei in un vero sistema universitario regionale, coeso e capace di agire in maniera integrata, superando la logica di singole realtà che procedono isolate.
Fondamentale sarà il dialogo con la Regione per coordinare politiche sul diritto allo studio, sulle infrastrutture della ricerca, sul sostegno all’innovazione e sulla valorizzazione dei talenti. Presenteremo proposte condivise per aumentare la competitività nei bandi, favorire la mobilità studentesca e ottimizzare le infrastrutture scientifiche. La mia “mossa-lampo” sarà il potenziamento dei corsi interuniversitari online, soprattutto quelli in grado di generare un impatto concreto sullo sviluppo del territorio.

Lei ha dichiarato di accogliere questo incarico come “un’ulteriore responsabilità per rafforzare l’eccellenza scientifica e culturale e contribuire allo sviluppo sostenibile della nostra Regione”. In concreto, cosa significa per la Sicilia “sviluppo sostenibile” applicato all’università?
Per noi sviluppo sostenibile significa un’università capace di generare valore sociale, culturale ed economico. In Sicilia ciò implica investire nelle competenze per la transizione ecologica, la digitalizzazione, la tutela del territorio e la gestione delle risorse naturali e dei beni culturali.
La ricerca deve affrontare le sfide reali dell’isola - acqua, energia, mobilità, sanità, rischio sismico - e sostenere le imprese innovative. Centrali sono i settori della biodiversità e della zootecnia, che richiedono ricerca avanzata, monitoraggi e nuove strategie di conservazione, creando professioni e opportunità in ambiti quali agroalimentare, ecoturismo, blue economy e biotecnologie.
Sviluppo sostenibile significa anche ridurre le disuguaglianze,
digitalizzare i servizi, rendere i campus più efficienti e rafforzare il dialogo con le istituzioni.

Parla spesso della “doppia responsabilità” dell’Università di Palermo come primo ateneo del Sud in un contesto “sociale e politico molto particolare”. Quali ostacoli ritiene prioritari da affrontare e quali scelte concrete intende mettere in campo per trasformare questa responsabilità in risultati tangibili?

La ‘doppia responsabilità’ dell’Università di Palermo nasce dal dovere di essere un grande ateneo nazionale pur operando in un territorio fragile, in cui i livelli di istruzione, l’abbandono scolastico e la dispersione universitaria rappresentano sfide imponenti.
Le priorità sono tre: migliorare la qualità dell’offerta formativa, trattenere i talenti e rafforzare la funzione sociale dell’università.
Le azioni concrete includono investimenti in residenze e servizi studenteschi, la modernizzazione e flessibilità dei corsi, piani di tutorato avanzato per contrastare il drop-out e un rapporto più strutturato con le scuole. La responsabilità deve tradursi in esiti misurabili: più laureati, più occupazione qualificata, maggiore impatto sul territorio.

Da Rettore e da Presidente del CRUS, come conciliare la spinta verso l’eccellenza della ricerca con la forte vocazione sociale e territoriale di un ateneo del Sud?
Eccellenza e vocazione sociale non sono in contraddizione; nel Mezzogiorno, anzi, coincidono. L’università deve produrre ricerca di alto livello affrontando questioni che hanno ricadute dirette sulla vita delle comunità.
La strategia è duplice: potenziare dipartimenti e centri già fortemente proiettati a livello nazionale e internazionale e, parallelamente, consolidare iniziative che generano inclusione - come l’università diffusa nei quartieri fragili, gli sportelli di orientamento, le attività culturali aperte alla città. L’eccellenza è credibile solo se produce sviluppo, e lo sviluppo è duraturo solo se alimentato da ricerca di qualità.

L’università italiana è spesso percepita come lenta e poco allineata al mercato del lavoro. Qual è la strategia per rendere l’Ateneo di Palermo più agile, competitivo e vicino alle esigenze professionali degli studenti?
Per rendere l’Ateneo più agile e competitivo occorre innovare i processi interni e l’offerta formativa. Stiamo lavorando su percorsi interdisciplinari, lauree professionalizzanti, micro-credenziali e su un dialogo continuo con il tessuto produttivo per aggiornare costantemente i curricula.
I dati ci confermano la bontà della direzione intrapresa: le iscrizioni crescono in modo significativo (+9,3% nelle triennali e nei corsi a ciclo unico, +26,3% nelle magistrali e +82,7% nei Poli di Agrigento, Caltanissetta e Trapani). Grazie al PNRR, i dottorati sono diventati non solo un percorso verso l’accademia, ma veri ponti verso il mondo delle imprese.
L’obiettivo è preparare studenti pronti ad assumere ruoli qualificati senza rinunciare alla solidità culturale. In ambito ingegneristico, ad esempio, la domanda di personale altamente formato nel Sud è elevatissima.

Come intende rafforzare il rapporto tra università e imprese - soprattutto nei settori dell’innovazione, della tecnologia e delle start-up - per contrastare il rischio che i giovani talenti forgiati in Sicilia scelgano di andare via?
Contrastare la fuga dei talenti significa costruire un ecosistema capace di rendere possibile e attrattivo fare ricerca e impresa in Sicilia. Puntiamo a consolidare i rapporti con aziende innovative, creare laboratori congiunti università–impresa e sostenere incubatori e acceleratori per le start-up nate nei dipartimenti.
Vogliamo sviluppare poli tecnologici inter-ateneo e piattaforme per condividere brevetti, competenze e infrastrutture, mettendo al centro giovani ricercatori e imprese ad alta intensità tecnologica.
Un esempio concreto è il Digital Transformation and Technology Transfer HUB, aperto nel campus di viale delle Scienze, pensato per stimolare l’innovazione aziendale e offrire opportunità ai nostri talenti. Tra i partner figurano Bio4Dreams, Bi-Rex, Deloitte, EHT e Materias, attivi nei settori delle Scienze della Vita, dei Big Data, della consulenza, dei materiali avanzati e dell’innovazione armonica.

In uno scenario accademico sempre più globale, quanto conta per Palermo consolidare la dimensione internazionale e quali sono le problematiche?
La dimensione internazionale non è un complemento, ma un requisito essenziale per competere. Per Palermo significa ampliare la mobilità studentesca, attrarre visiting professor, partecipare a reti di ricerca europee e mediterranee, rafforzare i doppî titoli e gli accordi strategici.
Negli ultimi anni abbiamo ampliato gli accordi Erasmus, potenziato le infrastrutture e avviato nuovi percorsi internazionali, facendo della Sicilia un ponte naturale tra Europa, Africa e Medio Oriente.
Nel World University Ranking 2026 di Times Higher Education, UniPa si colloca nella fascia 501–600, migliorando rispetto agli anni precedenti e distinguendosi per qualità della didattica, della ricerca, dell’impatto scientifico, delle relazioni con le imprese e dell’internazionalizzazione. È un segnale chiaro della crescita dell’Ateneo.

Quale ruolo può avere l’Università di Palermo nel promuovere digitalizzazione, inclusione e cooperazione nel Mediterraneo?
L’Università di Palermo può diventare un hub mediterraneo di digitalizzazione, inclusione e cooperazione. Grazie alla sua posizione geografica e alla storica vocazione culturale, dialoghiamo con Paesi interessati a competenze e partenariati nei settori dell’innovazione, dell’energia, dei beni culturali, della salute e della sostenibilità.
Promuoviamo progetti congiunti, master internazionali, attività di capacity building e reti di scambio. La nostra trasformazione digitale può rappresentare un modello per l’area mediterranea, contribuendo alla costruzione di ponti culturali, scientifici ed economici.
In controtendenza rispetto al calo nazionale, gli iscritti stranieri sono cresciuti fino al 27,6%, soprattutto da Tunisia, Libia ed Egitto. I corsi in inglese sono quasi raddoppiati e i programmi a doppio titolo sono aumentati del 36%, mentre gli accordi Erasmus sono cresciuti del 29%.”

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