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Perché la Silicon Valley sceglie Trump

- di: Matteo Borrelli
 
Perché la Silicon Valley sceglie Trump
Le big tech voltano le spalle ai Democratici per contrastare le regole europee e americane. Il professor Michele Polo su lavoce.info spiega le ragioni dietro questa scelta.

Il professor Michele Polo (foto), docente ordinario di Economia Politica presso l’Università Bocconi, ha pubblicato un’interessante analisi sull'importante network economico lavoce.info in cui esamina il recente avvicinamento delle big tech all’amministrazione Trump. Come evidenzia il lavoro, questo allineamento non è dettato da una condivisione ideologica con il presidente repubblicano, ma piuttosto da un interesse economico mirato a contrastare i tentativi di regolamentazione sia negli Stati Uniti che, soprattutto, in Europa.

L’avvicinamento tra big tech e Trump

Come afferma il report su lavoce.info, nelle settimane successive all’insediamento di Donald Trump, è emerso un forte legame tra i colossi tecnologici e il nuovo presidente. Un’immagine significativa di questa vicinanza è stata la presenza dei CEO delle principali aziende del settore alla cerimonia di insediamento. Tradizionalmente schierata con i Democratici, la Silicon Valley sembra aver cambiato strategia, e il professor Polo individua una motivazione chiave in questo spostamento: il rifiuto delle rigide regolamentazioni imposte dall’Unione Europea e, in misura crescente, dall’amministrazione Biden.

La regolamentazione europea come nodo cruciale

Come puntualizza il professor Polo, negli ultimi anni l’Unione Europea ha adottato misure sempre più stringenti nei confronti delle big tech, con interventi antitrust mirati a limitare le loro pratiche anticoncorrenziali. Strumenti come il Digital Market Act, il Digital Service Act, il Data Act e l’Artificial Intelligence Act rappresentano una barriera regolatoria che limita il potere di mercato delle aziende tecnologiche statunitensi. Inoltre, come sottolinea il lavoro di Polo, anche l’amministrazione Biden ha iniziato a muoversi in questa direzione, intensificando l’attività della Federal Trade Commission e del Dipartimento di Giustizia con l’apertura di diversi procedimenti contro le big tech.

Un nuovo fronte di scontro tra Stati Uniti ed Europa
Secondo l’analisi del professor Polo su lavoce.info, la prospettiva di un ritorno a un’amministrazione più accomodante nei confronti delle grandi aziende tecnologiche ha spinto queste ultime a supportare Trump, nella speranza che il nuovo governo possa ridurre le pressioni regolatorie. Tuttavia, questo potrebbe portare a un conflitto aperto tra Stati Uniti e Unione Europea, soprattutto sul terreno della regolamentazione antitrust. Come evidenzia lavoce.info, le prime tensioni si sono già manifestate con il tentativo delle big tech di far passare le norme europee come barriere non tariffarie al commercio, una strategia che potrebbe diventare il fulcro di un confronto politico tra le due sponde dell’Atlantico.

Possibili sviluppi futuri
Come sottolinea il professor Polo su lavoce.info, il precedente storico degli interventi delle amministrazioni americane a favore delle proprie aziende nei confronti della Commissione Europea suggerisce che il conflitto potrebbe intensificarsi. Già sotto George W. Bush, ad esempio, l’amministrazione statunitense aveva cercato di influenzare le decisioni europee in materia di concorrenza. Tuttavia, lo stile più aggressivo della nuova amministrazione Trump potrebbe portare a scontri ancora più duri, con ripercussioni significative sul mercato globale e sulle relazioni transatlantiche.
In definitiva, il lavoro del professor Polo su lavoce.info offre una chiave di lettura chiara sulle dinamiche di potere tra politica e tecnologia, evidenziando come la regolamentazione sia destinata a diventare uno dei principali terreni di scontro tra gli Stati Uniti e l’Europa nei prossimi anni.

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