Il 'grande cuore' di Amazon: sindacati out in Usa, accontentati in Italia

- di: Redazione
 
Amazon, per chi non avesse un'idea precisa di quel che significa, al di là del fatto che i suoi corrieri battono anche l'Italia in lungo e largo, consegnando pacchi e pacchetti, è una realtà globale, con centinaia di migliaia di dipendenti in tutto il mondo. Ma, pur vestendo la stessa divisa e avendo lo stesso logo sulla maglietta, non è che siano tutti uguali tra di loro, non considerando gradi e stipendi.
Resta quindi difficile, ma sino a un certo punto, capire per noi italiani (che ci nutriamo di pane e sindacati, nelle varie forme in cui si organizzano) che i dipendenti Amazon negli Stati Uniti proprio non ne vogliono sapere di essere rappresentati da qualcuno che non siano direttamente loro, nelle trattative con il ''padrone''.

Amazon: sindacati out in Usa, accontentati in Italia

Prova ne è che i lavoratori di un magazzino di Albany, nello Stato di New York, hanno respinto la proposta che il sindacato facesse ingresso ufficiale in azienda. I voti contrati sono stati 406 voti - o circa il 66% -, quindi l' Amazon Labour Union resta fuori, dando all'azienda un sostegno sufficiente per respingere il nascente gruppo composto da ex e attuali lavoratori Amazon.
Ma, anche se non hanno una rappresentanza sindacale organizzata, i dipendenti del magazzino di Albany (ma sulla stessa linea sono la maggioranza dei dipendenti di altre strutture del gigante dell'e-commerce) sanno bene come trattare quando devono tutelare interessi e rivendicazioni. E in fondo questa situazione non dispiace ad Amazon che è ben contenta di non trattare con una struttura organizzata e comunque collegata a una centrale che agisce su base nazionale. La sconfitta dell'Amazon Labour Union è ancora più cocente perché mostra l'evidenza di un movimento sindacale che ha perso molto del suo appeal tra i lavoratori, che preferiscono rappresentarsi da soli.

Amazon, quindi, mette a segno un colpo, evitando che l'organizzazione di una rappresentanza sindacale le crei qualche problema. Ma ci sarà sicuramente qualcuno che si sta chiedendo come mai Amazon negli Stati Uniti ha una strategia (meglio trattare direttamente con i dipendenti e non con i sindacati), mentre in Italia ne ha un'altra, siglando accordi con i sindacati anche abbastanza onerosi. Come quello del settembre dello scorso anno, salutato con soddisfazione delle parti secondo cui ''le relazioni industriali rappresentano un valore in sé''.

Cosa c'è quindi alla base di questo diverso comportamento, di questo doppio canone, dell'essere duri e puri oltre Oceano, e disponibili dalle nostre parti? Forse un motivo c'è, se ci si intestardisce ad andare a cercarlo. Si chiama ''tassazione'', ovvero quello che le aziende che operano in Italia devono pagare, come parte del principio di base del vivere come comunità. Pagare le tasse per aiutare il Paese. Ora, nel 2020 Amazon ha pagato tasse per 345 milioni di euro. Una bella somma. Ma a fronte di quanti ricavi? E' qui che viene il bello: 7, 25 miliardi di euro. In breve, Amazon - ma lasciatesi un margine di errore - ha pagato in tasse circa un ventiduesimo dei suoi profitti. Al tirare delle somme, Amazon accetta di dialogare con i sindacati perché paga tasse talmente basse da consentire d'essere generosa. Bella forza...
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