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Cile 2025: otto candidati in gara, tra comunismo e destra in ascesa

- di: Matteo Borrelli
 
Cile 2025: otto candidati in gara, tra comunismo e destra in ascesa
Elezioni Cile 2025: Jara sorprende la sinistra, Kast avanti
Jara sorprende la sinistra con la sua vittoria alle primarie, mentre Kast guida i sondaggi: la scena elettorale cilena s’incendia.

Un quadro vivace e in piena trasformazione

La scena politica cilena è in fermento in vista delle elezioni presidenziali del 16 novembre 2025, con 8 candidati ufficialmente in corsa.

I contendenti: un ventaglio di profili e strategie

  • Jeannette Jara (Partito Comunista, coalizione “Unidad para Chile”)

    • Vincitrice delle primarie di coalizione del 29 giugno 2025, con oltre il 60% dei voti, superando Carolina Tohá (~28%).

    • Ex ministra del Lavoro, è simbolo delle riforme Boric come la settimana lavorativa a 40 ore, mantenendo però distanze da regimi autoritari e promuovendo una democrazia solida.

    • Propone un programma basato su crescita economica, riduzione delle disuguaglianze e sicurezza pragmatica, senza cedimenti a toni populisti.

  • José Antonio Kast (Repubblicano, destra radicale)

    • Restauratore della destra “dura”, è in testa nei sondaggi con circa 24–29% delle preferenze.

  • Evelyn Matthei (UDI, destra moderata/tradizionale)

    • Terza nelle intenzioni di voto, con circa 14%.

  • Franco Parisi (Partito del Popolo, populista)

    • Rilevante competitore che fa leva su mezzi digitali, attorno al 10–12%.

  • Johannes Kaiser (Partito Libertario Nazionale, estrema destra)

    • Tra gli outsider con circa 7–8%, ma potenzialmente in ascesa.

  • Altri candidati (solo 1% o meno):

    • Harold Mayne-Nicholls (giornalista moderato), Marco Enríquez-Ominami (ex socialista), Eduardo Artés (sinistra extraparlamentare).

Che dice l’ultimo sondaggio Cadem (10 agosto 2025)

  • Kast: 30%

  • Jara: 27%

  • Matthei: 14%

  • Parisi: 11%

  • Kaiser: 5%

  • Gli altri in calo.

Lo scenario mostra una destra radicale in vantaggio, ma una sinistra compatta con Jara al secondo posto in rapida rimonta.

Il contesto politico ed elettorale

  • Sistema elettorale: turno unico con ballottaggio previsto per il 14 dicembre se nessuno supera il 50%.

  • Voto obbligatorio: viene ripristinato con sanzione (circa 33.000 pesos cileni) nei confronti degli astenuti.

  • Dinamiche più ampie: declino del consenso per Boric e forte polarizzazione politica – tra fine delle riforme progressiste e timori per sicurezza e migrazione – favoriscono un duello serrato tra destra e sinistra.

Prospettive e dinamiche decisive

  1. Possibile ballottaggio tra Kast e Jara, scenario che Jara non esclude ma considera impegnativo.

  2. Matthei potrebbe insidiare Jara se rassicura gli elettori moderati – il che renderebbe il secondo turno destra-destra.

  3. Mobilitazione degli indecisi e voto obbligatorio potrebbero riscrivere gli equilibri.

  4. Campagna elettorale in salita per Jara – il peso del Comunismo nel paese resta controverso, anche se lei punta su pragmatismo e coalizione.

Una sfida vibrante

La race presidenziale cilena 2025 si profila come una sfida vibrante e incandescente: da una parte la destra radicale di Kast, energizzata da timori sociali e dalla voglia di rigore; dall’altra una sinistra inedita e coraggiosa, pronta a puntare tutto su Jeannette Jara, la “comunista pragmatica con il tocco riformista”.

È una corsa che riflette l’anima sofferta e complessa del Cile, diviso tra cambiamento e tradizione. Promuovendo un approfondimento vivace e ricco di aggiornamenti, questo articolo racconta una fase cruciale di un Paese in fermento democratico.

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