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Geoeconomia, guerra dei porti: India e Cina si contendono l’oceano del futuro

- di: Bruno Coletta
 
Geoeconomia, guerra dei porti: India e Cina si contendono l’oceano del futuro
La competizione per il controllo delle infrastrutture marittime ridefinisce il commercio globale e gli equilibri strategici. Italia in gioco con l’IMEC.

L’Oceano Indiano è diventato il campo di battaglia di una guerra silenziosa ma decisiva per il futuro degli scambi globali. Le superpotenze regionali, India e Cina, stanno investendo miliardi nel controllo delle infrastrutture portuali strategiche, mentre attori emergenti e potenze occidentali cercano di inserirsi in questa partita complessa.
Il Centro Studi Internazionali (CeSI), diretto dal prof. Andrea Margelletti (nella foto), ha analizzato questa competizione nel suo ultimo rapporto firmato da Di Marco Di Liddo, Tiziano Marino, Emmanuele Panero, Alexandru Fordea e Andrea Russo.Se il XXI secolo sarà dominato dall’Asia, il controllo dell’Oceano Indiano ne rappresenterà l’architrave strategico” si legge nel documento. Il report sottolinea come il destino del commercio globale dipenda sempre più dalle rotte marittime che collegano Africa, Medio Oriente e Asia.

Il duello tra India e Cina: due strategie opposte
L’India, con il suo ambizioso India-Middle East-Europe Corridor (IMEC), punta a sviluppare infrastrutture portuali capaci di competere con la Belt and Road Initiative (BRI) cinese. Un esempio è il nuovo porto in costruzione a Galathea Bay, nelle isole Andamane e Nicobare, che secondo il CeSI “diventerà un hub strategico per il controllo dello Stretto di Malacca, riducendo la dipendenza dai porti stranieri”.
Dal canto suo, Pechino ha consolidato la sua presenza con investimenti in porti chiave come Gwadar (Pakistan), Hambantota (Sri Lanka) e Doraleh (Gibuti). “La Cina sta costruendo un’infrastruttura di connettività marittima che le permetterà di aggirare i punti critici come lo Stretto di Malacca e aumentare la sua proiezione strategica” afferma il report.
Il rischio di una crescente militarizzazione di questi porti è una delle preoccupazioni principali. “Il nodo centrale è che questi investimenti cinesi non sono solo economici, ma hanno un forte risvolto strategico e militare” sostiene il Centro del prof. Margelletti .

Il ruolo degli attori emergenti: il Medio Oriente e l’Africa orientale
Non sono solo India e Cina a contendersi la supremazia marittima. Potenze regionali come gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita stanno rafforzando la loro influenza. Dubai Ports World (DP World) ha investito nel porto di Berbera, mentre l’Oman ha siglato accordi con l’India per lo sviluppo di Duqm, che potrebbe diventare un nuovo snodo commerciale centrale.
Anche l’Africa orientale è coinvolta. “Kenya e Tanzania sono al centro di un’aspra competizione per diventare il principale hub logistico della regione”, si legge nel rapporto del CeSI. Il governo indiano ha già investito nel porto di Mongla (Bangladesh) e in Sittwe (Myanmar), nonostante le turbolenze politiche interne.

La risposta dell’Occidente: l’Italia tra IMEC e nuove opportunità
Gli Stati Uniti e l’Unione Europea cercano di contrastare l’avanzata cinese con strategie di contenimento. Washington ha intensificato la collaborazione con l’India all’interno del Quad (Quadrilateral Security Dialogue).
L’Italia, dal canto suo, ha un ruolo chiave nell’IMEC, con il porto di Trieste individuato come possibile terminale occidentale. “L’IMEC è un’opportunità strategica per rafforzare i legami commerciali con l’Asia, riducendo la dipendenza dalle rotte controllate da Pechino”, ha dichiarato il Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.
Tuttavia, la decisione del governo italiano di non rinnovare il memorandum d’intesa con la Belt and Road Initiative (BRI) cinese nel 2023 potrebbe avere ripercussioni. “Dobbiamo valutare con attenzione il nostro ruolo in questa competizione strategica”, afferma il report del CeSI.

Quale futuro per l’Oceano Indiano?
La guerra dei porti è solo all’inizio. La crescente militarizzazione e la competizione tra le grandi potenze potrebbero sfociare in tensioni geopolitiche sempre più acute. “Il controllo delle vie marittime non è solo una questione economica, ma determinerà gli equilibri di potere globali per i prossimi decenni” conclude il CeSI.
In un mondo sempre più interconnesso, chi controllerà l’Oceano Indiano avrà nelle proprie mani il futuro del commercio globale.

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