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UniCredit verso una scissione delle attività

 
Il destino di UniCredit - nel bene o nel male, questo lo diranno le risposte che verranno dal mercato e dalla fiducia degli investitori istituzionali nel piano del ceo, Jean Pierre Mustier - sembra essere segnato da una ipotesi, quella della scissione delle attività, che, sino ad appena pochi anni fa, se qualcuno avesse avuto l'ardire di formularla, avrebbe raccolto solo sguardi perplessi e forse anche prese di posizione contrarie.
Ed invece il ceo sembra volere andare avanti lungo la strada che ha disegnato per l'Istituto di credito che, se il progetto dovesse trovare piena applicazione, darebbe vita a due distinti soggetti, con lo scorporo dell'holding italiana e la quotazione della subholding europea alla Borsa di Francoforte. Operazione, quest'ultima, che passerebbe per una offerta pubblica iniziale che concernerebbe sino al 49/50 per cento del capitale.

Su questo piano, che spaccherebbe in due il ''monte'' attività di Unicredit, Jean Pierre Mustier potrebbe chiedere l'approvazione del Consiglio d'amministrazione già entro la fine dell'anno. Peraltro, secondo alcuni rumors, il ceo non avrebbe affatto in tasca il via libera da parte del cda, che starebbe ancora metabolizzando il progetto e cosa esso determinerà.
Con il timore che il progetto, una volta concretizzato, provocherebbe danni gravissimi al gruppo, sulla cui salute complessiva da tempo girano voci che non alimentano l'insorgere di ventate di ottimismo. Comunque, anche l'ingresso nel board di UniCredit dell'ex ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, cooptato ed in odore di nomina di vertice dell'istituto, lascia pensare che la macchina sia stata già messa in movimento, anzi sia stata lanciata a tutta velocità.

La partizione in due distinti soggetti di Unicredit era stata già annunciata nel dicembre scorso, in occasione della presentazione del business plan quadriennale.
In queste ore, dopo che le prime indiscrezioni avevano cominciato a manifestarsi, in ambienti finanziari e, quindi, giornalistici, la linea ufficiale di UniCredit è stata quella di...non avere una linea, limitandosi ad un ''no comment'' che certo non riduce gli interrogativi sui meccanismi scelti per varare una rivoluzione come quella pensata da Mustier.
Rivoluzione che potrebbe, si sussurra, interessare anche la Cib, la divisione Corporate & investment banking, che ha sede a Monaco di Baviera, e che parrebbe destinata a confluire nella subholding.

Se questo è lo scenario più accreditato come vicino alla realtà, si registrerebbe un dietro-front da parte del ceo (che all'inizio del 2020 aveva detto che la subholding avrebbe avuto una sede italiana, negando l'ipotesi di una sua quotazione in Borsa) che avrebbe del clamoroso, ma che non sarebbe uno scandalo se si guarda al quadro generale dell'operazione.
Una volta basata e quotata a Francoforte, la neonata subholding si dovrebbe dotare di un consiglio d'amministrazione autonomo, cadendo nell'ambito di vigilanza esercitata, oltre che dalla Bce, anche dalla Bafin, l'autorità di regolamentazione finanziaria tedesca.

Va da sé che, una volta ufficializzato il progetto e chiarito ogni suo singolo contenuto, non è che avranno risposte tutte le domande che l'operazione pone, almeno in questa fase.
Come quella relativa a cosa accadrebbe se la subholding decidesse di ''dialogare'' concretamente con un'altra banca, magari pensando ad una ipotesi di fusione o aggregazione.
Ma appare abbastanza scontato che, tra le tesi a sostegno del ''progetto Mustier'', c'è quella di una ricapitalizzazione della holding italiana, che in questo modo avrebbe le risorse per dare corpo a politiche di aggregazioni, magari con un occhio a quelle banche italiane che aspettano solo d'essere espugnate.
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