GB: altro che una risorsa, l'intelligenza artificiale manda a casa migliaia di persone

- di: David Lewis
 
Ci sono argomenti che, sin quando li leggi sui giornali e non ti toccano direttamente, hanno solo una piccolissima attenzione. Una cosa che non è legata al gran numero di notizie che vengono proposte, ma ad una specie di assuefazione, come se fossimo tutti consapevoli che quanto accade in giro è ineluttabile.
Poi sotto gli occhi ti trovi la notizia che l'intelligenza artificiale non è più una cosa che interagirà con la nostra vita tra chissà quanto tempo e capisci che il mondo sta cambiando ad una velocità che non immaginavi. Di intelligenza artificiale si parla sempre più spesso e anche per settori della nostra società che si ritenevano di assoluta pertinenza dell'essere umano, come la scrittura creativa. Poi però scopri che, tra i punti alla base dello sciopero degli scrittori e degli sceneggiatori americani, c'è il rifiuto di farsi ''surrogare'' da un pc che, anche se imbottito di conoscenze che dovrebbero appartenere alle dinamiche dell'animo umano, è e resterà sempre una macchina. Ma, ad essere sinceri, sono stati argomenti verso i quali sino ad oggi abbiamo guardato con curiosità, che è cosa ben diversa dall'interesse.

GB: altro che una risorsa, l'intelligenza artificiale manda a casa migliaia di persone

Come le diatribe tra i grandi dell'hi-tech: ci sta che ci siano, ma in fondo sono fatti loro.
Ma quando leggi che le conseguenze dell'ingresso dell'intelligenza artificiale nel nostro quotidiano creerà problemi magari a qualcuno che conosci, quando non a te stesso, significa che il problema ormai ti cammina accanto.
E' questa la reazione che ha innescato leggere che l'operatore di telefonia BT, entro il 2030, manderà a casa fino a 55 mila dipendenti (la maggioranza dei quali nel Regno Unito), molti dei quali saranno sostituiti, nelle loro funzioni, dalla tecnologia generata dall'intelligenza artificiale. Una notizia che ha mandato all'aria, almeno per quello che mi riguarda, l'idea, evidentemente errata, che l'intelligenza artificiale avrebbe aiutato l'uomo nelle sue attività, non che l'avrebbe sostituito. Ma la cosa che, a leggerla, mi ha creato fastidio misto a sgomento è che BT ha detto, forse non avvedendosi dell'enormità del messaggio che ha lanciato, che il ricorso all'AI essenzialmente non è finalizzato a migliorare i servizi, ma ad abbassare i costi.

Quindi, l'organico dell'azienda sarà quasi dimezzato per abbassare il monte delle spese, con tanti saluti al rispetto verso le persone, sacrificato sull'altare del profitto. Poi, vai a leggere quel che dice l'amministratore delegato di BT , Philip Jansen, e capisci che ogni decisione è stata presa nella consapevolezza delle ricadute umane e sociali.
Per Jansen "ogni volta che ottieni nuove tecnologie, puoi conseguire grandi cambiamenti". E sin qui potrebbe anche andare bene. Ma se leggi che, per lui, strumenti di "intelligenza artificiale generativa" come ChatGPT (che possono scrivere saggi, sceneggiature, poesie e risolvere la codifica del computer in modo simile a quello umano) "ci danno fiducia che possiamo andare ancora oltre" un brivido di paura ci corre lungo la schiena.

BT dice che l'intelligenza artificiale renderà i servizi più veloci, migliori e più fluidi. Ma quello che personalmente mi fa orrore è leggere che i cambiamenti non significheranno che i clienti "si sentiranno come se avessero a che fare con dei robot". Cioè, si ufficializza che i clienti dialogheranno con delle macchine e non con un essere umano, dal quale magari cercare una parola di comprensione per i problemi personali. L'annuncio del massiccio taglio di posti di lavoro non è arrivato inatteso, perché il settore tecnologico, in tutto il mondo, dopo la sbornia delle assunzioni nel periodo della pandemia, sta riducendo il numero dei dipendenti. Ma questo in fondo, seppure con il dolore che deve sempre accompagnare la notizia che qualcuno verrà rimandato a casa, è un evento che si può anche accettare. Ma non che vuoi risparmiare, affidandoti a chi è fatto di chip, contatti, fili e null'altro.

Lo stesso sindacato di settore del Regno Unito, la Communications and Workers Union, ha ammesso che l'annuncio di BT non è stato "una sorpresa", dicendo che ''l'introduzione di nuove tecnologie in tutta l'azienda, insieme al completamento dell'infrastruttura in fibra che sostituisce la rete in rame, si tradurrà sempre in una riduzione dei costi del lavoro per l'azienda negli anni a venire". Ma il sindacato ha affermato di volere che BT - che ha reso noto un calo del 12% dei profitti di 1,7 miliardi di sterline per l'anno fino ad aprile - mantenga il maggior numero possibile dei suoi dipendenti principali, con tagli di posti di lavoro provenienti dai subappaltatori "in prima istanza" e attraverso ruoli che non vengono sostituiti man mano che le persone lasciano l'attività.
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