Eccone un altro: Albano non trova personale a causa del reddito di cittadinanza

- di: Barbara Bizzarri
 
Albano dichiara di non trovare manodopera a causa del reddito di cittadinanza, e propone l’apprendistato in fabbrica per i dodicenni. Se ne si sentiva la mancanza, di un altro milionario che ci insegnasse come vivere, che illuminasse il pueblo, soprattutto quello più bisognoso, dall’alto della sua azienda dai guadagni milionari e dei concerti urbi et orbi, dalla Russia agli USA senza soluzione di continuità. Ci mancava di sentirci dire da chi ancora non si capisce che lavoro faccia la sua privilegiata prole, a parte viaggiare e spassarsela, che a 12 anni i figli di un fantomatico signor nessuno possono accomodarsi in fabbrica per capire la vita vera, come se non gli fosse sbattuta in faccia in ogni giorno. Strano che, dopo aver capito la sua forma mentis, tutta Cellino non si stia strappando i capelli per correre a lavorare da lui.  Come si suol dire, chi ha la pancia piena non crede all’affamato e, caso strano, a scagliarsi contro il reddito di cittadinanza, sono proprio quelli che non ne hanno bisogno, che vivono condizioni di privilegio, che invocano la solita corruttibilità dell’animo italico per fare di tutta l’erba un fascio e tornare a elargire a pizzettari e baristi due euro l’ora. Allora che si fa? Togliamo anche l’accompagno ai disabili, visto che si vive in un Paese di finti invalidi sostenuti da medici compiacenti che gabbano da decenni l’intero sistema? Chi invoca la durezza vive nella esosfera, del resto non si sente l’olezzo proletario dalle terrazze di Capalbio, chi invoca gli 80 euro sufficienti, secondo lui, per 2 settimane di spesa è lo stesso che frigna se gli si tolgono i ricchi appannaggi del governo: sia mai debbano mettersi a fare le cucitrici, prima che il Titanic affondi. Se esistono funzionari corrotti che danno il reddito di cittadinanza - tanto, mica sono soldi loro - a chi non ha diritto, non è certo colpa di chi ne ha bisogno ma di chi ci guadagna. Umiliare chi si trova in difficoltà è da vigliacchi: si dovrebbe pregare di non averne mai necessità.

Quanta demagogia becera sulle disgrazie altrui, e però tutti zitti sui veri costi che affliggono il Paese

Quanta demagogia becera sulle disgrazie altrui, e però tutti zitti sui veri costi che affliggono il Paese, mentre si continuano a cercare coltivatori di cotone per poi lanciare strali contro una misura governativa che esiste da decenni in tutti i Paesi civili: è una buona ragione per chi non ha di che sopravvivere? Lo schiavismo è finito, e dovrebbero capirlo soprattutto quelli che millantano di cercare lavoratori retribuiti con duemila euro al mese e di non trovarli a causa del reddito, senza che ci sia uno straccio di qualcuno che si prenda la briga di verificare l’erogazione della misura e ribattere a questi tycoon che dicono di pagare un barista quanto un professore (fatemi vedere la busta paga di questi fortunelli, e poi ne riparliamo). A parte che un giovane con un minimo di sale in zucca ha già fatto le valigie da un pezzo e quindi le difficoltà di reperimento sarebbero da cercare, più che a causa del rdc, nell’espatrio forzato, evidentemente questi tizi ignorano, ed è ora che qualcuno glielo dica, che ottenere il rdc è praticamente impossibile e che viene concesso a chi non ha nulla, a parte la propria riverita persona e la fame nera: basta possedere un garage, e si è già fuori dal novero degli aventi diritto. Certi imprenditori, forti di conoscenze, fortune familiari e gestioni spigliate, dovrebbero creare vere opportunità lavorative, senza incentivare invece, dall'alto della propria condizione privilegiata, una nuova schiavitù. Inutile stracciarsi le vesti come se non si sapesse in che modo si trova lavoro in Italia, come dimostra la storia di un altro duro e puro: «Vuoi diventare Alessandro Borghese? Devi lavorare sodo. A me nessuno ha mai regalato nulla. Mi sono spaccato la schiena, io, per questo lavoro che è fatto di sacrifici e abnegazione». Che belle parole, però è notizia assai recente che l’eroe non abbia disdegnato di farsi segnalare da mammà per lavorare con Vissani: ma come, non era andato a lavorare gratis sulle navi da crociera, dicendo che è quella è la strada che deve seguire l’aspirante supereroe da cucina, però senza avere la rete di salvataggio costituita da parentele e amicizie influenti, altrimenti come si formano gli Achille del piano cottura? Stessa solfa per ignari possessori di ville milionarie che invocano la sacralità del sudore sulla fronte: degli altri però, loro preferiscono percepire regalie. È inconcepibile nel Paese della brutta figura (intraducibile in altre lingue) che qualcuno dichiari pubblicamente lo stato di bisogno, è un’onta e una vergogna, si deve sempre fare finta di niente e gettare fumo negli occhi, poi, se ogni tanto ci scappa il suicida, perché è difficile convivere con la disperazione, allora ci si stupisce e ci si batte il petto. Ipocriti. Sarebbe ora di smettere di coltivare soltanto il proprio orto, e pazienza per gli altri: guelfi e ghibellini, come direbbe Totò.  “Dividi et impera” qui è il gioco più facile del mondo, e regolarmente ci cascano tutti. Il reddito di cittadinanza non sarà certo la soluzione, però è forse quanto di meglio sia mai stato realizzato finora e, in attesa della città di Platone, meglio accontentarsi. Con buona pace di Albano.  
Il Magazine
Italia Informa n° 2 - Marzo/Aprile 2022
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