Se l'opinionista insulta l'intelligenza

- di: Barbara Leone
 
I virologi che cantano in tv, un generale che si occupa dei vaccini ed un cantante senz’arte né parte che ci spiega la guerra. Houston… abbiamo un problema. Ed il problema non è Povia, che poverino è quello che è. E pure come cantante non è che abbia sfornato questi capolavori memorabili. E non era nemmeno Montesano quando delirava sul covid, o Alba Parietti che in televisione disquisisce pure di fisica quantistica. No. Il problema non sono loro. Il problema è l’opinionista: ma che lavoro è? 

Tutti abbiamo un’opinione su politica, pandemia, guerra o tiro al piattello. Ma ovviamente ci manca l’autorevolezza per poterne parlare in certi luoghi. Perché un conto è l’agorà intesa come la piazza davanti al fruttarolo. Un conto è quella televisiva dove si fa, o si dovrebbe fare, informazione. E l’autorevolezza è data dalla conoscenza, dalla competenza guadagnata sul campo, dall’essere specializzati in qualcosa. Perché mica siamo onniscienti, no? E invece ci hanno fatto credere che uno vale uno. In economia, in medicina, in geopolitica e pure in matematica analitica ed escatologia cristiana. Col risultato che in prima serata su una rete nazionale ci ritroviamo Povia che pontifica sulla guerra con delle perle d’acume e saggezza da far invidia a Lacoste (il geografo, non quello delle magliette).

Il problema è l’opinionista: ma che lavoro è? 

Una su tutte, testuali parole: il più irresponsabile in questo momento dopo 18 giorni di guerra, quanto Putin se non più di Putin, è Zelensky che dovrebbe abdicare al trono. Del resto si parlava di Stato sovrano, quindi non fa una piega! E uno così, previo gettone, viene chiamato a dire la sua in tv davanti a milioni di spettatori. Fa opinione, lui. Povia, quello dei piccioni. E magari la zia Bertilla da Strangolagalli tra un uncinetto ed un ragù gli fa pure l’applauso. Perché il nocciolo della questione è tutto qui: un tempo l’arroganza, che quasi sempre fa rima con ignoranza, del sotuttoio si limitava al bar del paese. Adesso viene sdoganata, con tanto d’invito, in tv. 

Ora: ci sta pure che a parlare di pallone, canzonette o tette al silicone ci vada un Povia qualunque. Ma che un argomento complesso e delicato come la guerra, che manda in crisi pure chi ne mastica tutti i giorni, venga fatto affrontare a codesto tanghero non lo si può veramente accettare. E che lo faccia uno spazio dedicato all’informazione è ancor più insopportabile, perché vuol dire legittimare ed avallare la tracotanza, l’analfabetismo funzionale e la cialtroneria che sta facendo sprofondare questo Paese in un Medioevo senza ritorno. E qui non c’entra il cosa dice, ma perché lo dice. Lui come tanti altri. A che titolo viene invitato? Cosa aggiunge un Povia al giudizio critico degli italiani? Dall’alto di quale scienza infusa sta lì? E soprattutto: perché?

Lui come tanti altri. A che titolo viene invitato?

Con un pizzico di malizia vien da pensare che personaggi così vengano chiamati apposta per creare scompiglio, per alzare gli ascolti e scatenare il web. Perché è impensabile credere che Giletti, o chi per lui, reputi autorevole il Povia pensiero su Putin, Zelensky, la Russia e il Donbass. Che magari fino a ieri credevano veramente che si trattasse del prete più basso della chiesa. Noi dal basso, quello vero, del nostro pensiero ci sentiamo più vicini a Socrate che a Povia, e come lui sappiamo di non sapere. Ecco perché siamo affamati di competenza, che di certo non è una garanzia ma perlomeno alimenta una sana e critica capacità di giudizio. Diversamente la prossima volta a parlare di astrofisica o di investimenti finanziari ci mandiamo il gatto di nostro cugino. Sempre meglio del piccione, no?
Il Magazine
Italia Informa n° 2 - Marzo/Aprile 2022
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