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Dazi, Groenlandia e Trump: Italia resta fuori, la politica in fiamme

- di: Bruno Coletta
 
Dazi, Groenlandia e Trump: Italia resta fuori, la politica in fiamme
La mossa commerciale Usa spacca la maggioranza, infiamma le opposizioni e riapre il nodo del rapporto con Washington e l’Europa.
 
(Foto: la Camera dei deputati italiana).

La nuova offensiva commerciale di Donald Trump scuote l’Europa e accende una miccia tutta italiana. Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato l’introduzione di dazi del 10% contro quei Paesi europei che avrebbero sostenuto, anche sul piano militare, iniziative considerate ostili al progetto americano sulla Groenlandia. L’Italia, rimasta formalmente fuori da questo perimetro, evita la stangata. Ma il sollievo dura poco.

All’interno della maggioranza esplode lo scontro. La Lega rivendica la scelta di non partecipare a missioni militari e attacca quello che definisce un bellicismo inconcludente europeo. Il messaggio è chiaro: stare alla larga dalle tensioni paga. Un concetto ribadito dal senatore Claudio Borghi, che commenta con sarcasmo “vado a festeggiare i dazi di Trump alla Francia e alla Germania”, innescando una reazione immediata.

La replica arriva dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che prende le distanze senza giri di parole. “Non capisco cosa ci sia da festeggiare nell’indebolimento economico di Paesi che sono nostri alleati e principali partner industriali”, afferma, ricordando come l’Italia resti esposta in uno scenario globale sempre più frammentato. Per Crosetto, il rischio è tornare a un mondo dominato dalla forza e dalle risorse, dove “non siamo certo un vaso di ferro”.

Il ministro insiste sulla necessità del dialogo e di una strategia europea condivisa, anche quando le posizioni divergono. Un richiamo che suona come un avvertimento politico: l’isolamento, anche quando sembra conveniente, può trasformarsi in una trappola.

Dall’altra parte dell’emiciclo, le opposizioni affondano il colpo. Il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte accusa il governo di passività. “Se l’Unione europea non reagisce in modo compatto, insieme al Regno Unito, firmerà la propria fine. E se l’Italia accetta questa divisione, smette di essere davvero sovrana”, sostiene, parlando apertamente di rischio vassallaggio.

Sulla stessa linea Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra, che legge l’esenzione italiana dai dazi come un segnale inquietante. “Non è diplomazia, è un’estorsione: paghi finché non cedi”, dice, denunciando una sovranità ridotta e un’Europa trattata con prepotenza.

Il sarcasmo arriva anche dal Partito Democratico, con il senatore Filippo Sensi, che ironizza su un presunto colpo di genio del governo: “A Palazzo Chigi penseranno di aver fatto una mossa geniale sulla Groenlandia. Zitto, che non ci ha visto”.

Più tecnica ma altrettanto dura la posizione di Carlo Calenda. Per il leader di Azione, la partita è ormai aperta tra Trump e i grandi Paesi europei, con l’Italia rimasta ai margini. E il giudizio è netto: “Qualsiasi dazio imposto per ragioni geopolitiche e imperiali è illegale”.

La vicenda dei dazi diventa così molto più di una disputa commerciale. È lo specchio di una frattura politica profonda, che attraversa la maggioranza, unisce le opposizioni e riporta al centro una domanda cruciale: quale spazio vuole davvero ritagliarsi l’Italia nel nuovo equilibrio tra Stati Uniti ed Europa?

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