Outlook Trimestrale: cosa ci aspettiamo sui mercati nei prossimi mesi?

- di: Plenisfer Investments SGR
 
La nostra convinzione di fondo rimane che l’era di tassi bassi e dell’inflazione al 2% sia da dimenticare. In particolare, nel caso statunitense, è possibile che l’inflazione si assesti in un range compreso tra 4 e 5%, come peraltro dimostrato dall’indice PCE (Personal Consumption Expenditure) - ossia l’inflazione al netto del costo dell’energia e del settore alimentare. In questo caso dovremo capire se la FED continuerà in un’ulteriore stretta monetaria innescando una recessione o si fermerà nel rialzo dei tassi per contenere il costo del debito, accettando un’inflazione più alta.

In questa fase di repressione finanziaria in cui l’inflazione riduce il valore reale del debito e il rapporto tra debito e Pil - finché la crescita nominale del Pil è maggiore del costo del debito – pensiamo che l’inflazione rimarrà un elemento economico strutturale per gli anni a venire. L’aspettativa di una riduzione dei tassi, secondo noi, non è giustificata, nonostante il mercato sembri sempre aspettarsi un ritorno alla situazione 2009-2021 di stabilità dei prezzi, tassi prossimi alla fase discendente e crescita moderata.

Dal nostro punto di vista, infatti, basta prendere in considerazione alcuni fattori inflattivi e non compatibili con le performance registrate dalle Borse americane: tasso di disoccupazione USA ai minimi storici, salari reali ancora fermi e suscettibili di richieste di incrementi, spesa governativa in forte crescita. Se questo scenario dovesse dimostrarsi più resistente del previsto, avremmo delle conseguenze sui mercati azionari e sui prezzi dei bond.

D’altra parte, le aspettative sugli utili sembrano essere ancora robuste, mentre il livello degli spread corporate sembra essere inferiore ai massimi storici. Per gli asset rischiosi, pensiamo sia opportuno continuare a puntare su quei settori in cui è predominante l’elemento di scarsità strutturale dell’offerta (società energetiche, materie prime impiegate nella transizione energetica) e su trend di lungo periodo come quelli legati ai semiconduttori e alla trasformazione industriale in Europa. In generale, pensiamo che si tornerà a focalizzarsi sui titoli value rispetto a quelli growth, ad alta crescita, e, su asset reali (in primis materie prime), perché capaci di proteggere dall’inflazione.

Sul fronte obbligazionario, i governativi forniscono ancora rendimenti reali negativi, con alcune eccezioni come negli USA. Qui probabilmente vedremo gli effetti sia delle politiche monetarie e del Quantitative Tigthening, sia, soprattutto, della necessità di finanziare un deficit pubblico già debordante (6% del PIL. Fonte: Bloomberg) e atteso in ulteriore aumento a seguito degli investimenti previsti dall’amministrazione USA che dovrebbe portare il debito governativo dai 31 trilioni attuali a 35 nei prossimi anni (Fonte: Bloomberg).

Nel reddito fisso, preferiamo quindi il rischio di credito al rischio tasso, e in particolare il segmento corporate di qualità in settori con potenziale di crescita come l’energetico (soprattutto emissioni ibride), e in alcuni settori industriali con buona generazione di cash flow, o nel finanziario.
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