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L'innovazione non chiede permesso

Una visione robusta, una mission chiara.

Questa è Vetrya, acceleratore d’innovazione. 

Intanto la redditività triplica

Presidente Tomassini, il suo recente libro si intitola “L’innovazione non chiede permesso. Costruire il domani digitale” (Franco Angeli Edizioni), è di grande interesse e apre un finestra suggestiva e profonda sul presente e sul futuro, anche immediato. Tra l’altro si evidenzia che, nei prossimi anni, assisteremo in maniera crescente a una sorta di raddoppio della realtà, a un’integrazione sempre più stretta e indistinta tra mondo reale, fisico, concreto, e mondo digitale, virtuale. Vetrya è un’importante realtà imprenditoriale, un gruppo che opera in maniera specializzata in tutti i campi dell’economia digitale, in particolare nello sviluppo dei servizi e soluzioni sui canali di comunicazione e media digitali. Qual è esattamente il posto di Vetrya in questo ‘nuovo mondo’, che è già iniziato?
Mi piace pensare a Vetrya come a una sorta di macchina del tempo: un vero e proprio acceleratore di innovazione. La nostra capacità di interpretare l’innovazione rendendola funzionale alle esigenze dei Clienti è il nostro punto di forza e la nostra caratteristica distintiva. Le nostre soluzioni - non solo nell’ambito dei media, ma in tutto il mondo della comunicazione, dell’informazione, della trasformazione digitale - sono pensate per abilitare il cambiamento esponenziale che le tecnologie più recenti ci fanno presagire, invitandoci a raccogliere la sfida. In questi ultimi anni abbiamo svolto un importante attività di sviluppo dell’offerta, rendendola sempre più vicina alle richieste dei Clienti e di un mercato in profonda trasformazione. Attraverso le rilevanti attività di sperimentazione e innovazione abbiamo ampliato le competenze che si stanno rivelando fondamentali nella proposizione e nello sviluppo di nuovi modelli di business. Investiamo risorse nel miglioramento continuo delle piattaforme già a disposizione dei Clienti per la distribuzione dei contenuti, per i sistemi di pagamento on line, per i sistemi di digital advertising, cloud computing e big data e ci stiamo preparando all’importante sviluppo del mondo dei servizi per il 5G. Questo è il nostro posto.

Lei ha presentato di recente, a Milano, il piano industriale 2018-2023, inquadrato nelle visione e nelle strategie di Vetrya. Ha tracciato percorsi e obiettivi sia a livello nazionale che internazionale. Quali sono i pilastri fondamentali di questo piano industriale? Durante la presentazione, inoltre, ha parlato “di possibili operazioni di acquisizione finalizzate all’integrazione di realtà eccellenti, portatrici di competenze complementari a quelle di Vetrya”. C’è già qualcosa in vista?
Sì, stiamo valutando da tempo alcune opportunità, sulle quali tuttavia non posso essere più preciso. Le posso però dire che il nostro criterio di valutazione primario è quello della coerenza non solo con la nostra missione fondamentale - innovare in maniera dirompente, come first mover del mercato - ma anche con il nostro modo di fare impresa, che coniuga il rapporto speciale con la tecnologia e un modello di welfare aziendale orientato alla crescita olistica: dell’azienda, dei dipendenti, del territorio, del Paese.

Vetrya in questi anni ha dimostrato di saper stare sul mercato, grazie alla capacità di interpretare e anticipare le profonde trasformazioni che la rivoluzione digitale sta portando in tutti i settori della società e di favorire il successo dei clienti introducendo innovazione in tutta la catena del valore. La semestrale 2018 ha visto il fatturato stabile, ma la redditività triplicata. Cosa prevede per il secondo trimestre e quali le prospettive per il prossimo anno?
La ringrazio di questa domanda, perché mi offre l’opportunità di ribadire il fatto che tutte le nostre piattaforme servizi – soprattutto in ambito internazionale – necessitano del tempo prima di poter generare valore. Ecco, il prossimo anno prevedo rilevanti risultati provenienti da servizi e soluzioni lanciate per i Clienti nel corso del 2018. Per il resto stiamo consolidando i risultati già positivi del nostro investimento sulla crescita: tipicamente, si tratta di risultati che diventano maggiormente visibili con periodicità, ma che presuppongono un lavoro costante e alacre di sviluppo. Già nel secondo semestre questo andamento diverrà più evidente: seguirà una nuova fase di consolidamento, che porterà fatturato e redditività a salire. 

Vetrya è un gruppo internazionale leader riconosciuto nello sviluppo di servizi digital, piattaforme cloud computing, soluzioni applicative e servizi broadband e ultra broadband, le cui azioni sono quotate sul Mercato Alternativo del Capitale di Borsa Italiana. Quali, in particolare, i segmenti della vostra attività che reputa più promettenti?
Senza dubbio i servizi di frontiera basati sulla distribuzione video, digital advertising, mobile payment, 5G, blockchain, servizi mobili e fissi per le reti ultra broadband e tecnologie dell’Industria 4.0, con particolare riferimento all’Internet of Things fino all’Intelligenza Artificiale. Penso alle potenzialità dei servizi cognitivi, ma anche all’inedito matrimonio tra passato e presente abilitato dalla famiglia dei sensori, ad esempio in campi come l’agricoltura di precisione. Ci ripromettiamo di rivestire un ruolo da protagonisti nello sviluppo di questi filoni nel nostro paese e non soltanto, sia in termini di innovazioni che saremo in grado di introdurre sul mercato che come contributo alla crescita dell’ecosistema Paese: con l’obiettivo di dire la nostra come italiani anche a livello internazionale. 

Il gruppo vanta collaborazioni con i più importanti operatori di telecomunicazioni del mondo, media company, editori, broadcaster, banche, utilities, manufacturing e consumer products. Può citare, in quest’ambito, qualche ‘case history’ particolarmente significativo?
Abbiamo sviluppato numerosi servizi e progetti per importati Clienti. La rimando al nostro sito istituzionale per vedere chi sono. Gliene potrei citare diversi, ma mi limito a questi esempi: la nostra piattaforma di Digital Asset Management, Eclexia, per la gestione, diffusione e valorizzazione del media catalogue live e on demand che oggi abilita i più grandi gruppi editoriali italiani a erogare servizi multimediali anche in syndication verso properties digitali di terze parti. Oppure, sempre Eclexia, è l’abilitatore di distribuzione video di una multinazionale dell’energia. Ma potrei parlarle anche di Vilast, la nostra soluzione di Digital Signage che per il maggiore player assicurativo italiano ha garantito la gestione, programmazione e distribuzione di contenuti multimediali sui monitor all’interno della nuova sede. Oppure i sistemi di mobile commerce che abilitano i servizi dei più grandi operatori di telecomunicazioni italiane, brasiliane, maltesi, spagnoli… Altro esempio è il sistema di Virtual Reception “Welcome”, basato su servizi cognitivi di intelligenza artificiale, che interfacciandosi con i sistemi di email, calendar aziendali e sistema di controllo accessi, ha automatizzato l’intero processo di gestione dei visitatori per un grandi utility nazionali ed internazionali.

Lei spesso è stato critico con la capacità del ceto dirigente italiano, in particolare della politica, di saper creare l’infrastruttura normativa, e soprattutto di investire sul presente e sul futuro digitale. Quanto siamo indietro su tale fronte rispetto agli altri Paesi sviluppati? Vede segnali che ci permettano di recuperare questo ‘digital divide’?
L’Italia è il Paese più bello del mondo, è anche il paese più “vecchio” al mondo dopo il Giappone. L’età media delle persone che lavorano è di circa 50 anni. Da ciò ne deriva una scarsa capacità di adattarsi alle nuove sfide del digitale. Ciononostante, non mi sono mai iscritto e mai mi iscriverò al partito dei pessimisti di professione, degli ansiogeni, dei catastrofisti che tremano al solo sentir parlare di novità (più per ignoranza, nella maggior parte dei casi, che per altro): resto convinto che fare la differenza sia ancora possibile:  purché la politica prenda atto che l’innovazione va avanti anche se messa fuori legge e si disponga finalmente a  organizzare il sistema Paese in alleanza con i settori più avanzati.

La sede centrale di Vetrya è a Orvieto, non casualmente in via dell’Innovazione. Perché la scelta di impiantare il quartier generale in una città importante, ma comunque periferica rispetto a Roma o Milano? Quali vantaggi comparati offre questa scelta?
La nostra posizione non è affatto casuale. Per sviluppare un progetto imprenditoriale sul digitale servono computer e cervelli. I computer si trovano “al mercato” e i cervelli alle università. Nonostante le enormi difficoltà economiche delle nostre università, i ragazzi che escono sono in gamba e con la voglia di fare, di costruire un mondo migliore. Serve visione, certamente, ma quella non ci manca. Il nostro corporate campus si trova al centro geografico esatto d’Italia (individuato dall’Autorità olandese Kadaster Dutch Land Measurement Authority). Tutt’intorno si estende una terra meravigliosa, ricchissima di arte, di bellezza, di storia (una parte importante della quale è rappresentata dalla civiltà etrusca, come abbiamo di recente raccontato insieme a storici e archeologi in un ciclo di mostre e conferenze con la Fondazione Luca e Katia Tomassini). Qui è decisamente più facile, rispetto ai capoluoghi di provincia o di regione, coltivare un legame vero con il territorio e programmare iniziative per la sua valorizzazione che si traducono infine in valore concreto e misurabile per la stessa azienda: lo dimostra tra l’altro l’attaccamento dei nostri dipendenti alla loro società.

Il multimedia broadband innovation center (Bic) è il centro di eccellenza di Vetrya dedicato allo sviluppo di servizi, soluzioni, applicazioni e piattaforme cloud in grado di supportare il crescente mercato dei servizi broadband. Può fornire qualche particolare su questo centro, che appare cruciale nello sviluppo dei business del gruppo?
Come già detto, l’innovazione tecnologica è alla base dello sviluppo del Gruppo vetrya, che, da sempre, persegue l’obiettivo di promuovere sul mercato soluzioni innovative per garantire ai propri clienti gli strumenti necessari per aumentare flessibilità ed efficienza. Il multimedia broadband innovation center (BIC) è il centro di eccellenza dedicato allo sviluppo di servizi, soluzioni, applicazioni e piattaforme cloud in grado di supportare il crescente mercato dei servizi broadband e ultra broadband. Il BIC aiuta i Clienti a sfruttare a pieno le potenzialità delle reti di telecomunicazioni e a sviluppare servizi, soluzioni end-to-end e applicazioni innovative riguardanti tutte le aree di competenza vetrya.

Lei ha affermato che “la rete, con il suo enorme potere in termini di tecnologie e velocità, è alla base dei principali cambiamenti della società e del modo con cui prodotti e servizi vengono portati sul mercato”. In molti sostengono che siamo solo all’inizio di questa rivoluzione e che nei prossimi decenni la rivoluzione digitale avrà una crescita esponenziale. Crede che, in media, le imprese italiane siano pronte ad accogliere a pieno questa sfida o vede ancora resistenze tenaci? In altre parole, le imprese hanno piena consapevolezza della radicalità dei cambiamenti in atto?
Mi piacerebbe tanto poterle rispondere positivamente, ma temo che non sia affatto così: purtroppo la realtà è diversa e ci parla di timori diffusi, di ansie che si trasformano in immobilità, di diffidenza verso una trasformazione che non era attesa e che non viene compresa né tanto meno cavalcata. Di nuovo, il problema è essenzialmente culturale; devo però dire che a mio parere buona parte della responsabilità è riconducibile all’influenza nefasta di profeti di sventure che hanno distolto l’attenzione dalla crescita possibile e dalle opportunità di sviluppo che si aprono grazie all’innovazione, per richiamarla sull’apocalisse imminente e invitare allo stallo, anzi alla retromarcia. E invece, ammesso che sia possibile tornare indietro, indietro non è mai la direzione dove andare per stare meglio: questo vale a maggior ragione per chi fa impresa.

Presidente Tomassini, chiuda gli occhi e immagini Vetrya tra dieci anni, che, con la velocità attuale delle trasformazioni, sono un tempo molto più breve rispetto al passato. Come la vede? O meglio, come la vorrebbe vedere?
La nostra è un’azienda fatta di giovani. L’età media dei nostri ragazzi e ragazze è di 30 anni. Il 43% sono donne, e questo è molto importante. Il futuro di Vetrya quindi non può che essere radioso, perchè le sue sorti sono affidate a una popolazione di giovani, persone curiose e competenti, sicure e fiduciose, che nel digitale sono nate e cresciute e che non hanno alcuna ragione per nutrire dubbi sulla sua importanza, liberi dal sospetto che ha “inquinato” la percezione anche dei più entusiasti di noi “immigrati” della tecnologia. Vedo quindi, e non ho ragioni per non vederla, un’azienda in piena crescita, aperta e consapevole; un’azienda fondata sulla collaborazione e sulla conoscenza, che sono la migliore garanzia della capacità di discernere, giudicare e scegliere per il meglio. Anche e soprattutto di fronte alla dirompenza dell’innovazione. Perché, “l’innovazione non chiede permesso”.

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