Banca d'Italia: Visco al passo d'addio, a novembre lascia palazzo Koch

- di: Redazione
 
Dopo undici anni passati al timone di Banca d'Italia, raccogliendo un plauso generalizzato, Vincenzo Visco annuncia che lascerà Palazzo Koch a novembre, quando l'istituto, come la Bce e le altre banche che operano nell'Europa comunitaria ''si troverà a fronteggiare risultati lordi negativi, prima che gli utili tornino gradualmente a crescere, nel dopo 2024. Visco, nella relazione nel corso dell'assemblea generale dei soci, ha parlato di una situazione internazionale che ''continua a essere caratterizzata da una profonda incertezza'', soprattutto dopo l’aggressione russa dell'Ucraina, ricordando che lo scorso anno la Bce ''ha accelerato il processo di normalizzazione della politica monetaria, avviato già alla fine del 2021, intervenendo sugli acquisti di titoli di politica monetaria, sui tassi di interesse e sulle condizioni applicate alle operazioni di rifinanziamento''. Decisioni che riverbereranno i loro effetti nell'immediato e negli anni a venire.

Banca d'Italia: Visco al passo d'addio, a novembre lascia palazzo Koch

Ampio spazio, nella relazione del Governatore, hanno avuto i tassi interesse che, dallo scorso luglio e sino alla fine del 2022, hanno registrato aumenti per complessivi 250 punti base, ''portando al 31 dicembre il tasso applicato sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,5 per cento, quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,75 per cento e il tasso sulle operazioni di deposito presso l’Eurosistema al 2 per cento''.
Visco ha anche posto l'accento sul fatto che ''da novembre sono inoltre state rese meno vantaggiose per le banche le condizioni di tasso applicate alla terza serie delle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine'', al fine di ''garantirne la coerenza con il più ampio processo di normalizzazione in corso. La modifica delle condizioni ha indotto alcune controparti a rimborsare anticipatamente la liquidità ottenuta negli anni passati, determinando una riduzione del bilancio delle banche centrali dell’Eurosistema dopo anni di forte espansione''.

Per quanto riguarda la situazione patrimoniale della Banca d'Italia, Visco ha detto che alla fine del 2022 l’attivo di bilancio della Banca d’Italia ammontava a 1.477 miliardi, in diminuzione del 4 per cento rispetto al 2021. La parte prevalente delle attività, ha aggiunto, ''continua a essere rappresentata dai titoli acquistati per finalità di politica monetaria. Il relativo ammontare aveva raggiunto alla fine dell’anno i 696 miliardi, di cui circa 630 costituiti da titoli di Stato italiani. Rispetto al 2021 la consistenza complessiva è cresciuta di 30 miliardi. Le attività detenute per finalità di investimento, pari a 147 miliardi contro i 150 dell’anno precedente, sono costituite per l’84 per cento da titoli pubblici, per il 12 per cento da azioni e quote di fondi, per il restante 4 per cento da altre attività finanziarie. Sono invece diminuite di 97 miliardi le operazioni di rifinanziamento, la cui consistenza si è collocata alla fine dell’anno a 356 miliardi''. Nella sua relazione, il governatore ha affrontato l'argomento del risultato lordo della Banca, prima delle imposte e dell’accantonamento al fondo rischi generali, che, ha detto, ''si è significativamente ridotto, passando da 9,2 a 5,9 miliardi, a causa soprattutto della contrazione del margine di interesse per 1,5 miliardi e delle maggiori svalutazioni sui titoli valutati al mercato, soprattutto in dollari statunitensi, per ulteriori 1,5 miliardi''.
Una situazione che deve essere valutata alla luce del rialzo dei tassi di riferimento della BCE che ''ha determinato un aumento immediato del costo delle passività di bilancio, rappresentate soprattutto dai depositi delle banche e dal saldo debitorio TARGET, a fronte del quale non vi è stato un corrispondente incremento del rendimento delle attività di politica monetaria, meno sensibili alla crescita dei tassi in quanto costituite prevalentemente da titoli a tasso fisso e scadenza a medio-lungo termine''.

Per Visco questa ''asimmetria incide negativamente sul margine di interesse, che dopo la diminuzione del 2022 è destinato a ridursi ulteriormente nei prossimi anni. Analogamente alla BCE e ad altre banche centrali dell’Eurosistema, che già da quest’anno li registrano, la Banca d’Italia si troverà nei prossimi anni ''a dovere fronteggiare risultati lordi negativi, prima che gli utili tornino gradualmente a crescere. La politica monetaria è infatti disegnata in funzione del raggiungimento del mandato statutario della stabilità dei prezzi, anche se questo può comportare un temporaneo peggioramento dei risultati economici''.
Per ''preservare la propria indipendenza finanziaria, negli ultimi anni, di forte espansione monetaria, anche grazie al livello particolarmente elevato dei profitti, la Banca d’Italia ha rafforzato il proprio patrimonio'', con il fondo rischi generali che è stato alimentato con un accantonamento di 2,5 miliardi, mezzo miliardo in più rispetto all’esercizio precedente, raggiungendo così 35,2 miliardi. Ignazio Visco ha chiuso la sua relazione parlando della sua esperienza in Banca d'Italia, nella quale, ha ricordato, ''feci ingresso nel 1972''.

''Nei dodici, intensi, anni da me vissuti al vertice della Banca - ha detto - , importanti cambiamenti sono intervenuti nell’esercizio delle funzioni dell’Istituto, nuovi compiti gli sono stati assegnati, ne sono cresciute le responsabilità; la sua proiezione europea è notevolmente aumentata. Il confronto di idee e la condivisione delle decisioni nell’ambito della BCE, che sono stati i tratti qualificanti della politica monetaria dopo la nascita dell’euro, lo sono divenuti anche nel campo della supervisione bancaria con l’istituzione del Meccanismo di vigilanza unico, a partire dal novembre del 2014''. Per il 2022, l'Istituto di via Nazionale verserà allo Stato, fra utili e imposte, tre miliardi di euro, quando, nel 2021, erano stati 6,8 miliardi. Comunque, ha ricordato Visco, nell'arco degli ultimi dieci anni, Bankitalia ha versato allo Stato 38,2 miliardi di euro di utili, oltre a 12,8 miliardi di imposte.
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