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Ex Ilva, il futuro è azero: sì ai negoziati con Baku Steel

- di: Jole Rosati
 
Ex Ilva, il futuro è azero: sì ai negoziati con Baku Steel
I commissari dell’ex Ilva hanno dato il via libera alla proposta del consorzio azero guidato da Baku Steel, sostenuto dal governo dell’Azerbaijan. Ora la palla passa al governo italiano, che dovrà valutare l’accordo definitivo. Secondo fonti vicine al dossier, si tratta di un passaggio “non formale ma sostanziale”, che potrebbe segnare una svolta epocale per lo stabilimento siderurgico di Taranto.

La proposta azera: meno occupazione, più sostenibilità?
La proposta di Baku Steel prevede, a regime, circa 7.000 dipendenti effettivi, un numero inferiore rispetto agli attuali livelli occupazionali. Il piano industriale include l’utilizzo di un solo altoforno e due forni elettrici, con l’obiettivo di arrivare a tre forni elettrici nel medio periodo, chiudendo definitivamente l’altoforno. Questa transizione comporterebbe una riduzione della produzione, che potrebbe raggiungere al massimo 6 milioni di tonnellate annue, rispetto ai livelli precedenti.
Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso (foto), ha confermato che i commissari hanno richiesto l’autorizzazione per avviare un negoziato esclusivo con il consorzio azero. “I commissari mi hanno preannunciato che nella giornata di oggi invieranno una richiesta formale per essere autorizzati a un negoziato con il soggetto internazionale che ha fatto la proposta migliore, che verosimilmente sarà appunto quella della compagine azera”, ha dichiarato Urso.

Le preoccupazioni dei sindacati
Tuttavia non mancano le critiche e le preoccupazioni da parte delle organizzazioni sindacali. Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, ha espresso forti riserve: Le indiscrezioni che leggiamo sulla stampa sono preoccupanti perché si parla di un piano che rischia di distruggere la produzione di acciaio e di provocare migliaia di esuberi”. Palombella ha chiesto un incontro urgente con il governo per discutere i dettagli dell’offerta azera prima dell’avvio della trattativa.
Anche la Fiom Cgil ha sollevato dubbi sulla trasparenza del processo. Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom, ha dichiarato: “Apprendiamo dagli organi di stampa che il governo e i commissari straordinari hanno deciso di avviare la trattativa esclusiva con Baku Steel. Quanto discusso nell’ultimo incontro a Palazzo Chigi dell’11 marzo deve essere messo in pratica. Occorre mettere a conoscenza il sindacato della proposta di Baku Steel e di come i commissari intendano affrontare il negoziato”.

La posizione della Fim: attenzione al piano, non alla nazionalità
Valerio D’Alò, segretario nazionale della Fim, ha invece adottato un tono più pragmatico: “Non siamo affezionati al nome e alla nazionalità, ma saremo attentissimi al piano proposto”. D’Alò ha sottolineato l’importanza di un approccio che tenga conto non solo degli aspetti economici, ma anche della salvaguardia dei posti di lavoro e della sostenibilità ambientale. “La proposta della cordata azera rappresenta un’opportunità significativa per il futuro dell’ex Ilva e dell’industria siderurgica italiana”, ha aggiunto, ribadendo però che “è essenziale che le scelte siano fatte con la massima attenzione”.

Il ruolo dello Stato e la partecipazione indiana
Un altro aspetto cruciale è il ruolo dello Stato italiano nel futuro dell’ex Ilva. Secondo fonti vicine al dossier, è prevista una quota statale del 10% in capo a Invitalia, con una norma ad hoc che verrà definita durante la negoziazione. Inoltre, non è esclusa una partecipazione indiana, con l’ingresso di Jindal Steel International nel consorzio.

Prossimi passi: negoziati e approvazione
Nei prossimi giorni il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) e Palazzo Chigi saranno chiamati a valutare l’offerta e a dare il via libera definitivo. Parallelamente, si aprirà una fase di negoziazione con i sindacati, che chiedono garanzie su occupazione, investimenti ambientali e tecnologici.
La partita è delicata e il governo dovrà bilanciare le esigenze economiche con quelle sociali e ambientali. Come ha sottolineato D’Alò, “la sfida è grande, ma con un approccio condiviso e responsabile è possibile costruire un futuro migliore per l’industria italiana”.

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