Gran Bretagna: in tanti arrivano chiedendo asilo, ma non è emergenza

- di: David Lewis
 
Che la Brexit ci abbia cambiato, più come comunità che come popolo, ce ne accorgiamo da tante cose, piccole e grandi, sulle quali riflettiamo, elaboriamo tesi e teorie, ma che alla fine ci lasciano con i dubbi e le domande di sempre. Una di queste - forse non la principale, ma, credetemi, di quelle che fanno breccia in una certa porzione della nostra società - è legata ad una certa narrazione secondo cui il Regno Unito sia letteralmente preso d'assalto da migliaia di persone che, avendone o meno titolo, cercano comunque di arrivarci. Un fenomeno che è letteralmente esploso, nella percezione della gente, con l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea e, quindi, per le nuove regole per passaporti e altri documenti che autorizzano la circolazione tra Paesi. Per arrivare da noi, quindi, la strada più battuta da chi non proviene da Paesi ''accreditati'' è chiedere d'essere riconosciuto come meritevole d'asilo perché si fugge dal pericolo, vero e temuto. Una strada complessa e non sempre facile, come testimonia la differenza tra i richiedenti asilo e chi lo diventa realmente. E in caso di un ''no'' devono essere espulsi, alla fine di un percorso giudiziario che può però cambiare il primo responso.

Gran Bretagna: in tanti arrivano chiedendo asilo, ma non è emergenza

Oggi qual è la situazione? Non è certo drammatica, nei numeri, come una ventina d'anni, fa quando furono più di 84.000 i richiedenti asilo, provenienti soprattutto Afghanistan, Somalia e Iraq, Paesi devastati dalla guerra. Ma, come tutti i fenomeni demografici, anche quello dei richiedenti asilo subisce oscillazioni. Quindi non deve sorprendere se, distanza di otto anni dal picco del 2002, il numero di chi chiedeva d'essere accolto crollò a meno di 18.000, tornando a salire con la guerra in Siria. Lo scorso anno le domande presentate hanno sfiorato il numero di 49 mila. Un numero che alla fine di quest'anno sarà superato, anche se non clamorosamente. Nei primi mesi del 2022 sono state protocollare 52.400 domande.

Ma questa è la trafila ufficiale, quella ''corretta''. Perché poi c'è l'altra, quella che cerca di aggirare le regole, l'immigrazione illegale, che ha già portato sulle nostre coste oltre 45.000 persone, che realmente a rischio della vita si sono messe in mare, a bordo di imbarcazioni spesso nemmeno degne di questa definizione.
C'è una cosa che deve però fare riflettere, perché testimonia di dinamiche che spesso appaiano poco comprensibili. Come il fatto che quest'anno il numero più alto di richiedenti asilo non arriva da un Paese in guerra o teatro di gravi tensioni - come sono Iran, Iraq, Afghanistan e Siria- , non è giustificato da una dichiarata condizione di perseguitato per motivi politici, religiosi o sessuali. Arriva dall'Albania, da cui sono arrivare più di 15 mila domande. Una cosa sorprendente, alla luce della situazione dell'Albania, che certo non induce a timori per la vita di chi vi abita. Quindi si tratta di una migrazione per motivi economici. Tanto che il governo conservatore ha annunciato un giro di vite per ridurre questi numeri ''made in Albania''.

Ricordando i programmi attivati nel Regno Unito dopo l'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, per accoglierne i profughi, confrontando il numero di domande di asilo ricevute nel 2021, il Regno Unito ha registrato il quarto totale più alto in Europa, con solo Germania, Francia e Spagna che ne hanno ricevute di più. Nel Regno Unito hanno preso decisioni su 22.890 domande presentate per la prima volta e ne hanno accolte 14.690, il 64%. La Francia, con una popolazione numericamente simile a quella del Regno Unito, ha preso 137.015 decisioni, concedendone 33.875, il 25%. La Germania ha preso 132.680 decisioni di asilo, concedendo 59.850 - 45%.
Per quanto riguarda l'attesa media di valutazione delle domande nel 2021, nel Regno Unito è stata di 15,5 mesi; Francia è stata di 8,5 mesi, in Germania di 6,5 mesi e in Austria poco più di 3 mesi.
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