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Banco Bpm e Anima: tegola Bce, bloccato il “Danish Compromise”, Unicredit valuta le opzioni

- di: Jole Rosati
 
Banco Bpm e Anima: tegola Bce, bloccato il “Danish Compromise”, Unicredit valuta le opzioni
La decisione della vigilanza europea riduce gli eccessi di capitale e complica l’offerta su Banco Bpm. Gli analisti: “Ora un rilancio è improbabile”.

La Banca Centrale Europea (nella foto la presidente Lagarde) ha spento le speranze di Banco Bpm di ottenere i vantaggi del cosiddetto Danish Compromise, una misura contabile che avrebbe mitigato l’impatto patrimoniale dell’acquisizione di Anima Holding. La decisione potrebbe avere ripercussioni significative non solo sull’operazione in sé, ma anche sull’offerta pubblica di acquisto (Opa) lanciata da Unicredit sul Banco.

Il no della Bce e le conseguenze per Banco Bpm

In una nota, Banco Bpm ha precisato che la Bce ha espresso un "approccio conservativo” sul trattamento prudenziale dell’acquisizione di Anima, ritenendo che il Danish Compromise – uno strumento che permette di ridurre l’assorbimento di capitale in caso di acquisizioni – non sia applicabile.
“La Bce ha portato all’attenzione della banca la propria visione conservativa, alla quale non si applicherebbe, a suo avviso, il Danish Compromise”, ha dichiarato l’istituto milanese in una comunicazione del 26 marzo. La questione non è ancora chiusa definitivamente, poiché spetta all’Autorità Bancaria Europea (Eba) pronunciarsi in via definitiva. Tuttavia, il parere negativo della Bce peserà notevolmente sulle decisioni future.
Secondo le stime degli analisti, senza il Danish Compromise, l’acquisizione del 100% di Anima comporterà un assorbimento di capitale di 268 punti base, contro un vantaggio di 17 punti nello scenario opposto. Ciò significa che Banco Bpm dovrà rinunciare a circa un miliardo di euro in buyback, con il CET1 (il coefficiente patrimoniale) che si attesterà intorno al 13% anziché al 14,4% previsto inizialmente.

Le ripercussioni sull’Opa di Unicredit
La mancata approvazione del Danish Compromise potrebbe influenzare anche l’offerta di Unicredit su Banco Bpm. Gli analisti di Ubs sottolineano che questa decisione "può limitare l’eccesso di capitale disponibile e ridurre le possibilità di un rilancio dell’offerta”.
In Borsa, Banco Bpm ha chiuso in calo del 4,5%, a 9,80 euro, mentre Unicredit ha perso lo 0,5%, scendendo a 55 euro. Lo sconto tra il prezzo di mercato e quello offerto da Unicredit si è così ridotto all’1,8%, facendo ritenere sempre più improbabile un miglioramento delle condizioni.
Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit, aveva già anticipato la scorsa settimana che l’assenza del Danish Compromise avrebbe avuto un impatto negativo: "Consumerebbe miliardi di capitale e ridurrebbe la redditività dell’operazione”, aveva dichiarato durante un incontro con gli investitori.

I prossimi passi
Banco Bpm riunirà ora il suo consiglio di amministrazione per valutare gli sviluppi dell’Opa su Anima, le cui adesioni hanno superato il 48,4%, superando la soglia minima del 45%. È probabile che l’istituto decida di rimuovere la condizione legata al Danish Compromise, accelerando così il processo.
Nel frattempo, Unicredit potrebbe ricevere domani il via libera definitivo della Bce per l’acquisizione di Banco Bpm, aprendo la strada all’approvazione della Consob entro cinque giorni lavorativi. L’Opa potrebbe quindi partire già nella seconda settimana di aprile, anche se Orcel ha lasciato intendere che l’operazione potrebbe slittare alla prima settimana di giugno, per valutare ulteriori elementi, tra cui:
I risultati trimestrali di Banco Bpm
L’esito definitivo dell’Opa su Anima
Le decisioni del governo italiano sul Golden Power
L’eventuale ripensamento dell’Eba sul Danish Compromise

Gli scenari futuri
Mentre il mercato valuta l’ipotesi più prudenti, alcuni analisti – tra cui quelli di Mediobanca – non escludono che Unicredit possa persino ritirarsi dall’offerta se le condizioni patrimoniali dovessero peggiorare ulteriormente.
“La Bce ha posto un ostacolo significativo, ma la partita non è ancora chiusa”, ha commentato Marco Nicolai, esperto di finanza presso Kepler Cheuvreux. "Tutto dipenderà ora dall’Eba e dalla volontà di Unicredit di procedere nonostante le difficoltà”.

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