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L’Ue dei “ventisette nani” risplenderà. Lo dice Fitto

- di: Giuseppe Castellini
 
L’Ue dei “ventisette nani” risplenderà. Lo dice Fitto
Fitto: “L’Ue dei ventisette nani risplenderà”
Dopo insulti e genuflessioni davanti a Trump, Bruxelles promette un futuro “brillante” mentre cresce la rabbia dei cittadini.

Una scena da teatro minore: i ventisette nani a rapporto

Non bastava che Donald Trump, spalleggiato dal suo vice J.D. Vance, avesse bollato gli europei come “parassiti”; ci si è messa anche l’Unione a offrire lo spettacolo più imbarazzante: i suoi “ventisette nani” in fila davanti a Trump, a mendicare benevolenza. Nessuno scatto d’orgoglio, nessuna difesa dei cittadini europei insultati.

Il balletto grottesco dei leader

Macron, che un giorno lo definiva un pericolo per la democrazia, il giorno dopo lo chiamava “bravo ragazzo”. Meloni, intenta a rincorrerlo con sorrisi compiacenti, come se la dignità nazionale fosse una merce di scambio. Uno spettacolo da terza categoria, che fa rimpiangere figure come De Gaulle: lui, a un Trump che umilia la Francia, avrebbe risposto con un sonoro “au revoir”, davanti alle telecamere e senza esitazioni.

Fitto vede la luce… nel buio

Ed ecco che in mezzo a questo scenario surreale, dal Meeting di Rimini arriva la voce tonante del vicepresidente della Commissione Ue Raffaele Fitto: “L’Europa sarà solida, moderna e flessibile”, e addirittura “risplenderà”. Secondo lui, l’accordo con Washington sui dazi al 15% per auto, farmaci e semiconduttori garantirebbe stabilità e prevedibilità. Una resa camuffata da vittoria, mentre Trump si prende l’applauso e detta le carte.

Un’Europa comparsa, non protagonista

I numeri parlano chiaro: ogni giorno 4,6 miliardi di beni attraversano l’Atlantico. Ma l’accordo non è frutto di forza contrattuale europea, è il risultato di un diktat americano mascherato da compromesso. “Un successo”, dicono a Bruxelles. In realtà è il sigillo dell’irrilevanza: Washington detta le regole, l’Europa annuisce.

Il doppio gioco di Vance

Il vice presidente americano, già alla Conferenza di Monaco di febbraio, aveva accusato l’Ue di essere “una minaccia per la libertà” con i suoi regolamenti autoritari. Non era un lapsus: è la linea ufficiale dell’amministrazione Trump, che considera Bruxelles più un ostacolo che un alleato. Eppure nessuno, tra i “ventisette nani”, ha avuto il coraggio di alzarsi dal tavolo.

Il sentimento che cresce: rabbia e disincanto

Nei sondaggi, il gradimento verso l’Ue scende. L’affluenza, già ridotta alle scorse elezioni europee, rischia di colare a picco se si votasse domani. Non più solo euroscetticismo, ma rabbia. Rabbia di cittadini che si sentono senza voce, di fronte a una classe dirigente incapace di dire “no” a Washington, e pronta invece a vendere il poco che resta di autorevolezza in cambio di sorrisi presidenziali.

L’ironia del destino

Fitto promette un’Europa che “risplende”, mentre agli occhi dei cittadini risulta opaca, piegata, ridotta a comparsa nella partita mondiale. La sua è la voce fuori dal coro della realtà: proclama prosperità mentre la gente vede umiliazione. La verità è che l’Unione, oggi, non brilla: lampeggia debolmente, come un lampione difettoso in una piazza vuota.

 

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