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Emergenza nazionale per il rincaro prezzi: batosta da oltre duemila euro a famiglia

- di: Barbara Bizzarri
 
Emergenza nazionale per il rincaro prezzi: batosta da oltre duemila euro a famiglia
Se continua così saremo conformi ai diktat europei: finalmente mangiatori di insetti, che si trovano gratis e ovunque e aficionados delle biciclette, o perfino indefessi camminatori: provateci voi, ingenui olandesi, ad andare in bici nei paesetti dell’Appennino. L’allarme suona ovunque, dal Manzanarre al Reno, o per meglio dire dal Po al Flumendosa, visto che il problema è soprattutto locale (dobbiamo stupirci?): in Italia non è più possibile fare la spesa o il pieno senza accendere un mutuo. I prezzi sono alle stelle a causa dell’inflazione e di speculazioni assortite, un binomio letale che sta letteralmente mettendo in ginocchio le famiglie dopo il periodo, peraltro neanche concluso, della pandemia. Le associazioni di consumatori lanciano un grido di dolore per quella che è, a tutti gli effetti, una vera emergenza: “Le nostre peggiori previsioni trovano purtroppo conferma nei dati Istat - spiega Carlo Rienzi, presidente di Codacons - L’inflazione al 6,8%, considerata la totalità dei consumi di una famiglia, si traduce in una stangata da +2.089 euro annui per la famiglia tipo, e addirittura +2.713 euro annui per un nucleo con due figli.

I prezzi al dettaglio, tuttavia, sono destinati a salire ancora nelle prossime settimane, come conseguenza dell’escalation dei carburanti che registrano nuovi record alla pompa: sulla crescita di benzina e gasolio pesano evidenti speculazioni e per tale motivo, di fronte all’immobilismo del Governo, abbiamo deciso di presentare un nuovo esposto ad Antitrust e a centoquattro Procure della Repubblica di tutta Italia affinché indaghino sui rincari ingiustificati di benzina e gasolio”. Non è da meno il presidente di Assoutenti, Furio Truzzi: "Siamo in presenza di una vera e propria sciagura destinata ad aggravarsi nei prossimi mesi. Il governo non può restare a guardare e deve adottare misure straordinarie a tutela delle famiglie e dell’economia, bloccando subito il prezzo dei carburanti e ricorrendo a tariffe amministrate per i beni primari come gli alimentari e l’energia”. Coldiretti, in occasione della diffusione dei nuovi dati Istat sull’inflazione a maggio, sottolinea un aumento del 7,6% per i beni alimentari rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. 

La categoria per la quale gli italiani spenderanno di più è la verdura, con un aumento di circa 80 euro, oltre a quelli per pane, pasta e riso, attestati a 60 euro, e carne e salumi, 55 euro in più rispetto al 2021. Seguono frutta, pesce, latte, formaggi, uova, olio, burro e grassi. Tutto, in pratica. Ettore Prandini, presidente della Coldiretti, ribadisce: “Occorre lavorare da subito per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione, come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni”. Da sottolineare, inoltre, che l’aumento dei costi colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne: più di un’azienda agricola su dieci (11%) è in una situazione tale da dover chiudere e ben circa 1/3 del totale nazionale (30%) è costretta a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi di produzione, perché si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio. Numeri da scatenare il panico: cosa ne sarà della nostra agricoltura? Urge correre ai ripari e bisogna farlo subito, se vogliamo evitare tavole da piaga d’Egitto: imbandite di locuste.
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