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Giorgetti chiama l’Europa alla riscossa: “Invertire la fuga dei capitali, rilanciare i mercati”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Giorgetti chiama l’Europa alla riscossa: “Invertire la fuga dei capitali, rilanciare i mercati”
Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, ha scelto la platea del Salone del Risparmio di Milano per tracciare un’analisi cruda ma realistica dello stato del sistema finanziario europeo. In un videocollegamento dall’agenda fitta e dal tono sobrio, Giorgetti ha lanciato un appello: l’Italia, ma più in generale l’intera Europa, deve mostrarsi all’altezza delle sfide che il contesto internazionale impone, smettendo di inseguire il modello americano e iniziando a difendere il proprio spazio di manovra economica. Il punto centrale del suo intervento è stato il deterioramento dei mercati azionari europei, schiacciati tra la bassa competitività e la fuga degli investitori.

Giorgetti chiama l’Europa alla riscossa: “Invertire la fuga dei capitali, rilanciare i mercati”

Secondo il ministro, uno dei principali problemi da affrontare è il deflusso costante di capitali verso giurisdizioni considerate più attraenti. La pressione fiscale, le incertezze normative e le debolezze strutturali stanno rendendo i mercati europei sempre meno competitivi. Giorgetti ha ricordato che le piazze azionarie del vecchio continente sono ormai sottodimensionate rispetto a quelle statunitensi o asiatiche: “Perdiamo valore, aziende e investitori”, ha sottolineato, invocando una riflessione strategica sul ruolo dell’Europa nell’economia globale.

Delisting e venture capital: l’Europa arranca

Un altro tema critico è il fenomeno del delisting, ovvero l’uscita di società quotate dalle Borse. Il trend riguarda anche l’Italia, dove sempre più aziende preferiscono rimanere private, rinunciando alla trasparenza e alla liquidità offerte dal mercato. “Il mercato dei capitali non è più attrattivo – ha detto Giorgetti – e questo è un segnale gravissimo”. A peggiorare il quadro è anche il ritardo del continente nello sviluppo di strumenti di venture capital: i fondi per le startup innovative sono pochi, frammentati e spesso privi della massa critica per fare la differenza. Il risultato è che molti imprenditori, soprattutto nel settore tecnologico, guardano altrove per crescere.

Una sfida culturale prima ancora che economica

Per Giorgetti, il problema non è soltanto tecnico o normativo, ma culturale. Serve una nuova consapevolezza del ruolo strategico della finanza nella costruzione del futuro industriale del Paese. Il ministro ha invitato a non demonizzare il profitto o la logica di mercato: “In un mondo in cui chi ha risorse le mobilita rapidamente, restare fermi significa essere superati”. Da qui l’appello a cambiare mentalità: investire deve tornare a essere un atto di fiducia, non un rischio da evitare.

L’Italia come laboratorio di riforma, ma serve l’Europa

Nel suo intervento, Giorgetti ha voluto anche rivendicare le riforme messe in campo dal governo italiano per migliorare l’accesso al mercato dei capitali, come il rilancio di Piazza Affari, l’incentivazione dei PIR e l’introduzione di strumenti per attrarre investimenti esteri. Tuttavia, ha ammesso che l’Italia da sola non può bastare: “Senza un’azione corale a livello europeo – ha detto – continueremo a giocare in difesa”. L’invito è rivolto ai partner europei, alla Commissione e alla BCE: creare un ecosistema normativo e fiscale che premi chi investe in Europa.

Lo scenario globale e il rischio marginalizzazione

Lo sfondo del discorso è quello di un mondo in cui la finanza è sempre più geopolitica. I grandi fondi sovrani, le piattaforme tech, i colossi dell’energia stanno ridefinendo le regole del gioco. In questo scenario, l’Europa rischia di rimanere ai margini se non riesce a sviluppare una strategia unitaria. Giorgetti ha evocato il rischio concreto che il vecchio continente diventi un “luogo dove si consuma, ma non si produce valore”, e dove le imprese più dinamiche trovano successo solo varcando i confini.

Un messaggio anche alla classe dirigente


Infine, Giorgetti ha indirizzato un messaggio alla classe dirigente, politica e imprenditoriale. Il ministro ha chiesto un cambio di passo nei processi decisionali, più coraggio nell’aprire i mercati e maggiore responsabilità nell’allocazione delle risorse. Ha invitato a guardare al futuro con lucidità, senza cedere alla retorica del declino, ma riconoscendo le fragilità esistenti. “La sfida non è solo economica – ha concluso – ma di visione: dobbiamo decidere se essere protagonisti o spettatori del cambiamento”.
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