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L’UE valuta sanzioni contro Israele. Il Papa: “Condizioni a Gaza inaccettabili”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
L’UE valuta sanzioni contro Israele. Il Papa: “Condizioni a Gaza inaccettabili”

La crisi di Gaza entra ufficialmente nell’agenda europea. La Commissione ha presentato un pacchetto di misure che prevede la sospensione di accordi commerciali e possibili barriere tariffarie su settori chiave dell’export israeliano.

L’UE valuta sanzioni contro Israele. Il Papa: “Condizioni a Gaza inaccettabili”

Il vicepresidente Maroš Šefčovič ha stimato in 574 milioni di euro il potenziale danno annuo per l’economia israeliana. Si tratterebbe di un segnale politico forte, volto a rispondere all’inasprimento militare e alle dichiarazioni dei vertici del governo di Tel Aviv. L’Italia, tradizionalmente prudente sul fronte delle ritorsioni, questa volta ha annunciato di essere “pronta a discutere di sanzioni mirate nei confronti di singoli ministri”, in linea con Francia, Spagna e Irlanda.

L’appello del Papa
Il Vaticano ha alzato la voce. “Le condizioni della popolazione di Gaza sono inaccettabili”, ha dichiarato Papa Francesco in un messaggio rivolto alla comunità internazionale. Il Pontefice ha espresso solidarietà alle famiglie costrette a fuggire e ha chiesto con forza l’apertura di corridoi umanitari sicuri, denunciando il rischio di un disastro permanente per civili senza più accesso a cure mediche, acqua e cibo. Le sue parole hanno rafforzato l’impatto politico delle misure discusse a Bruxelles, conferendo una dimensione etica e universale alla questione.

Gaza sotto pressione

Sul terreno la situazione resta drammatica. Le Forze di Difesa Israeliane hanno ordinato nuove evacuazioni, spingendo altri 400 mila civili a lasciare le proprie case nelle ultime ore. Israele ha aperto un passaggio per facilitare la fuga della popolazione, ma i raid continuano. Hamas denuncia almeno 40 morti solo nell’ultima giornata e sostiene che in due anni le vittime abbiano superato quota 65 mila. Ospedali e infrastrutture civili sono al collasso, mentre la Striscia si svuota progressivamente.

Smotrich e la miccia delle polemiche

In questo contesto le parole del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, che ha definito Gaza “una miniera d’oro” destinata a diventare un investimento redditizio per operatori immobiliari internazionali, hanno alimentato nuove tensioni. Smotrich ha parlato di negoziati già avviati con soggetti americani, ma il tempismo e il contenuto delle dichiarazioni hanno suscitato indignazione in Europa e negli stessi Stati Uniti, dove sono state lette come un segnale di cinismo di fronte alla catastrofe umanitaria.

Katz: minaccia di distruzione totale
A irrigidire ulteriormente il quadro è intervenuto il ministro degli Esteri Israel Katz. “Se non verranno rilasciati gli ostaggi, Gaza verrà distrutta”, ha detto, ribadendo la linea dura del governo Netanyahu. Parole che allontanano ancora di più ogni prospettiva di compromesso, mentre i mediatori internazionali di Qatar ed Egitto tentano faticosamente di tenere in vita i contatti tra le parti.

L’Italia e la svolta europea
Roma, che negli ultimi mesi aveva mantenuto un atteggiamento di equilibrio, appare ora allineata con i partner più critici nei confronti di Israele. La disponibilità a valutare sanzioni contro singoli ministri, tra cui proprio Smotrich, segna una discontinuità rilevante nella diplomazia italiana. Un cambio di passo che riflette anche la pressione interna, con un’opinione pubblica sempre più sensibile alle immagini della crisi umanitaria e alle prese di posizione delle principali organizzazioni internazionali.

Prospettive
Il doppio fronte – economico e morale – rende la posizione di Israele più complessa. Le possibili sanzioni UE, unite all’appello del Papa, accrescono l’isolamento internazionale di un governo già sotto osservazione da parte delle Nazioni Unite e di diverse Ong. Ma sul terreno la logica militare prevale ancora, con nuove evacuazioni e minacce di escalation. L’Europa, pur non disponendo di leve strategiche decisive, sceglie di far pesare il proprio potere commerciale e il suo ruolo politico, cercando di aprire uno spiraglio umanitario. Gaza rimane però un teatro di crisi globale, dove economia, politica e religione si intrecciano e rendono ogni passo un atto di portata storica.

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