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L'Opinione / lavoce.info: Giustizia lenta, banche a rischio, l’effetto inatteso della riforma del 2012

- di: Jole Rosati
 
L'Opinione / lavoce.info: Giustizia lenta, banche a rischio, l’effetto inatteso della riforma del 2012
La riforma della giustizia del 2012, pensata per rendere più efficienti i tribunali italiani, ha avuto un effetto collaterale imprevisto: l’aumento dei crediti deteriorati nel sistema bancario. A rivelarlo è un’analisi pubblicata sul pregiato network economico lavoce.info da Giulia Canzian, economista applicata esperta in analisi quantitative ed econometriche, specializzata nella valutazione delle politiche attraverso metodi controfattuali.
L’intervento, che ha ridotto il numero dei tribunali da 165 a 140, mirava a razionalizzare le risorse e accelerare i procedimenti. Tuttavia, secondo l’indagine, “il tempo necessario alla chiusura dei procedimenti civili è aumentato mediamente di 39 giorni, pari al +9%”. Un risultato opposto alle intenzioni iniziali, dovuto principalmente all’aggravio di lavoro per i tribunali rimasti attivi senza un rafforzamento adeguato di personale e infrastrutture.
Le ripercussioni non si sono fermate alla giustizia civile. La ricerca evidenzia che “nelle aree interessate dalla riforma, le banche hanno registrato un incremento del 20% nel rapporto tra crediti deteriorati e prestiti totali, pari a 3,5 punti percentuali”. Il rallentamento della giustizia ha reso più difficile il recupero dei crediti, con effetti negativi sull’accesso al credito per imprese e famiglie.
Il legame tra efficienza giudiziaria e stabilità economica, rileva Canzian, emerge con chiarezza. Se i procedimenti si allungano, il rischio di insolvenza cresce e le banche diventano più caute nel concedere prestiti. “Un sistema giudiziario rapido ed efficace è essenziale per la salute del sistema finanziario”, sottolinea lo studio.
Il bilancio della riforma, dunque, appare contrastato. L’obiettivo di migliorare l’efficienza della giustizia era chiaro, ma la mancanza di misure di accompagnamento ha prodotto effetti indesiderati. Per Canzian “la riduzione del numero di tribunali avrebbe dovuto essere affiancata da un investimento nelle risorse umane e tecnologiche”. Senza un intervento strutturale, riforme di questo tipo rischiano di appesantire anziché semplificare il sistema.

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