Caso Von der Leyen: l'arroganza di Erdogan, l'inadeguatezza di Michel

- di: Diego Minuti
 
Che il presidente turco, Tayyp Erdogan, avesse un concetto tutto suo del ruolo che la donna deve avere in un contesto sociale, e quindi anche politico, lo si sapeva da tempo (chiedere alle ragazze turche che rivendicano l'uguaglianza di genere); così come sono note la signorilità e la capacità di Ursula von der Leyen, che ha dimostrato in più d'una circostanza che non siede a Bruxelles per caso.
Quello che sorprende - ma evidentemente solo per chi non conosce personalmente Charles Michel - è che l'Europa si è data un presidente del Consiglio pavido, incapace di una reazione anche davanti ad un evento che è solo riduttivo definire una scortesia, e che, al tirare delle somme, ha confermato la sua totale inaffidabilità a rappresentare al massimo livello le istituzioni comunitarie, davanti ad un "sultano", ma forse anche davanti ad un semplice venditore di popcorn.

Quanto accaduto - a Ursula von der Leyen è stata negata una poltroncina nel salone del palazzo presidenziale di Ankara e per questo ha dovuto assistere, come se fosse una invitata, all'amabile conversazione tra Erdogan e Michel, assisi a qualche metro da lei - è una cosa che non può essere relegata nell'armadietto degli incidenti e delle gaffe, e non solo perché riguarda la presidente della Commissione.
La Turchia, da molti anni, fa di tutto per essere ammessa (ma alle sue condizioni) in Europa e, negli ultimi tempi, ha fatto leva, per dare forza alla sua istanza, sul fatto che viene considerata fondamentale nell'arginare i flussi di immigrazione clandestina che giungono dall'Oriente. L'Europa, diciamolo senza troppi giri di parole, ha dovuto subire il ricatto - soprattutto economico - del "sultano" nella considerazione del bene superiore, che in questo caso è l'essere la Turchia un ostacolo all'arrivo di centinaia di migliaia di disperati.

E questo atteggiamento di Erdogan, figlio di una oggettiva posizione di forza nel confronto con l'Europa, si manifesta ad ogni occasione che, ai suoi occhi, è utile consolidare la sua immagine, anche sullo scenario interno. Ma questa è, per dirla chiaramente, politica internazionale. Quello che è andato in scena nello sfarzoso edificio di Ankara è altro, è ben altro, perché è la rappresentazione per immagini di un modo di guardare alla donna ancora come fosse un oggetto, cui attribuire un ruolo non per le sue capacità, ma per quella che è la traduzione pratica di secoli di sottovalutazione, di marginalizzazione sociale, in cui essa, la donna, è stata considerata come elemento fondante della famiglia, ma solo di quella.
Un modo di guardare alla donna che viene erroneamente ancorata all'islam e che, invece, con la religione ha poco a che fare essendo un retaggio sociale vecchio di secoli.

Ma il problema non è quel che Tayyp Erdogan pensa e fa, ma sino a che punto la ragion di Stato può giustificare l'inanità di Michel davanti allo sfregio perpetrato all'immagine di Ursula von der Leyen come donna, perché c'è da credere che, se al suo posto ci fosse stato un uomo, non avrebbe avuto un eguale trattamento. Michel, accettando con un imbarazzato sorrisetto la maleducazione istituzionale di Erdogan, l'ha di fatto avallata, perché appare ben difficile che non abbia colto l'assurdità della situazione, oltre alla sua scorrettezza diplomatica.
Verrebbe da chiedersi se, in un'altra circostanza, Michel avrebbe accettato che la sua compagna, la signora Amélie Derbaudrenghien, donna preparata, con una vasta cultura e grandi responsabilità nel suo lavoro, fosse stata fatta accomodare su una scomoda seggiola mentre lui si accomodava su un comodo sofà a bere the e pasticcini al miele. Ci si può girare intorno quanto si vuole, ma alla fine se c'è qualcuno che ha perso in questa strampalata vicenda è solo l'Europa che ha mostrato come quanto debole ancora sia davanti ad un problema, quello della condizione della donna, che viene sottovalutato proprio nei momenti in cui dovrebbe essere invece riproposto e risolto.

L'immagine di Ursula von der Leyen, seduta su un divano mentre gli "uomini" discutevano, più che sconcerto, determina un forte sentimento di rabbia e la speranza è che, di questa storia, si continui a parlare e per tanto tempo. Magari chiedendo al signor Charles Michel di risponderne davanti al Parlamento europeo, guardando negli occhi tutte le sue colleghe nei quali, c'è da scommettere, non troverà alcuna giustificazione per la figura che ha rimediato.
Il Magazine
Italia Informa - N°1 Gennaio-Febbraio 2021
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