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La pensione non basta: perché tanti over 65 tornano a lavorare

- di: Bruno Legni
 
La pensione non basta: perché tanti over 65 tornano a lavorare
Tra inflazione, contributi leggeri e voglia di sentirsi vivi: boom di pensionati in ufficio.

Un trend in crescita: chi rientra e perché

In Italia, il numero dei lavoratori over 65 si è più che raddoppiato: l’occupazione tra gli ultrasessantacinquenni è ora al 205% del livello del 2004, a fronte di un modesto +3% nella fascia 15–64 anni. Un fenomeno che riguarda oltre 700 mila pensionati tra i 50 e i 74 anni, con circa 418 mila che godono di un impiego stabile.

Pillole numeriche

  • Oltre il 10 % dei pensionati (fra i 50-74 anni) lavora dopo il ritiro.
  • Secondo Eurostat, 1,52 milioni di pensionati lavorano in Italia, pari al 9,4 % del totale.

Motivi economici: pensioni sotto la soglia dignitosa

La ragione principale? La pensione non basta. Più della metà dei trattamenti è sotto i 750 € al mese; solo pochi superano i 1.400 €. Ma non è solo una questione di sopravvivenza: i contributi versati lavorando post-pensione accrescono l’assegno, offrendo un doppio vantaggio.

Aspetti sociali e psicologici: restare utili e attivi

Il lavoro è un concreto antidoto alla solitudine e un mezzo per mantenere ruolo e identità. L’Istat parla di “invecchiamento attivo”: molti proseguono per passione, o per restare in contatto con il mondo.

Un sondaggio Censis (gennaio 2025) rivela che il 70 % degli italiani approva la possibilità di lavorare oltre l’età pensionabile, percependolo come “scelta personale più che obbligo”.

Struttura del mercato: ricambio generazionale bloccato

Dietro c’è anche uno sbilanciamento demografico e lavorativo. Da vent’anni l’occupazione over 50 è passata dal 23,1 % al 34 % e tra i 60-64enni ha superato il 44 %.

Simultaneamente, la forza lavoro under 25 si è ridotta di 30 punti percentuali dal 1980. Il risultato? Un sistema dove l’esperienza domina ma il nuovo fatica a entrare.

Le conseguenze per l’Italia

  • Frenata generazionale: meno spazio per i giovani, con ripercussioni sull’innovazione e sull’equità intergenerazionale.
  • Sostenibilità previdenziale: se le pensioni resteranno basse e l’aspettativa di vita crescerà, sempre più persone lavoreranno anche dopo i 70 anni.
  • Silver economy in ascesa: l’INPS (rapporto 2024) guarda al futuro puntando sulla silver economy, settore che crea servizi e occupazione legati all’invecchiamento attivo.

Commento vivace: tra necessità, desiderio e sistema

È un quadro complesso: anziani che lavorano non solo per necessità, ma per restare protagonisti. I dati raccontano un’Italia di over 65 dinamici, costretti (e spesso volenterosi) a restare in campo.

Ma il rischio è che il mercato diventi sempre più “anziano”, con minori opportunità per i giovani. Serve un cambio culturale e politico: riforme previdenziali, incentivi per il ricambio generazionale e valorizzazione della silver economy.

“La pensione non basta” non è uno slogan: è il punto di partenza per ripensare welfare e mercato del lavoro. Il lavoro dopo i 65 anni può essere risorsa, ma solo se inserito in una strategia complessiva che valorizzi tutte le generazioni, in equilibrio tra esperienza e futuro.

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