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Covid-19: pochi fedeli, conti in rosso per le cattedrali della Fede

- di: Diego Minuti
 
La Fede può assumere aspetti diversi e non per questo uno di essi deve essere migliore o più significativo degli altri. C'è la Fede di chi crede nell'ideale spartano di Francesco e c'è anche quella di chi pensa che, per celebrare la grandezza di Dio, tutto debba essere grande, immenso, come una madre che allarghi la sue braccia grandissime per accogliere quanti più figlioli possibile.
Nel secondo caso, la Fede che predilige esprimere se stessa con edifici e chiese molto grandi quest'anno deve fare i conti con un fattore esterno - il Covid-19 - che, con le sue conseguenze e le misure adottate dai governi per fermarne il contagio, sta mandando in rosso i conti di molti edifici sacri che sull'afflusso di fedeli hanno basato non tanto la celebrazione del nome di Dio, quanto le loro finanze.

Un esempio per certi versi emblematico è quello dell'oratorio di Saint-Joseph-du-Mont-Royal, simbolo del cattolico Quebec e della cattolicissima Montreal, che quest'anno sta vedendo pochissimi turisti che, in passato, tra offerte ed acquisto dei tanti oggetti sacri venduti nella sua fornitissima boutique, consentivano la gestione quotidiana di questa chiesa enorme, che guarda alla metropoli che si estende ai suoi piedi quasi a volerla proteggere.

Domenica scorsa è stata celebrata una messa che, come ogni anno, doveva celebrare il compleanno di André, oggi santo, il piccolo frate che, conosciuto come guaritore, partendo da una piccola cappella su Mont Royal la cui costruzione cominciò agli inizi del'900, ha creato un santuario tra i grandi, ma anche tra i più belli al mondo.
Se ogni anno, in questa ricorrenza, l'immensa navata centrale del santuario ospitava una media di 1.500 fedeli, domenica ce n'erano appena 250 non perché il culto verso il piccolo e santo frate sia scemato, ma per le misure adottate anti-contagio, a cominciare dal distanziamento sociale.

Meno fedeli non si traducono solo, banalmente, in un minore flusso di preghiere rivolte al Padreterno, ma, più prosaicamente, in meno offerte, meno rosari o calamite con riproduzioni del santuario venduti, meno gente che, prima di entrare nel santuario, passa dal bar.
Una economia che ha consentito ai sacerdoti cui spetta la gestione, giorno per giorno, del santuario di farne, oltre che il cuore del cattolicesimo del Canada francofono, anche una azienda, che dà lavoro a molte persone, dai religiosi a chi lavora nella boutique, nel ristorante, alla vendita delle candele votive. Non dimenticando chi si occupa di tenere puliti i grandissimi locali di cui si compone il santuario.

Dai 4/5 mila fedeli che, in occasione della celebrazione del compleanno di frate André ogni anno affollavano il santuario, oggi si è passati a poche centinaia. Padre Claude Grou, 78 anni, rettore dell'oratorio, stima che il negozio di oggetti sacri oggi marci al 20 per cento di produttività rispetto allo scorso anno.

Una contingenza che potrebbe anche essere resa più grave dal fatto che, basandosi il bilancio dell'oratorio soprattutto su donatori privati, la crisi potrebbe anche inaridire la principale fonte di sostentamento della struttura, meta di turismo religioso non solo proveniente dal Quebec, ma anche dal vicino Ontario e dall'estero.
Padre Grou ha lanciato un invito a montrealesi e quebecchesi a riscoprire il luogo in assenza di stranieri, come stanno facendo i parigini che hanno ''riscoperto'' la torre Eiffel come simbolo della loro città.

Certo, contrariamente al passato, i piazzali che sono ai piedi della scalinata che porta al santuario, sono desolatamente vuoti, ma la speranza di padre Grou e degli altri sacerdoti del santuario è che i quebbechesi tornino a Saint-Joseph magari solo per vedere le migliorie che sono state apportate alla struttura. Perché il denaro di donazione ed il resto sono impiegati solo e soltanto per migliorare il santuario, farlo ancora più bello ed importante.

Come il progetto - che va avanti, trattandosi di fondi già a disposizione dopo la campagna di donazioni, e che dovrebbe essere completato entro il 2024 - per dotare la cupola di una torre di osservazione di Montreal. Ora, confessa padre Grou, viene il difficile perché dobbiamo convincere i fedeli a tornare in chiesa e non seguire la messa solo per radio o in televisione.
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