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Ue divisa sui dazi: Macron guida i falchi, prudenza a Berlino

- di: Bruno Coletta
 
Ue divisa sui dazi: Macron guida i falchi, prudenza a Berlino

I controdazi sono pronti, ma la vera notizia è la frattura politica europea tra linea dura e cautela sullo scontro con Washington.

I controdazi europei non sono più un’ipotesi astratta: esistono, sono tecnicamente pronti e potrebbero scattare in automatico. Ma a Bruxelles tutti sanno che questa non è la notizia centrale. Il punto vero è un altro, molto più politico e potenzialmente destabilizzante: l’Europa appare divisa su come rispondere alle pressioni di Washington.

La spaccatura corre lungo una linea ormai evidente. Da una parte c’è Emmanuel Macron, che ha assunto il ruolo di capofila dei falchi, convinto che solo una risposta dura e credibile possa fermare l’ennesima prova di forza americana. Dall’altra, un fronte più prudente che teme una spirale di ritorsioni capace di colpire l’economia europea prima ancora di quella statunitense.

Il presidente francese non ha nascosto l’irritazione per le mosse legate al dossier Groenlandia e ha rilanciato l’idea di un’Europa capace di usare tutti gli strumenti a disposizione, compreso quello più temuto: lo strumento anti-coercizione. Una posizione che, a Parigi, viene letta come difesa della sovranità europea e come segnale politico verso gli alleati e i mercati.

Ma non tutti sono disposti a seguirlo. A Berlino prevale una logica più cauta. Il timore è che una guerra commerciale aperta con gli Stati Uniti finisca per penalizzare l’industria europea, già sotto pressione tra rallentamento economico e transizione energetica. La parola più ripetuta nei corridoi tedeschi resta “de-escalation”.

Su questa linea si muovono anche altri governi, preoccupati dall’idea che una risposta troppo aggressiva trasformi un conflitto politico in una crisi strutturale delle relazioni transatlantiche. In molti ricordano che, al di là delle schermaglie, gli Usa restano un partner commerciale e strategico centrale, difficilmente sostituibile nel breve periodo.

Il risultato è un’Unione europea a due velocità: compatta nel ribadire che la rottura non conviene a nessuno, ma profondamente divisa su quanto sia alto il prezzo accettabile per evitare di apparire debole. I controdazi, in questo quadro, diventano più uno strumento di pressione politica che un obiettivo immediato.

Anche sul piano tecnico emergono letture differenti. C’è chi sottolinea che l’applicazione selettiva dei dazi americani sarebbe complessa e costosa, e chi invece teme che sottovalutare la determinazione di Donald Trump possa rivelarsi un errore strategico. Due visioni opposte che riflettono interessi economici e sensibilità politiche diverse.

Il vertice straordinario dei leader Ue, convocato in queste ore decisive, è chiamato proprio a questo: ricomporre la frattura, o almeno renderla gestibile. Non si tratta solo di decidere se e quando far scattare i controdazi, ma di stabilire chi detta la linea politica dell’Europa quando la pressione esterna aumenta.

Il rischio, percepito da molti diplomatici, è che un’Europa divisa rafforzi la posizione americana al tavolo negoziale. Al contrario, una sintesi credibile tra fermezza e prudenza potrebbe trasformare lo scontro in una trattativa vera, riducendo il rischio di una escalation incontrollata.

Per ora, una cosa è chiara: i controdazi sono pronti, ma non sono il cuore della storia. Il nodo politico è tutto interno all’Unione: seguire Macron sulla linea dura o cercare una via più prudente. È su questa scelta che si misura, oggi, la tenuta dell’Europa davanti alla pressione di Washington.

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