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Giappone, l’inflazione risale: Banca centrale sotto pressione

- di: Marta Giannoni
 
Giappone, l’inflazione risale: Banca centrale sotto pressione
Giappone, l’inflazione risale: Boj sotto pressione
Prezzi al consumo +2,9% a settembre: energia e cibo accelerano. Tokyo valuta i tempi del prossimo rialzo mentre incombono i dazi Usa.

(Foto: il Governatore della Banca centrale del Giappone, Ueda Kazuo).

L’inflazione giapponese torna a correre. A settembre l’indice dei prezzi al consumo segna +2,9% su base annua, interrompendo quattro mesi di raffreddamento e restando stabilmente sopra il 2%. La misura di fondo più seguita a Tokyo – quella che esclude energia e alimentari freschi – sale al 3%, segnale che la pressione non è solo energetica ma anche domestica.

Cosa dicono i numeri

Il rimbalzo è chirurgico: l’energia passa da una flessione a +2,3%, riflettendo prezzi internazionali meno accomodanti e l’attenuarsi degli sconti alle utility; gli alimentari (esclusi i freschi) restano tesi con un aumento intorno al 7,6%. In controluce, i servizi crescono più lentamente ma continuano a recepire la dinamica salariale.

Il bivio della Boj

Il board della Bank of Japan non può più rinviare il confronto: inflazione sopra target da aprile 2022 e misura “super-core” al 3% impongono una discussione sui tempi del prossimo intervento. Il tasso di riferimento è fermo allo 0,5%, il livello più alto dalla crisi finanziaria globale, dopo l’uscita dal decennio di ultra-stimoli. Il mercato sconta cautela nella riunione di fine ottobre, ma la traiettoria resta orientata a una normalizzazione graduale.

“Il quadro esterno è migliorato, ma l’incertezza legata ai dazi statunitensi resta un rischio al ribasso”, ha avvertito il governatore Kazuo Ueda nelle ultime settimane, indicando che il timing delle mosse dipenderà dalla tenuta della domanda interna e dalla sostenibilità dei salari reali.

Energia, yen e salari: i tre ingranaggi

Il carburante della fiammata è noto: bollette in risalita e filiera alimentare ancora cara. Ma a innescare la persistenza dei prezzi è il tandem yen debole–salari in aumento. Una valuta più debole amplifica il costo delle importazioni energetiche; al tempo stesso, gli accordi salariali del 2025 hanno alzato l’asticella nei grandi conglomerati, con effetti che filtrano sui servizi. Per la Boj è la prova del nove: consolidare un ciclo in cui l’inflazione non sia solo da costi, ma trainata da redditi e spesa.

La variabile dazi

Il dossier commerciale incombe sulla politica monetaria. La nuova tornata di tariffe Usa – e il rischio di escalation con la Cina – può raffreddare export e investimenti nipponici, frenando la crescita proprio mentre i prezzi accelerano. Per Ueda, gli effetti finora sono stati contenuti, ma il rischio che la fiducia di famiglie e imprese rallenti è sul tavolo della riunione.

Cosa guardare alla riunione di fine mese

  • Outlook Boj su crescita e inflazione per il 2026: se le proiezioni restano oltre il 2% e i salari tengono, lo spazio per un aumento nei prossimi mesi si allarga.
  • Linguaggio: un ritocco alla guidance, anche senza mossa sui tassi, verrebbe letto come preparazione al passo successivo.
  • Yen e mercati: un segnale più “hawkish” può sostenere la valuta e mitigare l’inflazione importata; una stretta eccessiva rischia di raffreddare la domanda.

Il punto

Il Giappone non è più il laboratorio della deflazione. Con prezzi tenacemente sopra il 2% e salari in rimonta, la Boj deve tracciare una via stretta: normalizzare senza strozzare la ripresa. Il dato di settembre blinda il dossier: mantenere lo 0,5% oggi può essere prudente; preparare un rialzo domani sta diventando ineludibile.

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