Speciale Quirinale: Giorgia Meloni, centrodestra addio

- di: Redazione
 
Ci sono un paio di parole che, nella furente filippica con cui Giorgia Meloni ha annunciato che Fratelli d'Italia avrebbe votato per il suo candidato di bandiera, Carlo Nordio, restano impresse perché sono chiarificatrici del suo stato d'animo e di come, da oggi fino allo spirare della legislatura, si riserva libertà totale per aggredire la leadership del centrodestra, anche se ormai non ne esiste uno, come lei ha detto.

La prima parola è ''granitico'', per come ha definito il suo partito su cui, sembra volere avere ribadito, ha un controllo totale fondato sulla convinta condivisione di obiettivi e strategie. La seconda è un sostantivo, guerra - peraltro usato in precedenza da Ignazio La Russa, evidentemente ascoltato consigliere del ''capo'' -, la sola situazione per lei che giustifica l'eccezionalità della conferma di un presidente della Repubblica alla fine del mandato.  

Il furore delle sue frasi è stato tale da segnare un definitivo (ma in politica nulla è più incerto delle promesse)  allontanamento da una aggregazione, il centrodestra, che non  ha più ragione d'esistere, visto come Matteo Salvini ha inteso l'alleanza, cioè qualcosa di cui fare politicamente quel che vuole.

Ora Fratelli d'Italia si trova nella condizione migliore per sgretolare importanti porzioni dell'elettorato della Lega e anche di Forza Italia

Giorgia Meloni (che ha dato una personale interpretazione del ''cambiare tutto per non cambiare niente'', di gattopardiana memoria) proprio non ci sta e lo ha detto a chiare lettere, quasi a volere evitare che qualcuno equivocasse le sue parole. L'obiettivo, mai chiamato per nome e cognome, è stato chiaro, Salvini, di cui evidentemente il presidente di FdI non ha affatto condiviso la scelta maturata nelle ultime ore quando, persa sanguinosamente la guerra per intestarsi la prossima presidenza della Repubblica, ha preferito saltare sul carro di Sergio Mattarella, che però era già partito nelle votazioni di giovedì, quando la candidatura di Elisabetta Casellati si è risolta in una umiliante sconfitta per lui, ma anche per le ambizioni del presidente del Senato. 

Anche il coup de theatre del nome di Elisabetta Belloni è naufragato miseramente, sotto i colpi delle perplessità di eleggere capo dello Stato chi, sino a ieri, guidava i nostri servizi segreti.  

Ora Fratelli d'Italia si trova nella condizione migliore per sgretolare importanti porzioni dell'elettorato della Lega e anche di Forza Italia, rivendicando Giorgia Meloni (per come ha già fatto) la compattezza del suo partito e la fedeltà a valori che altri hanno tradito. Un gioco che, da qui alla fine della legislatura, potrebbe pagare molto, anche perché ormai Salvini è in palese difficoltà, al punto che rischia di perdere per strada l'appoggio di pezzi importanti del suo movimento, ma anche di ufficializzare in modo fragoroso il dissenso che da molti mesi serpeggia soprattutto in chi vede nell'azione del ''Capitano'' una partita giocata solo per sé stesso, magari per riconquistare lo smalto perduto. E se si pensa che, quando ancora non era cominciata la votazione che ha sancito l'elezione di Mattarella, Giancarlo Giorgetti ha chiesto e ottenuto un incontro con il premier Draghi, alla presenza di Salvini, si capisce che Meloni potrebbe avere un'autostrada davanti per ritagliarsi addosso le vesti del leader del centrodestra.
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Italia Informa n° 5 - Settembre/Ottobre 2022
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