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Intervista a Solveig Cogliani, Responsabile dell'area giuridica di Vite Senza Paura Onlus

 
Il recentissimo caso Talpis v. Italy in cui la Corte dei diritti dell’uomo ha ritenuto lo Stato italiano responsabile per non aver preso i provvedimenti idonei a far cessare la violenza perpetrata dal marito contro la donna vittima di discriminazione e trattamenti disumani e degradanti nonché per i danni psicologici ai figli che vi avevano assistito, ed il ripetersi incessante di violenze e spesso omicidi nei confronti delle donne impongono un ripensamento attento della legislazione che evidentemente si appalesa inadeguata a tutelare le vittime, in un contesto in cui il fenomeno del femminicidio ormai purtroppo costituisce non un eccezione.

Intervista a Solveig Cogliani, Responsabile area giuridica di Vite Senza Paura Onlus:

No silence code è un’iniziativa di Vite Senza Paura Onlus?
Si è una nostra priorità. Vite senza paura è un’associazione di Uomini e Donne impegnati nel sociale sotto la Presidenza di Maria Grazia Cucinotta, nata per promuovere la tutela dell'essere umano e quindi per perseguire una cultura contro tutte le forme di abuso, morale e fisico e contro ogni sopraffazione. Una delle forme di violenza più diffuse, tragicamente, è la violenza contro le donne. I femminicidi e le molestie contro l'essere femminile si moltiplicano oggigiorno in modo esponenziale e sono alla ribalta delle cronache con una quotidianità che atterrisce. Questi sono il sintomo di una società in declino, rispetto alla quale solo la rete dei soggetti impegnati per il rispetto della vita e della persona e l’unione delle energie positive può vincere.

In cosa consiste?
E’ un progetto complesso che racchiude una proposta di legge per assicurare la tutela alle donne che non hanno la forza di chiedere aiuto e per far sì che non sia troppo tardi. Siamo convinti che il particolare allarme sociale che desta il fenomeno della persecuzione, come definito dall’art. 612 bis c.p. e la deriva drammatica in atti di violenza gravissimi da parte dei persecutori comporti da parte del legislatore un profondo ripensamento. Dunque, non può essere lasciata alla vittima del delitto in argomento la decisione in ordine alla proposizione della querela o meno, proprio in quanto una delle caratteristiche del fenomeno è proprio il condizionamento che il persecutore riesce ad ottenere della volontà della vittima medesima.

Ma la proposta prevede qualcosa di più?

Sì! La costituzione di una rete di Associazioni per così dire ‘certificate’ che assistano le vittime di persecuzione e violenza e che siano presenti sul territorio ed una specifica formazione multidisciplinare. In particolare, mi piace ricordare gli amici dell’Associazione che hanno deciso di mettere a disposizione le proprie forze e la propria esperienza professionale, Silvana Ardovino, Carla Capocasale, Francesca Malatacca, Chiarenza Millemaggi.

Come è avvenuto l’incontro con Artemisia onlus?
Abbiamo incontrato Artemisia Onlus, i suoi operatori e la sua Presidente Maria Stella Giorlandino, ritrovando la medesima necessità di operare a fianco delle fasce più bisognose, nella tutela della persona nel suo insieme, in un approccio in cui il benessere fisico non può prescindere dal contesto economico, sociale e culturale in cui questa vive. E così abbiamo pensato che l’unico modo per far fronte ai fenomeni inquietanti di violenza del mondo in cui viviamo, sia una mobilitazione della società civile, in modo che le vittime non si sentano sole. Tale mobilitazione passa necessariamente attraverso l’unione, una rete di persone e di associazioni qualificate, che mettano a disposizione le proprie professionalità, il proprio tempo, tutte le energie perché un futuro migliore sia davvero possibile.

Quale è stato il vostro impegno durante l’emergenza Covid-19?
Grazie alla sensibilità delle Presidenti Maria Grazia Cucinotta e Maria Stella Giorlandino, il call center di Artemisia onlus 800967510 si è messo immediatamente a disposizione per non lasciare sole le donne che subiscono o rischiano di subire atti di aggressione o di violenza. Abbiamo unito le forze e le professionalità, grazie, ancora, alla generosità della nostra associata la dott.ssa Francesca Malatacca, psicoterapeuta e responsabile dell’area scientifica dell’Associazione Vite Senza Paura Onlus, da lungo tempo, nella sua professione e nella vita, dedicata al tema delle vittime di violenza.

Perché è stato così urgente provvedere?
Perché le disposizioni e le decisioni relative all’emergenza hanno dimenticato, sinora, di prendere in considerazione i più deboli. E se è vero che questa epidemia a messo in luce la verità di tutti i Paesi e le loro carenze, come da qualcuno è stato detto, sicuramente ha evidenziato l’incapacità di una visione complessiva dei problemi. Non voglio addentrarmi nell’affrontare le mille disattenzioni. Solo che – come è evidente ed anche banale - è difficile pensare di abbattere il muro del silenzio, quando si viene chiusi a casa con l’orco, per usare le parole di Vittoria Golinelli, su Leggo, 16 marzo 2020. L’articolo menzionato ha evidenziato che “Da quando è esplosa l'emergenza coronavirus, le denunce per codice rosso, ossia per violenza domestica, stalking o maltrattamenti in famiglia, arrivano con il contagocce nelle procure di mezza Italia. Difficile denunciare una violenza domestica quando tutti sono obbligati a stare sotto lo stesso tetto. A Milano i casi segnalati sono passati da 50 al giorno a sette o otto, ma sono tutti molto gravi. Stesso trend anche in procura a Lodi, da cui dipendono il territorio di Codogno e i primi Comuni lombardi ad essere diventati zona rossa. In flessione anche le denunce a Como e Lecco e nei centri più colpiti dal coronavirus. Firenze, Torino, Trieste, ad esempio. E lo stesso vale per Genova. Ma da quando l'intera Italia è diventata zona protetta, il crollo delle denunce si sta uniformando in tutto il territorio nazionale”. Penso, con orrore, a quante donne si trovano ora totalmente isolate, anche dalle famiglie di provenienza, dalle amiche e sole ad affrontare quella che è un’esperienza difficilissima. Ancora di più ora che le cronache recentissime hanno portato alla luce un omicidio di una giovane donna. E’ di evidenza così sconcertante il fatto che alcuni ‘amori malati’ possano degenerare in situazioni di particolare stress, come il momento che stiamo vivendo, che risulta difficile che non si sia pensato prima a prevenire in qualche modo, modulando l’isolamento. Senza considerare la difficoltà per le donne costantemente costrette alla coabitazione con ‘gli orchi’ di trovare il modo per chiedere aiuto. E penso, ancora, ad un caso segnalato, in cui la vittima che ha chiesto aiuto ha dovuto scontare anche la difficoltà di non potersi recare al pronto soccorso e di far intervenire le forze dell’ordine. Così ha scritto Daniela Lanni, in un articolo pubblicato il 19 marzo scorso: “L’altra faccia del coronavirus, è emergenza violenza sulle donne”. Ritengo che la nostra civiltà, i nostri valori, ciò per cui riteniamo valga la pena di essere vivi non ammetta la sacrificabilità di alcuni.

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