Crisi energetica: governo, 30 miliardi a favore di famiglie e imprese

- di: Diego Minuti
 
''Si è voltata la pagina'' è una frase ormai abusata, cui si fa ricorso quando qualcuno cambia qualcosa rispetto al passato. Quindi, dire che - alla luce della conferenza stampa di ieri di Giorgia Meloni, al termine del Consiglio dei ministri - l'Italia cambia pagina sarebbe cedere alla pigrizia, accontentandosi di una definizione che è anche troppo imperfetta. Invece, le parole di Meloni meritano attenzione perché segnano una discontinuità con l'eredità che le è stata lasciata dal governo precedente, ma in fondo anche da altri. Innanzitutto, l'esecutivo vuole mettere mano da subito alla delicatissima partita energetica, decidendo che, nel Nadef (la nota che interviene sul testo del documento di economia e finanza), sia presente una nuova soglia dell'indebitamento netto, che sale al 4,5, ma che entro il 2025 dovrà riattestarsi sul 3%. Una decisione  che, come ha detto Meloni, è ''una scelta importante'' che ''ci consente di liberare 22- 23 miliardi che ugualmente intendiamo usare in via esclusiva per il caro energia''. Questi artifizi contabili e finanziari consentiranno al Governo di avere 30 miliardi da utilizzare per tamponare le normi falle nei bilanci di aziende e famiglia aperte dalla crisi energetica. 

Il Cdm approva la Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza

Per l'anno in corso, ci sono ulteriori nove miliardi e mezzo (grazie anche all'extragettito dell'Iva) che, già dalla prossima settimana, saranno utilizzati sul caro energia. Ma il Consiglio dei Ministri ha deciso altro. Anzi, ben altro, perché ha disposto una netta inversione di tendenza, sempre restando in materia di energia, sull'estrazione di gas ''italiano''. Nessun sorriso, non si tratta di autarchia o di sovranismo energetico, ma solo di una scelta che non aveva alternative, perché anche l'Italia ha le sue riserve di gas (in Adriatico), che però, per una scelta ambientalista, ma fortemente condizionata da implicazioni ideologiche, era stato deciso di non utilizzare.  Giorgia Meloni ha detto che, con un emendamento al decreto ''Aiuti'', in fase di conversione, ci si riappropria della "la possibilità di liberare alcune estrazioni di gas italiano facilitando le concessioni in essere e immaginandone nuove. Chiederemo ai concessionari che dovessero aderire di mettere a disposizione, in cambio, da gennaio gas tra uno e due miliardi di metri cubi da destinare ad aziende energivore a prezzi calmierati".  E' forse questa la decisione del Consiglio dei Ministri di maggiore impatto emozionale, perché sottolinea che il governo (il tempo dirà se avrà avuto ragione) ha deciso di cambiare rispetto a scelte del passato che oggi, con la massima considerazione per le motivazioni di chi le aveva volute, appaiono non più sostenibili, a fronte di una crisi che è globale e di cui, peraltro, si intravede una fine lontana ancorché difficile. 

Meloni: "Con la Nadef 30 miliardi per il caro energia fino al 2023"

Quando disposto dal CdM è quindi un forte segnale di quella discontinuità che Giorgia Meloni ha voluto fosse la base del suo governo. Discontinuità nel merito delle decisioni, ma anche nella capacità di reagire in tempi brevissimi al manifestarsi dei problemi, che sono tantissimi e che comunque il primo ministro non vuole sottovalutare o peggio ignorare. Con l'emendamento sull'estrazione di gas, che verrà presentato come emendamento al dl aiuti ter,  ha poi specificato il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, "viene autorizzata l'estrazione da giacimenti nazionali con capacità sopra a 500 milioni di metri cubi.  Potenzialmente si stima una quantità di 15  miliardi di metri cubi sfruttabili nell'arco di 10 anni". "Tutto questo deve avvenire - ha aggiunto - al di sotto del 45esimo parallelo, con l'unica eccezione che riguarda il ramo Goro del fiume Po".

Giorgetti “Pronti a fronteggiare i rischi di recessione”

L'esposizione di Giorgia Meloni ha avuto il significativo apporto del ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, che, parlando della Nadef, ha detto che essa ha "l'obiettivo è di mitigare gli effetti del caro energia su famiglie e imprese e su cui si concentra larga parte degli interventi con approccio prudente, realistico e sostenibile". "Siamo consapevoli - ha ammesso Giorgetti - che fare previsioni a lungo termine in questo momento può essere un esercizio di pura accademia e siamo consapevoli e pronti a fronteggiare i rischi di recessione che da più parti a livello globale ed europeo vengono evocate e che ahimè potrebbero toccare anche l'economia italiana (....). Ci presentiamo davanti al Parlamento con questo atteggiamento responsabile".  Giorgetti, parlando del deficit, ha detto che  scenderà fino al 3% nel 2025, con una previsione di discesa del debito ''costante fino a 141,2% nel 2025". Nel corso della conferenza stampa al presidente del Consiglio è stata posta una domanda sulla controversa norma che per molti esponenti dell'opposizione ha come obiettivo quello di impedire i rave party. Sulla eventuale volontà di modificare la norma, la risposta del premier è stata secca: "Come si coniuga questa cosa dei rave con le norme sulla sicurezza dei lavoratori? Con quelle sulla sicurezza alimentare? Ad esempio, se vuoi vendere gli arrosticini devi chiedere l'autorizzazione, perché c'è chi non lo deve fare? Qualsiasi cosa tu voglia fare devi rispettare le leggi. E questa Italia di chi non vuole farlo per noi è finita".

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