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Borse Europa giù per i dazi: oro record e spread a 61, Milano -1,3%

- di: Matteo Borrelli
 
Borse Europa giù per i dazi: oro record e spread a 61, Milano -1,3%
Borse Europa in rosso: oro record e spread a 61, Milano -1,3%

Scambi vivaci e nervosi tra timori di nuovi dazi Usa e rotazione difensiva: l’oro corre, l’euro tiene, il petrolio ondeggia. Volumi più sottili con Wall Street chiusa per festività.

Seduta dal ritmo alto e dal finale amaro per i listini europei: movimenti brillanti, ma con il segno meno a prevalere. Il mercato ha digerito male il ritorno di toni da “guerra commerciale”, con la prospettiva di nuove misure tariffarie che ha spinto gli investitori verso un posizionamento più prudente. Il risultato è stato un copione classico: vendite sui titoli più sensibili al ciclo e più appetito per le coperture, mentre il quadro macro è rimasto sullo sfondo.

Da Londra, tra desk e sale operative (19 gennaio 2026), il clima è stato descritto come “reattivo”: "oggi il mercato si è mosso più sulle notizie che sui numeri", è il commento raccolto tra gli operatori. In assenza del consueto contrappeso americano, la volatilità intraday è sembrata più “ruvida” e gli scatti hanno avuto un peso maggiore.

Chiusure delle principali Borse europee: Francoforte (DAX) ha terminato a 24.966,74 punti (circa -1,22%), Parigi (CAC 40) a 8.099,44 (circa -1,93%), Londra (FTSE 100) a 10.191,38 (circa -0,43%). L’Euro Stoxx 50 ha chiuso a 5.924,16 (circa -1,75%).

Sui mercati “di seconda linea” la direzione è rimasta prevalentemente negativa: Amsterdam (AEX) a 992,57 (circa -1,75%), Madrid (IBEX 35) a 17.653,97 (circa -0,14%), Zurigo (SMI) a 13.269,30 (circa -1,04%), Bruxelles (BEL 20) a 5.284,40 (circa -1,36%), Lisbona (PSI) a 8.568,56 (circa -0,82%), Vienna (ATX) in area 3.968,81.

Nel Nord Europa la pressione è rimasta sensibile: Stoccolma (OMXS30) in area 2.987 punti, Copenaghen (OMXC25) intorno a 1.942, Helsinki (OMXH25 in area 5.817). A Est, seduta più frastagliata: Varsavia (WIG20) intorno a 3.263, Praga (PX) in area 2.736.

Piazza Affari ha chiuso in calo con il FTSE MIB a 45.195,89 punti (-1,32%). Sulla stessa traiettoria il FTSE Italia Mid Cap a 60.735,64 (circa -0,99%) e il FTSE Italia Small Cap a 37.631,13 (circa -0,59%).

Sul listino principale, tra i titoli più tonici si sono distinti Leonardo (+1,39%), Inwit (+1,35%), DiaSorin (+1,26%) e Banca MPS (+0,88%). In coda, invece, seduta pesante per Amplifon (-5,53%) e STMicroelectronics (-4,92%), seguite da Brunello Cucinelli (-3,34%) e Prysmian (-2,32%). Un operatore a Milano ha riassunto così: "quando il rischio torna in primo piano, i titoli più esposti alla volatilità finiscono subito nel mirino".

Nel Mid Cap i migliori sono stati Pharmanutra (+6,55%), NewPrinces (+3,18%), Avio (+2,72%), Tamburi (+1,81%) e Rai Way (+1,25%). Tra i peggiori: Juventus (-3,24%), Safilo (-3,08%), Technogym (-2,91%), Interpump (-2,90%) e Italmobiliare (-2,70%).

Sul Small Cap la seduta è stata ancora più movimentata: in testa Aeffe (+15,18%), Triboo (+13,67%), Emak (+6,64%), Industrie De Nora (+5,22%) e Dexelance (+4,62%). In coda E.P.H. (-10,31%), Met.Extra Group (-4,26%), Mondo TV (-3,94%), Ops eCom (-3,42%) e Caleffi (-3,13%).

Sul fronte obbligazionario, lo spread BTP-Bund è rimasto in area 61 punti base, con il rendimento del decennale italiano indicato attorno al 3,45%. Un livello che segnala prudenza, ma senza scivolare nella tensione: gli acquisti “rifugio” si sono visti, ma non si è innescata una vera fuga dal rischio.

Valute: l’euro ha tenuto bene, con EUR/USD in area 1,16. Il cross EUR/GBP si è mosso vicino a 0,87, mentre GBP/USD ha oscillato in area 1,34. I cambi hanno riflesso soprattutto il sentiment: più che la macro, oggi ha contato la “temperatura” del rischio.

Materie prime: riflettori sull’oro, rimasto su livelli elevati (area 4.670 dollari l’oncia). Il petrolio ha invece mostrato oscillazioni contenute: Brent in area 64 dollari al barile e WTI intorno a 59,5 dollari. Il gas TTF ad Amsterdam è sceso in area 35 euro/MWh, offrendo un segnale di allentamento sul fronte energia.

Wall Street non ha fornito il classico “secondo tempo” della seduta: i mercati statunitensi sono rimasti chiusi per la festività del Martin Luther King Jr. Day. Un dettaglio che, nei giorni come questo, pesa: con New York spenta, l’Europa tende a amplificare gli strappi perché la liquidità è più sottile e il baricentro degli scambi resta interamente sul Vecchio Continente. 

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