Rapporto Analisi dei Settori Industriali ottobre 2022: il manifatturiero italiano chiuderà l’anno in crescita (+2,1%)

- di: Barbara Leone
 
L’industria manifatturiera italiana potrà chiudere il 2022 con un fatturato a prezzi costanti in crescita tendenziale del 2,1%, un tasso rivisto al rialzo rispetto alle stime di maggio e decisamente robusto dopo il rimbalzo del 15,9% registrato lo scorso anno. A dirlo è il Rapporto Analisi dei Settori Industriali di ottobre 2022 presentato da Intesa Sanpaolo insieme a Prometeia. La performance, diffusa dal punto di vista settoriale, vede in testa il Sistema moda, trainato dalla ripresa della socialità e del turismo. Fanno eccezione gli Autoveicoli e moto, ancora alle prese con criticità dell’offerta e con una lenta ripartenza della domanda interna e alcuni produttori di intermedi, quali Metallurgia e Intermedi chimici, che scontano però il confronto con un 2021 record.

Settore manifatturiero italiano in crescita (+2,1%)

Ancor più brillante la dinamica del fatturato 2022 a prezzi correnti, +25,2% tendenziale, sostenuta da un rialzo dei prezzi diffuso tra i settori, con punte di maggior intensità per i produttori di intermedi. Lo shortage delle materie prime causato dalla ripresa economica mondiale e dai colli di bottiglia lungo le catene globali del valore, e gli eccezionali rincari delle commodity energetiche, conseguenza del conflitto tra Russia e Ucraina, hanno determinato un aumento dei costi operativi senza precedenti storici recenti, con riflessi di accelerazione dei prezzi lungo le filiere. I dati di sintesi sul 2022 celano però un andamento a due velocità, con una prima parte dell’anno di brillante tenuta del quadro di ripresa post-Covid e una seconda caratterizzata da un progressivo deterioramento del contesto operativo interno ed estero, condizionato dalla forte incertezza globale. La spirale inflativa innescata dal caro commodity ed energia e le conseguenti azioni delle banche centrali stanno determinando un progressivo raffreddamento della domanda per consumi e investimenti, che si sta dimostrando più intenso delle attese maturate fino all’estate. L’indice Istat che sintetizza il clima di fiducia delle imprese mostra, infatti, un generale aumento delle giacenze di prodotti finiti e un contestuale ripiegamento delle componenti attese sugli ordini e sulla produzione.

La fase di rallentamento è già visibile nei dati di produzione industriale, che in Italia mostra comunque un andamento tendenziale (+1,1% nei primi otto mesi dell’anno) di gran lunga migliore rispetto alla Germania (-0,7%) e simile a quello della Francia (+1,4%). Francia e Germania hanno avuto, peraltro, una crescita della produzione nettamente inferiore a quella italiana negli ultimi due anni a mezzo: rispetto ai livelli pre-pandemici, infatti, il manifatturiero italiano segna un incremento dello 0,3% a fronte, rispettivamente, di un gap di -6% e -5,3% dei nostri maggiori competitor europei. I fattori di freno al quadro di domanda sono destinati a permanere nel corso del 2023: saranno massimi per tutto il periodo che coinciderà con l’anno termico 2022-23, durante il quale assisteremo a una volatilità ancora elevata dei prezzi energetici, per poi distendersi gradualmente a partire dal secondo trimestre del prossimo anno, ma senza lasciar spazio a un andamento tonico come quello che ha contraddistinto la prima parte del 2022. La compressione dei consumi e il rallentamento del ciclo degli investimenti, che non potrà essere pienamente controbilanciato dal sostegno del Pnrr, portano verso una stima di contrazione del fatturato a prezzi costanti dell’industria manifatturiera nella media del 2023 (-1,1%) e di crescita modesta a prezzi correnti (+4,2%).

Pochi settori, spiega il Rapporto Analisi dei Settori Industriali, manterranno un’intonazione positiva nel 2023. Ad iniziare dalla Farmaceutica (+1,6% la nostra stima di fatturato a prezzi costanti) e dai settori più attivati dalla transizione digitale ed energetica, Elettronica (+0,7%) ed Elettrotecnica (+0,6%). Flessione inferiore alla media manifatturiera per Alimentare e bevande (-0,3%), sostenuto da una componente di spese incomprimibili e Autoveicoli e moto (-0,5%), dopo la mancata ripartenza del 2022. I cali più consistenti riguarderanno, invece, i produttori di beni voluttuari del Sistema moda (-2,1%), sebbene in un quadro di maggiore tenuta della domanda internazionale di beni di lusso, e di durevoli per la casa, soprattutto Mobili (-1,8%), che scontano però anche un calo fisiologico dopo l’exploit registrato negli anni pandemici, quando hanno beneficiato di un’impennata dei consumi determinata da una nuova percezione del vivere l’ambiente domestico. In contrazione moderata gli Elettrodomestici (-0,6%), dove alcuni segmenti di spesa continueranno a restare trainanti, in particolare elettrodomestici e apparecchi a basso consumo energetico. In difficoltà anche i produttori di intermedi, a iniziare ancora una volta da Intermedi chimici (-2,1%) e Metallurgia (-1,4%), penalizzati dalla prudenza nella ricostituzione delle scorte dei settori a valle. Tra questi citiamo in particolare la Meccanica (-1,9%), che sconterà gli effetti del rallentamento del ciclo degli investimenti sui mercati internazionali e su quello interno, dove molti segmenti hanno raggiunto livelli record nel 2022, per poi tornare a beneficiare di un quadro di domanda più espansivo a partire dal 2024. Restano nel complesso favorevoli le prospettive per i settori intermedi attivati dal ciclo delle costruzioni (Prodotti e materiali da costruzione -0,1%, Prodotti in metallo -0,3%) che, sebbene in rallentamento, continuerà a restare trainante grazie alla presenza del pacchetto incentivante e alla spinta dei piani infrastrutturali attivati dal Pnrr. Lo shock energetico peserà sulla redditività delle imprese, comunque sostenuta dal permanere di un buon livello di rotazione del capitale, garantito dalla crescita del fatturato. L’Ebitda margin è stimato contrarsi di circa 8 decimi di punto nel 2022 e di altri 9 nel 2023, quando il raffreddamento della domanda renderà più difficoltoso ritoccare al rialzo i listini di vendita, con impatti comunque mitigati, sul fronte della redditività, dal permanere di una rotazione del capitale su livelli storicamente elevati.

La discesa dei margini avverrà peraltro dai livelli di massimo toccati nel 2021. L’aggiornamento dell’analisi di un ampio e rappresentativo campione di bilanci di imprese manifatturiere fa emergere un miglioramento, significativo e diffuso tra settori e classi dimensionali, delle condizioni di redditività, che ha portato l’Ebitda margin manifatturiero al livello record di 10,3% nel 2021, inferiore solo di poco al picco storico del 1995. Tale evoluzione appare favorita dalla possibilità di traslare a valle l’avvio della fase di rialzo dei costi delle materie prime, in un contesto favorevole di domanda sia in Italia sia sui mercati esteri e di incrementi molto moderati del costo del lavoro. Il contesto inflativo 2022 si tradurrà, nelle nostre stime, in un aumento significativo degli utili netti in valore assoluto delle imprese (+22% nel complesso del manifatturiero, circa 11 miliardi di euro aggiuntivi), che testimonia lo stato di salute di una parte rilevante del tessuto manifatturiero italiano, fondamentale per poter sostenere le forti criticità emerse nei mesi più recenti. Cruciale, in tal senso, risulterà anche il buon livello di patrimonializzazione raggiunto dal manifatturiero italiano negli ultimi anni, con il leverage atteso scendere ulteriormente nel corso del 2022, mitigando l’impatto dell’aumento dei tassi d’interesse sui conti delle imprese. Le attese di distensione del contesto operativo interno e internazionale, sebbene in un quadro di elevati rischi al ribasso, portano a prevedere un moderato rimbalzo dell’attività manifatturiera, nell’ordine dell’1,9%, nel 2024 e un parziale recupero della redditività. La ripresa potrà essere più intensa per i settori ancora indietro nel percorso di recupero post-Covid (Autoveicoli e moto e Sistema moda) e per quelli più legati alla doppia transizione green e digitale, come l’Elettrotecnica e la Meccanica. In netto recupero anche l’Alimentare e bevande che, dopo la lieve battuta d’arresto del 2023, potrà tornare a crescere a buoni ritmi potendo contare sia sul recupero dei consumi interni che sulla crescente proiezione sui mercati internazionali.
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Italia Informa n°6 - Novembre/Dicembre 2022
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