Confimprese conferma la tenuta del retail: 1.650 aperture nel II semestre

- di: Barbara Leone
 
Una crescita netta del numero dei punti vendita di 2.900 unità rispetto al 2022, di cui 1.650 nel II semestre, equamente divisi tra diretti e in franchising. E’ quanto stima la lettura dei dati del Centro studi Confimprese, in collaborazione con Global Strategy, sull’anno in corso. Non c’è stata una revisione delle previsioni di inizio anno. Il trend è positivo e mostra la tenuta del commercio, nonostante i segnali poco confortanti che arrivano dal contesto geopolitico internazionale e dalla modesta crescita dei consumi. In particolare, i dati di aperture del II semestre 2023 sono in miglioramento sullo stesso periodo 2019 in cui le aperture si erano fermate a 820. Questi dati presentati nel corso della 7° edizione del Retail Summit Confimprese-Jakala.

A fronte, dunque, di un andamento dei consumi che mostra segnali di rallentamento, le aziende retail puntano sull’allargamento della rete distributiva, anche nell’ottica di una rivitalizzazione dei punti vendita, grazie a un modello di business che la trasformi da vertical retailer a phygital marketplace per ospitare marchi esterni adatti a soddisfare i diversi stili di vita del consumatore.

«Nonostante il successo dell’online – afferma Mario Resca, presidente Confimprese (oltre 450 brand commerciali, 90mila punti vendita, 800mila addetti) – e sia pure nelle difficoltà che il Paese sta attraversando, il retail da segnali di positività. Le nostre insegne hanno reso più vivi i centri città e i centri commerciali aprendo una media di circa 1000 negozi dal 2019 al 2022. Il 2021 è stato un anno di razionalizzazione per il retail, messo in ginocchio dalla pandemia e dalle chiusure prolungate degli esercizi commerciali, mentre il 2022 si è aperto con una maggiore consapevolezza sulla strategia da seguire per il rafforzamento della rete distributiva. Eventuali rallentamenti nei piani di sviluppo si vedranno nel 2024».

Più precisamente, le aperture punti vendita sono stata 1.650 nel II semestre 2023, 1.050 nel II semestre 2022, 920 nel II semestre 2021 e 820 nel II semestre 2019.

«L’esperienza di acquisto fisica e quella digitale sono sempre più sinergiche, aumentate dall’intelligenza artificiale e dai cambiamenti dettati dalla trasformazione tecnologica – commenta Marco Di Dio Roccazzella, general manager Jakala -. I grandi retailer continueranno a guidare il settore per soddisfare il cliente e regalare un’esperienza d’acquisto sempre più gratificante e soddisfacente in ogni passaggio, tenendo conto di tutti gli aspetti, anche quelli emozionali. L’innovazione continuerà a evolversi. Anche grazie all’intelligenza artificiale, si approfondirà il dialogo con il cliente, il prezzo di vendita sarà sempre più corretto e adeguato, tenendo conto dell’andamento dell’inflazione. I processi operativi e l’ottimizzazione dei costi saranno definiti in modo puntuale e la creazione dei contenuti creativi sarà supportata e accelerata. Come già accade negli Stati Uniti, molto presto la robotica, scienza che già viene utilizzata in diversi settori come, economia e sanità, entrerà nel retail per ridefinire i modelli di business».

Il trend di chiusura di punti vendita si conferma debole anche nel II semestre 2023, con un numero di chiusure previste che si attesta a circa l’1%. Le cause rimangono legate alla riduzione dei ricavi per 6 aziende su 10, mentre il 40% ha in programma interventi di razionalizzazione della rete distributiva. L’esiguo numero si distribuisce equamente tra centri commerciali, outlet, retail park e vie dello shopping nelle grandi città e negozi di prossimità nelle città di provincia. Le chiusure risultano principalmente dettate dalla riduzione dei ricavi (indicata da quasi 6 aziende su 10 in linea con il I semestre) e dai processi di razionalizzazione della rete (44% dei rispondenti). Le chiusure dettate dall’eccessiva onerosità della location calano di circa il 20% rispetto a quanto registrato nel I semestre 2023. L’elemento di criticità segnalato dal rapporto Confimprese è la mancanza di personale che rischia di penalizzare lo sviluppo distributivo. Alla base associativa Confimprese mancano 3 mila persone tra personale di vendita, magazzino, cassieri, cuochi, addetti di sala, alla griglia e camerieri. Spesso per attrarli, trattenerli e combattere l’assenteismo presente in tutti i settori merceologici, i direttori hr mettono a punto strategie mirate di incentivazione e rewarding. Le difficoltà maggiori per la ricerca di manodopera si riscontrano al Nord. Più ricettivo il Sud, che al momento rappresenta un serbatoio da cui attingere risorse.

Nei canali di vendita, si conferma la strategia riscontrata nel I semestre 2023 con una predominanza di retailer di abbigliamento-accessori pari al 91% e della ristorazione (80%) che dichiara di aprire all’interno dei centri commerciali. Tale evidenza è anche frutto dell’impegno da parte dell’industria dei centri commerciali di ripensarsi per diventare sempre più luoghi di aggregazione, e non solo di consumo, e contrastare così l’avanzata dell’e-commerce. Le vie dello shopping e i negozi di prossimità sono il canale privilegiato per l’80% degli operatori di altro retail (casa-arredo, ottica, entertainment, benessere e cura persona, elettronica). La percentuale scende al 60% per la ristorazione e al 45% per abbigliamento–accessori. In controtendenza con l’andamento degli ultimi mesi, in cui ha subito una brusca battuta d’arresto, il settore abbigliamento-accessori registra un buon trend di aperture con una prevalenza di punti vendita in franchising. A cominciare dal gruppo Teddy Group (Terranova, Rinascimento, Calliope) che stima 43 nuovi punti vendita entro la fine dell’anno, di cui 24 in franchising e 19 diretti. Segue Inticom (Yamamay, Carpisa) con 20 nuovi esercizi commerciali prevalentemente in franchising (14) e Compar con 16 aperture di cui 6 diretti e 10 in franchising. Se segnalano anche le 9 aperture di Stroili e le 6 di Primadonna.

La ristorazione, che ha goduto di un periodo di crescita tanto da avere superato già nel mese di luglio i livelli pre-pandemia con un +6% sul 2019, frena sui piani di espansione nel II semestre 2023. L’azienda che apre il maggior numero di ristoranti di proprietà pari a 16 è Porcavacca, casual food toscano specializzato nella cucina a base di carni selezionate. Segue 101 Caffè con 15 solo in franchising. Anche Penta Group continua nelle aperture di punti vendita a marchio La Yogurteria, ne prevede 11 entro la fine dell’anno. Numeri più contenuti per Befed, attivo nel galletto cotto alla brace, che apre 4 pub e per Capatoast, catena di toasterie, che prevede 3 nuovi punti vendita. In altro retail (arredo casa, ottica, entertainment, elettronica, telefonia, salute & benessere) il gruppo spagnolo Thc (La casa de las Carcasas), specializzato nella vendita di accessori per telefonia, apre 20 nuovi negozi di proprietà diretta. Jean Louis David apre 9 saloni di bellezza di cui 7 in franchising, mentre, Equivalenza, etailer spagnolo specializzato nelle profumerie, conta su 7 negozi al pari di Wind Tre. Seguono L’Erbolario con 6, Morellato e Nashi Argan con 5 punti vendita.

L’Osservatorio martech consumer&executive di Jakala indica alcuni trend chiave per analizzare questo scenario. In un momento di crescente pervasività del digitale, anche in chiave transgenerazionale, gli advanced analytics & AI giocano un ruolo chiave per la maggior parte dei retailer (85%) nel processo di personalizzazione dell’esperienza cliente. E se oggi l’87% dei retailer afferma che sia proprio la personalizzazione un fattore chiave di successo, solo un’esigua percentuale di consumatori (39%) ritiene di vivere esperienze realmente personalizzate. Nuove logiche di prossimità spingono i consumatori a spostarsi più lontano per approfittare di sconto e promozioni. Il 32% dei consumatori dichiara di acquistare online per un terzo dei propri consumi. Il 37,4% sceglie l’online perché è più economico, veloce ed efficiente.

L’intelligenza artificiale generativa avrà impatti rivoluzionari e trasversali su tutti gli aspetti della nostra società e di conseguenza su tutti i settori economici, compreso quello del retail.  Il modo in cui interagiremo con la tecnologia cambierà drasticamente, produrremo e consumeremo molte più informazioni e contenuti. In un mondo così ricco di dati, organizzazione, persone e competenze sono strategici: a fronte di una crescente difficoltà nel ritenere e reclutare key people e talenti (osservata dall’81% dei retailer), infatti, una crescente percentuale di rispondenti (62%) è consapevole di come commitment e motivazione del personale siano alla base di performance economica e esperienza consumer eccellente.

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