Yulin, il festival dell’orrore: diecimila cani e gatti massacrati in nome della tradizione

- di: Barbara Leone
 
Oggi è il giorno più lungo dell’anno. Per molti è una giornata speciale: si festeggia l’inizio dell’estate, la Musica e pure San Luigi Gonzaga, protettore dei giovani e degli studenti. Per me, ormai da alcuni anni, è un giorno opprimente e tetro, che puntualmente mi toglie il sonno e m’arreca un insopportabile dolore fisico alla bocca dello stomaco. Un dolore che, però, è zero in confronto a quello che devono sopportare i cani e i gatti a Yulin. E dire che in tanti avevamo sperato che il vento fosse cambiato, e che il Covid almeno una cosa buona ce l’avesse regalata: la fine dei maledetti wet market, i cosiddetti mercati “umidi”, dove umido sta a significare bagnato dal sangue. Quei mercati dell’orrore da dove, chissà, forse è partita la pandemia che ha messo in ginocchio il mondo intero. Così non è stato. I wet market continuano ad esistere, e con essi il festival della carne di cane. Che poi è assurdo, hanno pure il coraggio di chiamarlo festival come se si trattasse, che ne so, di canzoni o film. E invece si tratta di vite, di anime innocenti e pure. Che a partire da oggi e per dieci lunghissimi giorni verranno massacrate, torturate, annientate come nel peggiore degli olocausti. Dieci giorni d’inferno, durante i quali migliaia e migliaia di cani e gatti verranno sgozzati, scuoiati e bolliti vivi, perché la paura - dicono - rende la loro carne migliore. 

Ora, fermo restando che per me la vita di un cane è uguale a quella di un coniglio, di un maiale o di un vitello. E però mi sarei pure rotta le scatole del solito, trito e ritrito benaltrismo al grido di “allora noi?”. E mi sarei ancor di più rotta le scatole del “tutto è consentito” in nome delle tradizioni e del rispetto per gli altri popoli. So benissimo quello che succede nei nostri macelli. E so benissimo quanto crudeli possono essere anche le tradizioni occidentali, a cominciare dalla corrida o dall’italianissimo palio di Siena. Giusto per citare i primi che mi vengono in mente. E non solo tutto ciò mi fa orrore, ma mi comporto di conseguenza. Però leggere qua e là che bisogna rispettare le usanze degli altri perché anche noi abbiamo la sagra della porchetta mi fa letteralmente avere un travaso di bile. Fosse per me la sagra della porchetta et similia non esisterebbero. Ciò detto, quello che in questi giorni succede a Yulin va al di là di ogni immaginazione. Ed è inaccettabile per chiunque. E non bisogna di certo essere animalisti né tantomeno vegetariani o vegani per condannarlo. Come se poi l’essere animalisti debba esser quasi considerata una vergogna. Io non sono animalista. Detesto tutti gli ismi e le catalogazioni. Io amo e rispetto ogni creatura, dalla più piccola alla più grande. E provo un dolore indicibile per le sofferenze che noi esseri (dis)umani infliggiamo ai nostri fratelli animali, che hanno l’unica colpa d’essere deboli e indifesi di fronte alla nostra (dis)umanissima crudeltà. Non esiste uno straccio di giustificazione per tutto quest’orrore. Quello che oggi si sta per consumare in Cina è un olocausto. Sì, un vero e proprio olocausto. E lo grido fortemente e con cognizione di causa.

Perché lo dico fuori dai denti: la vita di un essere umano e di un animale hanno pari dignità. Quello di Yulin è un olocausto, un massacro, un inferno in Terra che il mondo nel 2022 non può e non deve accettare per nessun motivo. E non me ne frega una mazza nemmeno del politicamente corretto. I cinesi non sono tutti così? Bene, che tirassero fuori il carattere una volta per tutte, visto che quando si vogliono imporre lo sanno fare benissimo. Perché non mandano l’esercito a Yulin, dal momento che il 70% dei cinesi si dice contrario a questa barbara usanza? E dal momento che due anni fa, in piena pandemia, il governo cinese aveva vietato la vendita di carne di cane e gatto in quanto animali da compagnia? La verità è che non gliene frega niente. La verità è che bluffano, raccontano balle e fanno i pesci in barile solo per acquietare gli animi di chi, a torto o a ragione non mi interessa, li ritiene responsabili della pandemia. I numeri sono inimmaginabili. Secondo la Humane Society International sono più di 10.000 i cani e gatti macellati ogni anno a Yulin. Randagi, ma anche rubati dalle abitazioni private. Sotto gli occhi del mondo che non alza un dito. Sì ok, ci sono fiumi e fiumi di petizioni. Ci sono anche tanti volontari che ogni anno, a rischio pure di finire in galera, vanno lì anche solo per salvare dieci o venti cani o gatti.

Sì ok, ci sono gli appelli anche di personaggi famosi. Ma evidentemente tutto questo non basta, visto che ogni santo, anzi maledettissimo, anno l’orrore di Yulin si ripete implacabile in tutta la sua barbara e incivile crudeltà. Possibile che nel 2022 non si possa fare nulla a livello istituzionale? Forse semplicemente ci si vuole foderare gli occhi di prosciutto, giusto per restare in tema macellazione. Perché gira che ti rigira i cinesi meglio non farseli nemici. E chi se ne frega se ciò significa essere in qualche modo complici di un massacro che non conosce eguali. In nome delle tradizioni, del rispetto delle usanze dei popoli e di tutte ste menate varie. Silenzio assenso, tanto occhio che non vede cuore che non duole no? Facendo forza su me stessa l’anno scorso ho visto alcuni video pubblicati da Davide Acito, un coraggioso ragazzo animalista che ogni anno vola fin lì per cercare di strappare qualche anima a quel massacro. Mi sono imposta di vedere con i miei occhi ciò che documentava. E vi chiedo di farlo, perché una volta visto nessuno, se ha un briciolo di cuore, potrà mai voltarsi dall’altra parte e tacere. Diversamente non ci sarà mai fine a quest’orrore, così come non ci sarà fine a tutti gli orrori provocati dall’essere umano. Sono sfinita, annichilita, distrutta. Mi arrendo. Posso solo pregare il Padreterno, o chi per lui, di accelerare la morte di queste povere anime innocenti e pure. Che in Paradiso loro ci andranno di sicuro. Noi quasi sicuramente no.
Il Magazine
Italia Informa n° 2 - Marzo/Aprile 2022
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