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Centrale del Latte d’Italia, ricavi in crescita ma margini in calo

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Centrale del Latte d’Italia, ricavi in crescita ma margini in calo

FOTO: il Presidente, Angelo Mastrolia

Centrale del Latte d’Italia (CLI) ha chiuso il primo semestre 2025 con un fatturato pari a 171,8 milioni di euro, in crescita del 3,7% rispetto ai 165,7 milioni registrati nello stesso periodo del 2024. Il dato conferma la capacità del gruppo di consolidare le vendite in un contesto ancora complesso, segnato dal persistere di tensioni sui prezzi delle materie prime agricole e dai costi energetici che, seppur in parziale attenuazione rispetto ai picchi del biennio precedente, restano elevati.

Centrale del Latte d’Italia, ricavi in crescita ma margini in calo

Nonostante la crescita dei ricavi, la redditività mostra segni di contrazione. L’utile netto dopo le imposte si è attestato a 4,6 milioni di euro, leggermente inferiore ai 4,8 milioni del primo semestre 2024. La dinamica riflette la difficoltà di trasferire integralmente sui listini l’aumento dei costi, soprattutto in un comparto dove la concorrenza spinge le aziende a contenere i prezzi al consumo per difendere le quote di mercato.

Pressione sui margini
L’Ebitda si attesta a 15,2 milioni di euro, contro i 16 milioni del giugno 2024, con un margine operativo lordo che passa dal 9,6% all’8,8%. L’Ebit, ovvero il risultato operativo netto, registra una flessione più marcata: 6,9 milioni contro gli 8,3 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. La riduzione dei margini riflette in particolare l’aumento dei costi di trasformazione, della logistica e delle materie prime, oltre all’incremento degli oneri legati all’adeguamento degli impianti alle nuove normative ambientali.

Un settore in trasformazione

Il quadro di Centrale del Latte rispecchia le dinamiche del comparto lattiero-caseario italiano, caratterizzato da una forte competizione sui prezzi e da margini storicamente contenuti. I principali competitor, dalle cooperative locali ai grandi gruppi multinazionali, stanno fronteggiando difficoltà analoghe: da un lato la spinta al consumo di prodotti a più alto valore aggiunto (come bio e senza lattosio) sostiene il fatturato, dall’altro i costi rimangono difficili da comprimere.

Strategie di consolidamento

Per far fronte a questa situazione, CLI sta puntando sulla diversificazione dell’offerta e sulla valorizzazione dei marchi storici nelle aree di riferimento, da Torino a Firenze, passando per la Liguria e il Veneto. L’obiettivo è rafforzare la presenza nei segmenti a maggiore marginalità, come latte ad alta qualità, yogurt e prodotti freschi pronti al consumo. Contestualmente, prosegue il piano di efficienza interna, con investimenti in digitalizzazione dei processi e in sostenibilità ambientale, fattori ormai imprescindibili per mantenere la competitività sul mercato.

Il ruolo dei mercati esteri
Un altro fronte strategico riguarda l’export. Il settore lattiero-caseario italiano, pur legato al consumo interno, sta crescendo nei mercati esteri, in particolare in Asia e Medio Oriente, dove la domanda di prodotti di alta qualità è in aumento. Centrale del Latte, pur avendo una vocazione prevalentemente domestica, potrebbe trarre beneficio dall’apertura internazionale, sfruttando la riconoscibilità del “made in Italy” e le reti distributive dei partner industriali. Gli analisti sottolineano che l’espansione oltreconfine rappresenta non solo una possibilità di crescita, ma anche una leva di diversificazione utile a ridurre l’esposizione al mercato nazionale, oggi rallentato dai cambiamenti demografici e dalle mutate abitudini di consumo.

Le prospettive
Gli analisti guardano con attenzione all’evoluzione dei prossimi trimestri. Se da un lato la domanda domestica appare stabile, dall’altro il calo demografico e i cambiamenti nelle preferenze alimentari spingono le imprese del settore a innovare e a cercare spazi anche all’estero. Centrale del Latte, grazie alla solidità dei suoi marchi e a una rete distributiva radicata, può contare su una base solida, ma dovrà difendere i margini in un contesto ancora incerto. La tenuta del fatturato nel primo semestre è un segnale positivo, ma il nodo della redditività resta centrale per il futuro del gruppo.

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