Cala il disagio sociale ma il pericolo inflazione resta. Venerdì associazioni consumatori in piazza contro il caro vita

- di: Barbara Leone
 
Disagio sociale in calo. Stando infatti ai dati elaborati dall’Ufficio Studi Confcommercio-Imprese, ad aprile l’indice del disagio sociale è diminuito di sette decimi di punto rispetto a marzo attestandosi ad un valore stimato di 16,1. Un dato che è stato sicuramente condizionato dai recenti interventi del governo per calmierare il rialzo dei prezzi energetici. “In linea con quanto registrato negli ultimi mesi - ha detto il direttore dell'Ufficio Studi Mariano Bella - l’andamento dell’indicatore continua ad essere determinato in misura quasi esclusiva dalla componente inflazionistica. Le prime stime relative all’andamento dei prezzi al consumo nel mese di maggio, che segnalano una nuova accelerazione, confermano le difficoltà di riportare l’inflazione su tassi di crescita più contenuti. Il permanere di questa dinamica espansiva - ha osservato Bella - rischia, nei prossimi mesi, di riflettersi, in negativo, sui comportamenti dei consumatori, sulle possibilità di recupero dell’economia e sul mercato del lavoro. Elementi che potrebbero produrre un nuovo e significativo ampliamento dell’area del disagio sociale”. Ad aprile i prezzi dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto hanno mostrato un temporaneo ridimensionamento scendendo al 5,8% annuo dal 6,5% di marzo. Il dato risente in larga misura della riduzione della accise sui carburanti. I primi dati di maggio segnalano, sulla scia degli aumenti dei prezzi nel settore alimentare e di una ripresa degli energetici, una nuova accelerazione. Sul fronte occupazione, l’Ufficio Studi Confcommercio-Imprese sottolinea che ad aprile il tasso di disoccupazione ufficiale si è confermato all’8,4%. Il dato è sintesi di una limitata riduzione degli occupati (-12mila unità su marzo) e del numero di persone in cerca di lavoro (-17mila unità in termini congiunturali). A questa evoluzione si è associata una moderata crescita degli inattivi (+34mila unità su marzo). Nello stesso mese le ore autorizzate di CIG sono state oltre 34,1 milioni, a cui si sommano oltre 11,5 milioni di ore per assegni erogati dai fondi di solidarietà. In termini di ore di CIG effettivamente utilizzate, destagionalizzate e ricondotte a ULA, si stima che questo corrisponda a 75mila unità lavorative standard. Il combinarsi di queste dinamiche ha determinato un tasso di disoccupazione esteso pari al 9,4%.

La situazione, insomma, è tutt’altro che rosea. Tanto più che dall’Istat oggi non arrivano buone notizie. Secondo le nuove previsioni dell’Istituto nazionale di statistica evidenziate nel report “Le prospettive per l’economia italiana 2022-2023” il Pil italiano continuerà a crescere ma a passo più lento rispetto alle stime del governo: nel 2022 salirà del 2,8% e nel 2023 dell'1,9%. Questo perché il caro energia continua a spingere l’inflazione. “Un allarme che il Governo non può ignorare - ha detto il presidente di Assoutenti Furio Truzzi -, e che deve portare a misure urgenti per contenere l’emergenza inflazione. Siamo in presenza di una situazione eccezionale che deve essere affrontata con misure straordinarie, a partire dalle tariffe amministrate per un paniere di beni e servizi essenziali, come alimentari, energia, benzina, gasolio, Gpl”. Sulla stessa linea il Codacons: “Le previsioni dell’Istat sul futuro dell’economia del nostro Paese sono del tutto inquietanti - ha detto il presidente Carlo Rienzi -. Il rapporto dell’Istat conferma i nostri allarmi sulla crescita a lungo termine dell’inflazione, che non è certo un fenomeno temporaneo ma un allarme destinato a proseguire nei prossimi mesi, generando un costante impoverimento delle famiglie - ha aggiunto Rienzi -. Gli effetti di tale quadro si faranno sentire sul potere d’acquisto e sui consumi, e provocheranno danni ingenti alla nostra economia, frenando la crescita. Proprio l’allarme dell’Istat sull’inflazione deve portare il Governo ad adottare misure più incisive ed efficaci per fermare l’escalation dei listini dei carburanti, calmierare i prezzi al dettaglio dei generi di prima necessità come gli alimentari e combattere le speculazioni sui listini, che salgono non solo per effetto del caro energia, ma anche per illecite manovre compiute sui mercati”. Proprio per protestare contro il caro vita tutte le associazioni dei consumatori scenderanno in piazza venerdì a Roma e nelle principali città italiane, e chiederanno al Governo l’adozione di un pacchetto di misure per salvare i bilanci delle famiglie e sostenere il potere d’acquisto dei cittadini.
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