Giorgia Meloni a Bruxelles presenta il nuovo ''modello Italia''

- di: Redazione
 
Con l'esordio europeo, da presidente del Consiglio, per Giorgia Meloni arriva forse il primo vero banco di prova da premier. Non tanto per chi incontrerà (la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola), quanto perché sarò ben difficile per lei continuare nella narrazione che, con il destra-centro in Italia, per l'Europa ''finirà la pacchia''(sue parole). Non perché abbia cambiato idea, ma per il ''solo'' fatto che in questo momento il potere contrattuale dell'Italia è abbastanza leggero.

Giorgia Meloni a Bruxelles presenta il nuovo ''modello Italia''

Non che con Mario Draghi a Palazzo Chigi fosse diverso, ma semplicemente perché la massa dei nostri problemi è talmente vasta e pesante che abbiamo bisogno di dialogare con l'Europa, non certo di creare problemi, anche perché con i fondi del Pnrr da fare arrivare, prima che gestire, c'è poco da scherzare.

Su Facebook, Giorgia Meloni ha comunque voluto ribadire la sua posizione: ''La voce dell’Italia in Europa sarà forte; siamo pronti ad affrontare le grandi questioni, a partire dalla crisi energetica, collaborando per una soluzione tempestiva ed efficace al fine di sostenere famiglie e imprese e mettere un freno alla speculazione''. Affermazioni di principio che il presidente del Consiglio fa bene a ripetere e ribadire, che però forse cozzano con il poco tempo dall'insediamento del governo e, quindi, dall'oggettiva difficoltà a imprimere all'esecutivo quell'impronta che Meloni vuole sia la sua e sua soltanto. Non quindi ad un'Italia subordinata all'Europa, ma per un'operazione del genere, sdoganare il Paese dall'assuefazione all'Ue degli ultimi decenni, ci vuole tempo e non è detto che alla fine tutti gli obiettivi possano essere raggiunti. In ogni caso, l'Italia incasserà oltre sette miliardi di euro, già concordati e che dovrebbero portare sollievo al ''dossier bollette''.

I toni degli incontri sono stati affabili, e guai se non fosse così: Giorgia Meloni è la massima espressione politica di uno dei Paesi cardine dell'Europa e quindi è interesse dei vertici d Bruxelles avviare una collaborazione, non considerando l'ideologia del governo. Che può anche non essere ''gradito'', ma rappresenta la volontà di gran parte degli italiani. E di questo Meloni deve fare tesoro, quando si tratterà - non certo oggi - si sbattere i pugni sul tavolo. Giorgia Meloni, poi, è arrivata a Bruxelles (alla vigilia domani del consiglio dei Ministri) sulle ali di una evidente contrapposizione del Paese con la Germania che ha chiesto, con toni apparentemente concilianti, ma guai a fermarsi alla forza in vicende del genere, di portare soccorso ad una nave - la Humanity 1, battente bandiera tedesca, la nazionalità dell'ong che la finanzia - che chiede un porto sicuro (in Italia...) perché ha a bordo centinaia di disperati, molti dei quali minorenni, raccolti in mare nel Mediterraneo. Senza soffermarsi troppo, questo sembra essere il primo capitolo di una lunga storia.
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