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Greenwashing, l’Europa si arrende: legge ritirata sotto pressioni

- di: Bruno Legni
 
Greenwashing, l’Europa si arrende: legge ritirata sotto pressioni
Italia e Commissione frenano sulla stretta ambientale. L’Europarlamento accusa: “Così si calpesta la democrazia”.

A Bruxelles è esploso il caso Green Claims, la direttiva anti-greenwashing che chiedeva alle aziende di provare scientificamente ogni affermazione ecologica.
Dopo oltre due anni di trattative – avviate nel marzo 2023 – l’ultimo round di trilogo tra Parlamento, Consiglio e Commissione, previsto per il 23 giugno 2025, è stato cancellato, innescando una tempesta istituzionale.

L’intervento della presidenza polacca
Il portavoce della presidenza Ue (attualmente polacca) ha dichiarato: “Stiamo premendo il pulsante pausa… ci sono troppi dubbi e abbiamo bisogno di chiarezza dalla Commissione europea sulle sue intenzioni”. La decisione arriva dopo l’annuncio della Commissione di volersi ritirare dalla proposta.

Commissione: troppe Pmi nel mirino
Venerdì 20 giugno 2025, la Commissione ha spiegato che includere circa 30 milioni di microimprese – pari al 96 % delle aziende Ue – sarebbe un carico amministrativo insostenibile. Il portavoce Maciej Berestecki ha ribadito l’intenzione del ritiro, in linea con la politica di semplificazione regolatoria promossa da Ursula von der Leyen.

Italia: dal sostegno al dietrofront
“L’Italia non ha mai sostenuto la direttiva”, battono le agenzie, e ha ritirato il proprio appoggio, compromettendo la maggioranza nel Consiglio Ue. Roma – tramite Giorgia Meloni – ha aderito alle istanze del Ppe, cambiando gli equilibri e accelerando la crisi del dossier.

Reazione dell’Europarlamento
I co-relatori Sandro Gozi (Renew, FR) e Tiemo Wölken (S&D, DE) hanno bocciato con nettezza la decisione: “Siamo molto vicini a un compromesso… Se c’è bisogno di discutere, si va alla riunione, non si annulla”. Hanno inoltre condannato la Commissione per aver ceduto “alle pressioni di Ppe, Ecr e Patrioti per l’Europa”. Anna Cavazzini e Antonio Decaro (Commissioni IMCO ed ENVI) hanno avvertito di un “pericoloso precedente” che indebolisce il ruolo del Parlamento 

Le incognite sul ritiro

Non è chiaro se il College dei Commissari abbia formalizzato la volontà di ritirare la normativa. La presidenza polacca sembra pronta a riprendere i negoziati solo quando la posizione della Commissione sarà esplicitamente definita.
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Non è una semplice battaglia normativa 
Quella sui Green Claims non è una semplice battaglia normativa: è la fotografia di un’Unione divisa tra strategia green e realpolitik economica. Da una parte, Ppe e microimprese chiedono semplificazione e meno burocrazia; dall’altra, il Parlamento cerca strumenti efficaci per evitare il “marketing verdecloak”. Il ritiro annunciato scuote l’equilibrio Ue, aumentando sospetti: la Commissione ha ceduto di fronte ai conservatori? E l’Italia – terza economia Ue – ha deciso di voltare pagina, compromettendo un dossier cruciale.
Il rischio di un precedente: la Commissione potrebbe così fermare proposte legislative già in fase avanzata, bypassando Parlamento e Consiglio. Il risultato? Le aziende pronte a fare greenwashing ne trarrebbero vantaggio, i consumatori sarebbero lasciati a sé stessi e l’immagine europea – garanzia di veridicità ambientale – uscirebbe ammaccata.
Ora tocca a Commissione e presidenza Ue: rigettare il caos istituzionale o trarre da questo stallo la forza per una nuova, solida intesa. Il calendario prevede il College dei Commissari mercoledì, momento chiave per decidere se far tacere il dossier o rilanciarlo con coraggio. L’orologio scorre, e l’Europa che vogliamo sembra in bilico.

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